Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13606 del 03/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 13606 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GAZZARA SANTI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MESSINA SALVATORE N. IL 18/04/1947
avverso la sentenza n. 110/2009 CORTE APPELLO di CATANIA, del
15/11/2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SNTI GAZZARA;
lette/septife le conclusioni del PG Dott. A
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Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 03/03/2015

RITENUTO IN FATTO
Il Tribunale di Catania, sezione distaccata di Acireale, con sentenza del
24/11/2008, dichiarava la penale responsabilità di Salvatore Messina in
ordine al reato di cui agli artt. 181, d.Lvo 42/04, e 734 cod.pen., perché,
tubazioni per il prelievo idrico in adiacenza delle preesistenti strutture
dell’acquedotto, all’interno dell’area di Riserva La Timpa, sottoposta a
vincolo paesaggistico, in difetto del rilascio del preventivo parere da parte
della competente Autorità preposta alla tutela del vincolo medesimo,
alterando la bellezza dei luoghi; condannava l’imputato alla pena ritenuta
di giustizia.
La Corte di Appello di Catania, chiamata a pronunciarsi sull’appello
interposto nell’interesse del prevenuto, con sentenza resa ex art. 469
cod.proc.pen., in riforma del decisum di prime cure, ha dichiarato non
doversi procedere nei confronti del Messina perché i reati sono estinti per
intervenuta prescrizione.
Propone ricorso per cassazione la difesa dell’imputato con i seguenti
motivi:
-violazione dell’art. 469 cod.proc.pen. per inosservanza di norme
processuali stabilite a pena di nullità, non essendo stato dato il rituale
avviso alle parti della udienza di trattazione;
-violazione degli artt. 469 e 129 co. 2 cod.proc.pen., in quanto il
decidente, risultando evidente dall’esame degli atti la insussistenza del
fatto, avrebbe dovuto assolvere il Messina dal reato allo stesso ascritto al
capo A) della rubrica perché il fatto non sussiste;

quale legale rappresentante della S.O.G.I.P. srl, aveva installato nuove

-violazione degli artt. 129 co. 2 cod.proc.pen. e 734 cod.pen., perché la
Corte territoriale non ha adeguatamente considerato che l’Assessorato
Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, nell’esprimere il giudizio di
compatibilità ambientale, aveva evidenziato come i lavori in oggetto non

-violazione degli artt. 129 co. 2 cod.proc.pen. e 734 cod.pen., in quanto il
predetto decreto dell’Assessorato, del 30/9/2008 sulla compatibilità
ambientale degli interventi aveva escluso qualsivoglia alterazione della
bellezza dei luoghi, costituenti la Riserva La Timpa, visto che il Messina si
era limitato a procedere alla sostituzione delle vecchie tubazioni,
danneggiate e sempre esistite, con le nuove che avrebbero consentito la
erogazione dell’acqua alla città di Acireale. Peraltro, la giurisprudenza di
legittimità ha più volte affermato che, in materia di tutela del patrimonio
paesistico ed ambientale, gli interventi su beni tutelati, previamente
assentiti dal provvedimento autorizzatorio dell’Autorità preposta alla
tutela del vincolo, non possono integrare il reato di cui all’art. 734
cod.pen. ( Cass. 17/2/2004, Murano ed altri; Cass. 6/2/1996, Michetti ).
Il Procuratore Generale presso questa Corte ha inoltrato in atti
requisitoria scritta, nella quale conclude per l’annullamento con rinvio
della gravata sentenza, richiamando la più recente giurisprudenza di
questa Corte, secondo la quale ancorchè non costituisca provvedimento
abnorme, la sentenza ex art. 129 cod.proc.pen., deliberata dalla Corte di
Appello prima della udienza, è affetta da nullità assoluta per una
violazione radicale del contraddittorio e di concreta tutela del diritto di
difesa dell’imputato ( Cass. 10/5/2011, n. 28478; Cass. 10/5/2011, n.
24062 ).

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comportavano la realizzazione di nuovi volumi edilizi;

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è fondato quanto al primo motivo.
Rilevasi, infatti, che la decisione predibattimentale con la quale il giudice
di appello, in riforma della sentenza di condanna gravata, dichiari la
estinzione del reato, è illegittima, in quanto il rinvio di cui all’art. 568
eccezionale procedura prevista dall’art. 469 cod.proc.pen..
Precisasi che detta pronuncia, resa de plano, oltre ad essere affetta da
nullità assoluta di ordine generale, perché incide sull’intervento e sulla
assistenza dell’imputato, non trova nemmeno giustificazione nell’art. 129
cod.proc.pen., la cui prescrizione dell’obbligo di dichiarare
immediatamente la sussistenza di una causa di non punibilità può operare
in relazione ad un giudizio in senso tecnico e non anche per la fase
predibattimentale.
Peraltro, nel giudizio di cassazione vi è l’interesse dell’imputato alla
declaratoria di nullità assoluta, per violazione radicale del contraddittorio,
della sentenza con la quale la Corte di Appello abbia dichiarato de plano
la estinzione del reato per prescrizione, prima del dibattimento, poiché
solo il giudice del merito può valutare la sussistenza delle condizioni per
deliberare il proscioglimento ex art. 129, co. 2, cod.proc.pen., con
riferimento al contenuto di tutte le risultanze processuali ( Cass.
30/10/2012, n. 42411; Cass. 27/2/2009, n. 8831; Cass. 29/11/2005, n.
43310).
L’accoglimento del primo motivo di annullamento è assorbente delle
ulteriori censure.
Conseguentemente, alla stregua dei suddetti principi di diritto, che vanno

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cod.proc.pen. alle norme sul giudizio di primo grado non comprende la

qui ribaditi, la pronuncia impugnata va annullata con rinvio, affinchè il
giudice ad quem proceda al dovuto riesame, nell’ottica delle osservazioni
ut supra svolte.

La Corte Suprema di Cassazione annulla la sentenza impugnata con rinvio
ad altra sezione della Corte di Appello di Catania.
Così deciso in Roma il 3/3/2015.

P. Q. M.

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