Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 13596 del 02/03/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 13596 Anno 2015
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: LAPALORCIA GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BONARRIGO GIOACCHINO N. IL 20/08/1984
avverso l’ordinanza n. 5145/2011 GIUDICE UDIENZA
PRELIMINARE di REGGIO CALABRIA, del 23/05/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA
LAPALORCIA;
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letterWriBle conclusioni del PG Dott. F. %'(\. L- ‘2 1

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Uditi dife r Avv.;

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Data Udienza: 02/03/2015

RITENUTO IN FATTO
1. L’avv. Maria Teresa Caccamo, nell’interesse di Gioacchino BONARRIGO, ricorre avverso
l’ordinanza del Gup del Tribunale di Reggio Calabria in data 23-5-2013 che ha dichiarato
inefficace la nomina del predetto legale a difensore del Bonarrigo, latitante, perché
effettuata dalla madre di quest’ultimo, dichiarando in conseguenza nulla la richiesta di
rinvio a giudizio e disponendo la restituzione degli atti al PM per essere stati

2. La ricorrente deduce violazione dell’art. 96, comma 3, cod. proc. pen. richiamando
giurisprudenza che, avallando un’interpretazione estensiva di tale norma, ritiene
consentita la nomina del difensore da parte di un familiare anche nel caso del latitante
ancorché quest’ultima figura non sia annoverata tra quelle per le quali tale nomina è
consentita dalla disposizione in parola (il fermato, l’arrestato o colui che si trovi in
custodia cautelare).
3. Il PG presso questa corte, dr. F. Baldi, ha chiesto il rigetto del ricorso richiamando
giurisprudenza di contrario segno che fa leva sulla tassatività della previsione,
insuscettibile di applicazione analogica.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile.
2. Senza addentrarsi nella problematica della legittimità della nomina di un difensore da parte
dei prossimi congiunti del latitante, oggetto, peraltro, di decisioni di legittimità solo
apparentemente difformi (posto che quelle evocate nel ricorso fanno leva sulla postuma ratifica
da parte del latitante, una volta cessata tale qualità, della nomina del difensore officiato dal
familiare, ipotesi estranea a quella di specie), va preliminarmente evidenziato che non è
impugnabile, neanche sotto il profilo dell’abnormità (categoria che comunque nel ricorso non è
stata neppure evocata), l’ordinanza con la quale il Gip, a fronte di una richiesta di rinvio a
giudizio del pubblico ministero, disponga, individuata una nullità, che lo stesso P.M. provveda
al rinnovo dell’atto viziato (Sez. 6, n. 21113 del 09/04/2013 – dep. 16/05/2013, P.M. in proc.
Dragutinovic, Rv. 256550; Sez. 1, n. 44066 del 23/10/2008 – dep. 26/11/2008, P.M. in proc.
Fiumara e altro, Rv. 241837).
3. Si tratta infatti di provvedimento che non è abnorme né sotto il profilo strutturale -giacché
non avulso, per la sua singolarità, dal sistema organico della legge processuale -, né sotto il
profilo funzionale -quale sarebbe quello che, pur non estraneo al sistema normativo,
determinasse la stasi del processo e l’impossibilità di proseguirlo-.
4.Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso seguono le statuizioni di cui all’art. 616 cod.
proc. pen., determinandosi in C 1000 la somma di spettanza della cassa ammende.

2

invalidamente effettuati gli avvisi ex art. 415 bis codice di rito.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di C 1000 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 2-3-2015

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