Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 132 del 22/11/2013


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 132 Anno 2014
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: PELLEGRINO ANDREA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da RIZZO Cristian Antonio, n. a Seregno il
19.02.1969, attualmente detenuto per altra causa, avverso la
sentenza n. 2309/2012 della Corte di Appello di Brescia del
13.11.2012;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
sentita la relazione della causa fatta dal consigliere dott. Andrea
Pellegrino;
udita la requisitoria del sostituto procuratore generale dott. Gianluigi
Pratola, il quale ha concluso chiedendo che il ricorso sia rigettato.

RITENUTO IN FATI-0

1. Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Appello di Brescia, in parziale
riforma della sentenza emessa dal giudice per l’udienza preliminare del
Tribunale di Bergamo del 02.05.2012, ha assolto RIZZO Cristian Antonio

Data Udienza: 22/11/2013

dal reato di cui al capo 2) per non aver commesso il fatto e condannato
lo stesso per il reato di cui al capo 1) rideterminando la pena al
medesimo inflitta in continuazione con i fatti di cui alla sentenza della
Corte d’Appello di Milano del 12.02.2001, irrevocabile il 30.03.2011 in
anni due di reclusione in aumento sulla pena di cui alla prefata sentenza.
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2. Ricorre, assisttlindzi=clife:nsum, l’imputato lamentando, violazione di
legge e vizio di motivazione.

2.1. Circa la ritenuta responsabilità penale dell’imputato in relazione al
capo 1), rapina aggravata in banca, lamenta il ricorrente il fatto che i
giudici di secondo grado abbiano disatteso i motivi del gravame e
sopravalutato i soli elementi indiziari esistenti, peraltro del tutto
insufficienti in relazione all’art. 192, comma 2 cod. proc. pen., costituiti
dalle estrapolazioni dei filmati delle telecamere di sorveglianza e dai
rilievi dattiloscopici presenti su un foglietto lasciato su un bancone in
prossimità delle casse;
2.2. Circa il trattamento sanzionatorio, ritenuto eccessivo, si lamenta
violazione di legge per avere la Corte di Appello di Brescia statuito un
aumento della pena per un riscontrato nesso di continuazione senza
offrire un’adeguata motivazione che desse conto, al di là
dell’affermazione sulla gravità del fatto e sulla personalità dell’imputato,
dell’effettiva gravità dei comportamenti in termini di maggiore
concretezza.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.
4. Va preliminarmente osservato che, con riguardo ai limiti del sindacato
di legittimità delineati dall’art. 606, comma 1, lettera e), cod. proc. pen.,
nel testo vigente a seguito delle modifiche introdotte dalla L. n. 46 del
2006, questa Corte Suprema ritiene che la predetta novella non abbia
comportato la possibilità, per il giudice della legittimità, di effettuare
un’indagine sul discorso giustificativo della decisione finalizzata a
sovrapporre una propria valutazione a quella già effettuata dai giudici di
merito, dovendo il giudice della legittimità limitarsi a verificare
l’adeguatezza delle considerazioni di cui il giudice di merito si è avvalso
per sottolineare il suo convincimento. La mancata rispondenza di queste
ultime alle acquisizioni processuali può, soltanto ora, essere dedotta

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quale motivo di ricorso qualora comporti il cd. travisamento della prova,
purché siano indicate in maniera specifica ed inequivoca le prove che si
pretende essere state travisate, nelle forme di volta in volta adeguate
alla natura degli atti in considerazione, in modo da rendere possibile la
loro lettura senza alcuna necessità di ricerca da parte della Corte, e non
ne sia effettuata una monca individuazione od un esame parcellizzato.
5. L’illogicità della motivazione, come vizio denunciabile, deve, in ogni

caso, essere di spessore tale da risultare percepibile ictu ocu/i, dovendo
il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di
macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e
considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non
espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la
decisione adottata, purché siano spiegate in modo logico ed adeguato le
ragioni del convincimento senza vizi giuridici (in tal senso, conservano
validità, e meritano di essere tuttora condivise, Cass., Sez. un., n. 24
del 24 novembre 1999, Spina, rv. 214794; Id., n. 12 del 31 maggio
2000, Jakani, rv. 216260; Id., n. 47289 del 24 settembre 2003, Petrella,
rv. 226074). A tal riguardo, deve escludersi la possibilità per il giudice di
legittimità di una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento
della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di
ricostruzione e valutazione dei fatti (Cass., Sez. 6, n. 27429 del 4 luglio
2006, Lobriglio, rv. 234559; Cass., Sez. 6, n. 25255 del 14 febbraio
2012, Minervini, rv. 253099).
6.

La medesima giurisprudenza di legittimità riconosce altresì

l’inammissibilità del motivo in cui si deduca la violazione dell’art. 192
cod. proc. pen., anche se in relazione agli artt. 125 e 546, comma
primo, lett. e), cod. proc. pen., per censurare l’omessa o erronea
valutazione di ogni elemento di prova acquisito o acquisibile, in una
prospettiva atomistica ed indipendentemente da un raffronto con il
complessivo quadro istruttorio, in quanto i limiti all’ammissibilità delle
doglianze connesse alla motivazione, fissati specificamente dall’art. 606,
comma primo, lett. e), cod. proc. pen., non possono essere superati
ricorrendo al motivo di cui all’art. 606, comma primo, lett. c), cod. proc.
pen., nella parte in cui consente di dolersi dell’inosservanza delle norme
processuali stabilite a pena di nullità (Cass., Sez. 6, n. 45249 del 08
novembre 2012 – dep. 20 novembre 2012, Cimini e altri, rv. 254274).
7. Fermo quanto precede, in ordine al primo motivo, va evidenziato

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come il giudice di seconde cure abbia sottoposto ad analisi critica i
passaggi logici e le conclusioni sui vari punti della struttura
motivazionale della sentenza di primo grado ritenuti non condivisibili
dalla difesa per saggiarne la correttezza e la persuasività.
In particolare, la Corte di Appello di Brescia, con riferimento al capo 1),
dopo aver riconosciuto l’insufficienza dell’identificazione dell’imputato
attraverso le immagini tratte dalle cassette videoregistrate della banca,

effettuati sul foglietto rinvenuto in prossimità delle casse che rimandava
all’imputato. In relazione a dette tracce, non contestate dallo stesso
imputato che tuttavia si è limitato a sostenere che quel foglietto poteva
essere stato “contaminato” anche da altre persone, ha congruamente
motivato riconoscendo l’inesistenza di altre tracce a superamento della
pretesa equivocità del dato.
8.

In relazione al secondo motivo, la Corte territoriale, nella

determinazione del trattamento sanzionatorio, ha fatto buon governo dei
criteri di cui all’art. 133 cod. pen. considerando il dato dei precedenti
penali specifici e dell’intrinseca gravità del fatto.
9. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00
alla Cassa delle ammende

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle
ammende.
Così deliberato in Roma il 22.11.2013

ha ritenuto non equivoco l’esito dei rilievi dattiloscopici (19 punti)

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