Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13613 del 03/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 13613 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GAZZARA SANTI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
TAMBURELLI FABRIZIO N. IL 12/03/1991
avverso l’ordinanza n. 2538/2014 TRIB. LIBERTA’ di ROMA, del
05/11/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SANTI GAZZARA;
1e/sentite le conclusioni del PG Dott. P& tO

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 03/03/2015

RITENUTO IN FATTO
Il Gip presso il Tribunale di Roma, con provvedimento del 9/8/2014,
rigettava l’istanza di sostituzione della misura della custodia cautelare in
carcere, avanzata nell’interesse di Fabrizio Tamburelli, con quella degli
arresti domiciliari presso la Comunità Terapeutica Giacomo Cusmano di

Il Tribunale di Roma, chiamato a pronunciarsi sull’appello interposto per il
Tamburelli, con ordinanza del 5/11/2014, ha rigettato il gravame.
Propone ricorso per cassazione il prevenuto, personalmente, eccependo il
mancato riscontro da parte del Tribunale a specifici motivi formulati con
l’appello, quali il venir meno della attualità delle esigenze cautelari
rispetto all’ordinanza genetica della misura, nonché la violazione dei
principi di adeguatezza e proporzionalità della restrizione in atto,
determinata dalla mancata sostituzione della misura richiesta ex art. 299
cod.proc.pen.; il Tribunale ha motivato soltanto sulla non ritenuta
sussistenza della ipotesi prevista dall’art. 89 d.P.R. 309/90.
La stessa difesa ha inoltrato in atti memoria, con la quale specifica,
ulteriormente, le ragioni poste a sostegno delle censure rappresentate in
ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
.. In estrema sintesi con i motivi di annullamento si censura l’omesso
, riscontro a specifiche doglianze sollevate con il gravame, attinenti alla
attualità e proporzionalità della misura in atto e l’erronea interpretazione
del disposto di cui all’art. 89, d.P.R. 309/90.
Orbene, il vaglio di legittimità, a cui è stata sottoposta l’impugnata

Anguillara Sabazia.

ordinanza, consente di rilevare la logicità e la correttezza della
argomentazione motivazionale, adottata dal decidente.
In via preliminare, necessita evidenziare che in sede di appello nessuna
specifica doglianza è stata sollevata in attinenza alla proporzionalità ed
gravame cautelare si è incentrato esclusivamente sul mancato
accoglimento della richiesta tendente ad ottenere la restrizione presso il
centro terapeutico di Anguillara, richiamando la esigenza per il
Tamburelli di essere assistito compiutamente, al fine di potere seguire
l’adeguato iter che gli avrebbe consentito di disintossicarsi ed eliminare lo
stato di tossicodipendenza in cui versava.
Conseguentemente, le censure mosse sul punto non possono trovare
ingresso perché costituiscono un novum non sottoponibile all’esame di
questa Corte.
In ordine alla eccepita violazione dell’art. 89, d.P.R. 309/90, va rilevato il
compiuto ed esaustivo discorso giustificativo, svolto dal Tribunale,
evidenziante:
-che il Tamburelli è stato condannato dal Gip di Roma, con sentenza del
2/7/2014, all’esito di giudizio abbreviato, alla pena di anni 3, mesi 4 di
reclusione ed euro 800,00 di multa per tutti i reati ascrittigli ( due rapine
a mano armata; detenzione di porto di pistola; lesioni personali
aggravate);
-che non ricorrono le condizioni per l’invocata sostituzione della misura di
massimo rigore con quella degli arresti domiciliari in Comunità, ex art. 89,
d.P.R. 309/90, perché la norma richiede, tra le altre condizioni a che la

adeguatezza della misura applicata a carico del Tamburelli, in quanto il

istanza abbia ingresso, lo stato di tossicodipendenza dell’interessato,
laddove, invece, la certificazione, datata 24/7/2014, dell’UOC-Medicina
Penitenziaria di Regina Coeli, prodotta dalla difesa, attesta che il
prevenuto non è da qualificare quale soggetto dipendente da sostanze

Tale ultima circostanza ha, a giusta ragione, fatto ritenere al giudicante di

dovere rigettare la richiesta formulata nell’interesse del prevenuto, in
applicazione e buon governo del principio in materia affermato dalla
giurisprudenza di legittimità, secondo il quale in tema di stupefacenti, ai
fini della sostituzione della misura custodiale massima con il programma
di recupero, non sussiste alcuna coincidenza tra l’uso abituale o
continuativo di stupefacenti e lo stato di tossicodipendente, trattandosi di
categorie distinte, aventi autonomo riconoscimento normativo e,
comunque, non omologabili, sicchè l’accertamento della
tossicodipendenza non si risolve in quello dell’uso abituale, il quale, alla
stregua dei parametri del D.S.M.-IV, costituenti criteri guida aventi natura
scientifica, largamente riconosciuta nella comunità scientifica
internazionale, costituisce condizione essenziale, ma non sufficiente, per
la diagnosi di tossicodipendenza ( Cass. 27/6/2012, n. 3840).
E’ evidente, quindi, che, nella specie, difetta la condizione soggettiva
richiesta dal disposto ex art. 89, citato decreto, di tal chè il giudice di
merito non ha ritenuto meritevole di accoglimento l’istanza di
sostituzione della misura cautelare personale.
Tenuto conto, di poi, della sentenza del 13/6/2000, n. 186, della Corte
Costituzionale, e rilevato che non sussistono elementi per irtenere che il
Tamburelli abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità, lo stesso, a norma dell’art.
616 cod.proc.pen., deve essere condannato al pagamento delle spese
processuali e, altresì, al versamento di una somma, in favore della Cassa

psicotrope, ma abusa di cocaina e cannabis.

delle Ammende, equitativamente determinata, in ragione dei motivi
dedotti, nella misura di euro 1.000,00.
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e
condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
1.000,00.
Così deciso in Roma il 3/3/2015.

versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma di euro

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