Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1315 del 04/11/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 1315 Anno 2016
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
VELARDO ANTONIO N. IL 29/06/1977
avverso l’ordinanza n. 130/2015 TRIB. LIBERTA’ di CATANZARO,
del 14/04/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA
SILVIO BONITO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. / (3k

Uditi difensor Avv.;

cD-2—r< Data Udienza: 04/11/2015 La Corte, ritenuto in fatto e considerato in diritto 1. Con ordinanza del 14 aprile 2015, pronunciata ai sensi dell'art. 310 c.p.p., il Tribunale di Catanzaro rigettava l'appello avverso il provvedimento con il quale il Tribunale di Vibo Valentia aveva negato la revoca della misura cautelare in carcere disposta in data 15.3.2013 dal GIP del medesimo tribunale a carico di Velardo Antonio, imputato di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere ed omessa dichiarazione tributaria. A sostegno della decisione il tribunale catanzarese motivava: il giudice di prima istanza (il Tribunale di Vibo Valentia) ha chiarito che il Velardo ha avanzato l'istanza per cui è causa sul presupposto che il quadro indiziario a suo carico sia radicalmente mutato in seguito all'assoluzione del coimputato Maccarone Antonio, attraverso il quale, per l'accusa e per quanto contestatogli, egli avrebbe concorso nell'associazione mafiosa denominata Mancuso (giova precisare che il Maccarone è genero di Mancuso Pantaleo); tale assunto difensivo, come osservato dal giudice vibonese, non è però condivisibile; al Velardo è stato infatti contestato il reato di cui agli artt. 110 e 416-bis c.p. per il contributo offerto alla consorteria mafiosa del Mancuso assicurando a tale gruppo malavitoso, attraverso il Maccarone, importi regolari e costanti connessi alla protezione assicurata alle sue società quale contropartita per la stipulazione di acquisti di terreni ed immobili e per l'accaparramento di affari immobiliari con i quali garantire lavoro alle imprese prescelte dal gruppo mafioso, che in tal modo rafforzava il suo potere sul territorio; l'assoluzione del Maccarone nel primo grado di giudizio non fa venir meno il contributo offerto alla cosca dal Velardo, nucleo essenziale della contestazione; rimane infatti l'accordo di protezione tra l'imputato ed il gruppo Mancuso attraverso il quale poi il Velardo stesso sarebbe riuscito a penetrare nel tessuto economico del territorio vibonese controllandone quasi monopolisticamente il settore immobiliare, con alterazione palese delle regole della concorrenza attraverso l'influenza della cosca; l'assunto trova conferma nelle conversazioni intercettate riportate nella sentenza assolutoria del Maccarone, del quale il ricorrente ribadisce la "mafiosità"; il Velardo ha comunque sfruttato tale mafiosità ed i contatti del Maccarone Antonio, il quale, benchè assolto dal reato associativo, era persona strettamente legata al suocero Mancuso Pantaleone, che 1 2. Ricorre per cassazione avverso l'ordinanza anzidetta il Velardo, assistito dai difensori di fiducia, i quali nel suo interesse sviluppano un unico ed articolato motivo di impugnazione, con il quale ne denunciano la illegittimità per violazione degli artt. 273, 309 c.p.p.. 110 e 416-bis c.p.p. e vizio della motivazione sul punto, in particolare osservando, dopo una corposa premessa teorica sul tema del concorso esterno in associazione mafiosa: nell'ipotesi accusatoria si dà per scontato che esista l'associazione mafiosa denominata "Mancuso" della quale farebbe parte Maccarone Antonio con il compito di "mantenere i rapporti con gli imprenditori"; al Velardo viene quindi contestato il delitto di concorso esterno in quanto "attraverso la persona di Maccarone Antonio" avrebbe offerto il proprio contributo alla cosca malavitosa detta; l'assoluzione del Maccarone, "per non aver commesso il fatto", fa venir meno il fondamento dell'accusa; i giudici di merito, di prima istanza e del riesame, hanno viceversa sostenuto il contrario sull'assunto che permangono comunque a carico dell'imputato gravi indizi di colpevolezza giacchè comunque "non venuti meno gli elementi sulla base dei quali il Velardo avrebbe assicurato il proprio contributo alla cosca mafiosa erogando importi regolari e costanti all'associazione criminale"; l'assunto è assiomatico; a carico del Velardo il processo ha acquisito i suoi contatti col Maccarone, unico collegamento tra il predetto e la cosca, di guisa che, venuto meno il coinvolgimento del Maccarone, tale circostanza non può non ripercuotersi sulla posizione processuale dell'indagato ora imputato; il GUP, nell'assolvere il Maccarone, ha precisato che i suoi contatti telefonici col Velardo non sono idonei "a dimostrare che il Mancuso, attraverso il Maccarone, manteneva contatti col mondo imprenditoriale, influenzandolo e dirigendolo"; cionondimeno il tribunale insiste nel ritenere che permarrebbero a carico del Velardo elementi sui quali fondare la prova dei suoi contributi all'associazione di stampo mafioso, senza però indicarne nemmeno uno, a parte la considerazione che il capo di imputazione continua a contestare lo contattava attraverso la figlia; l'assoluzione del Maccarone, inoltre, non fa venir meno i contributi del Velardo alla cosca, circostanza questa che, anche in assenza di un ruolo del Maccarone stesso, preserva il nucleo centrale delle accuse contestate; nessuna incidenza ha inoltre la vicenda processuale del coimputato sulle esigenze cautelari, da ritenere, allo stato, attualmente ricorrenti atteso, altresì, lo stato di latitanza del Velardo, dal 31.5.2010 emigrato in Tunisia. all'imputato i suoi rapporti mafiosi col Maccarone, viceversa esclusi da una sentenza di primo grado; quanto poi alle esigenze cautelari, si rileva che il Velardo non è affatto latitante perché residente in Tunisia dal 2010 e mai avviata nei suoi confronti la procedura di estradizione, necessaria, nella condizione detta, per costituire una situazione processuale correttamente riferibile all'istituto della latitanza. 3. Il ricorso è fondato. La motivazione con la quale il tribunale, nonostante l'assoluzione in prime cure del Maccarone, ha ritenuto comunque apprezzabile il quadro indiziario a carico del ricorrente si articola sulla premessa che tale assoluzione non fa venir meno il contributo offerto alla cosca dal Velardo, nucleo essenziale della contestazione e sulla considerazione che, pur in assenza del mediatore (tale sarebbe stato il ruolo del Maccarone) tra cosca e concorrente esterno, rimane l'accordo di protezione tra Velardo e gruppo Mancuso, del quale il Velardo si sarebbe avvalso per entrare, da monopolista, nel mercato immobiliare vibonese. Per il tribunale la prova di tale assunto sarebbe data dalle intercettazioni telefoniche riportate dalla sentenza assolutoria, che avrebbe ribadito la considerazione del Velardo in ordine alla mafiosità del Maccarone. Tanto premesso, osserva il Collegio che il percorso dialettico proposto dal tribunale si dipana attraverso la individuazione di fatti e circostanze semplicemente affermati e poi assunti come presupposti del sillogismo decisionale il quale, in quanto basato su premesse indimostrate, si rivela infine se non fallace senza dubbio immotivato ovvero, più propriamente, apparentemente motivato. Apodittica è infatti l'affermazione che, nonostante il venire meno del ruolo per l'accusa svolto dal Maccarone (come riportato nella contestazione di reato), rimarrebbe il contributo offerto alla cosca dal Velardo, indimostrati, perché non indicati nella loro concretezza, risultano i pretesi versamenti dell'imputato al clan e privo di sostegno indiziario il collegamento tra il ruolo della cosca ed il vantaggio assicurato da essa al prevenuto. L'unico elemento probatorio poi valorizzato dalla ordinanza impugnata risulterebbe quello dato da intercettazioni telefoniche "riportate nella sentenza assolutoria", di cui non vengono illustrati i concreti contenuti né dedotte le ragioni della loro rilevanza, non potendosi esse riconoscersi nel semplice dato che in esse il Velardo confermerebbe la mafiosità del Maccarone, tenuto conto che in quella stessa sentenza il Maccarone da tale accusa è stato assolto. 3 4. In considerazione pertanto delle rilevate incongruenze argomentative si impone l'annullamento dell'ordinanza impugnata con rinvio al giudice territoriale il quale, in piena libertà di giudizio, si atterrà al seguente protocollo motivazionale: - occorre chiarire e dimostrare in quale modo, nonostante la ormai deliberata estraneità del Maccarone alla organizzazione malavitosa del suocero, permangono i contributi del Velardo al gruppo Mancuso, contributi da indicare nella rilevanza o meno degli importi, nelle motivazioni e nella loro destinazione, dovendosi, in mancanza di tale dimostrazione, ritenere contraddittoria ed illogica l'affermazione che, ancorchè venuto meno il soggetto al quale la cosca aveva delegato i rapporti con gli imprenditori, sia rimasto l'apporto esterno contestato in rubrica attraverso quella stessa persona; - a sostegno della eventuale decisione confermativa della misura (e di rigetto della istanza di revoca) deve il giudice di rinvio spiegare in quale modo (concreto e specifico e superando la fumosità e genericità dell'affermazione contenuta in motivazione), venuto meno il ruolo contestato al Maccarone, si sia concretizzato il contributo alla cosca, contributo di rilevanza penale giustificativo dell'imputazione contestata; - deve spiegare il giudice di rinvio, ai medesimi fini, se risulti dimostrato o meno, ancorchè nella consistenza della prova indiziaria, l'accordo di protezione tra il gruppo Mancuso ed il Velardo una volta che è stato escluso il ruolo del Maccarone (quanto meno nei termini di cui all'accusa); - deve ancora il giudice di rinvio superare, a sostegno della eventuale decisione di rigetto della istanza di riesame, la contraddizione logica di una rappresentazione concreta nella quale il sodale Maccarone è stato assolto per non aver commesso quanto contestatogli (e cioè di essere stato il trade union tra Velardo ed il gruppo Mancuso) ed il concorrente esterno rimane gravato di indizi di colpevolezza per tale reato, commesso, per l'accusa, attraverso quello stesso sodale, reato oggettivamente di minore coinvolgimento criminale; - occorre ancora dimostrare la decisività decisionale o meno delle evocate telefonate intercettate e riportate nella sentenza assolutoria e perché siffatta decisività dal tribunale può essere portata a sostegno (ancorchè nei termini generici in cui lo ha fatto il tribunale con la decisione annullata) del quadro indiziario a carico del ricorrente nonostante non sia stata ritenuta tale a carico del 4 Maccarone, "del quale il ricorrente stesso ribadisce la "mafiosità" viceversa esclusa, giova ribadirlo, dal tribunale. In ogni caso sarà compito del giudice di rinvio eventualmente rivalutare la sussistenza di apprezzabili esigenze cautelari senza considerare latitante il ricorrente, legittimamente residente all'estero ma impropriamente (anzi erroneamente) definito tale anche se mancante una iniziativa di estradizione a suo carico. la Corte, annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Catanzaro, sezione per il riesame. Roma, addì 4 novembre 2015 P. T. M.

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