Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1246 del 20/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 1246 Anno 2016
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: LIGNOLA FERDINANDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MASTRODONATO ROBERTO N. IL 13/01/1973
avverso la sentenza n. 3073/2011 CORTE APPELLO di BARI, del
29/04/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FERDINANDO
LIGNOLA;

Data Udienza: 20/11/2015

RILEVATO IN FATTO

– che con l’impugnata sentenza, con conferma di quella di primo grado,
MASTRODONATO ROBERTO fu ritenuto responsabile dei reati di furto aggravato
di un’automobile parcheggiata sulla pubblica via e di guida senza patente della
stessa;
– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione personalmente

del maresciallo Ruotolo, in riferimento al riconoscimento della persona
dell’imputato (avvenuto il pomeriggio e non di giorno) ed alla provenienza furtiva
dell’auto, della quale non è indicata la targa;
– che il ricorrente deduce altresì violazione di legge in relazione al trattamento
sanzionatorio, con particolare riguardo al secondo capo di imputazione, per il
quale andava applicata l’ammenda; inoltre non si è tenuto conto delle condizioni
economiche dell’imputato e non si è riconosciuta la prevalenza delle attenuanti
sulle aggravanti, pur in considerazione della minima entità del dolo e della colpa;

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso va dichiarato inammissibile, poiché la prima doglianza si risolve in
censure in punto di fatto, che contrappongono un alternativo apprezzamento alla
valutazione operata dei giudici di merito, finendo con il richiedere alla Corte di
legittimità di prendere posizione tra le diverse letture dei fatti; sotto questo
profilo va ribadito che la Corte di cassazione non ha il compito di trarre
valutazioni autonome dalle prove o dalle fonti di prova, e pertanto non si può
addentrare nell’esame del contenuto documentale delle stesse, neppure se
riprodotte nel provvedimento impugnato e, tanto meno, se contenute in un atto
di parte, poiché in sede di legittimità è l’argomentazione critica che si fonda sugli
elementi di prova e sulle fonti indiziarie contenuta nel provvedimento impugnato
che è sottoposta al controllo del giudice di legittimità, al quale spetta di
verificarne la rispondenza alle regole della logica, oltre che del diritto, e
all’esigenza della completezza espositiva (Sez. 6, n. 28703 del 20/04/2012,
Bonavota, Rv. 253227);
– che il trattamento sanzionatorio, peraltro contenuto, è logicamente motivato,
atteso il richiamo dei numerosi gravi precedenti penali di cui l’imputato risulta
gravato, ove si consideri che per costante giurisprudenza (Sez. 5, n. 5582 del

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l’imputato, deducendo vizio di motivazione nella valutazione della deposizione

30/09/2013 – dep. 04/02/2014, Ferrario, Rv. 259142; Sez. 3, n. 1182 del
17/10/2007, Cilia, Rv. 238851) non vi è margine per il sindacato di legittimità
quando la decisione sia motivata in modo conforme alla legge e ai canoni della
logica, in aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133 cod. pen.; d’altra
parte non è necessario, a soddisfare l’obbligo della motivazione, che il giudice
prenda singolarmente in osservazione tutti gli elementi di cui all’art. 133 cod.
pen., essendo invece sufficiente l’indicazione di quegli elementi che assumono

18/01/2011, Sermone, Rv. 249163);
– che con specifico riferimento al tema della continuazione, va richiamata la
giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale rispetto ai singoli aumenti di
pena a titolo di continuazione, il giudice di merito non è tenuto a fornire una
specifica motivazione, valendo a questi fini le stesse ragioni poste a sostegno
della quantificazione della pena base (Sez. 2, n. 4707 del 21/11/2014 – dep.
02/02/2015, Di Palma, Rv. 262313; Sez. 5, n. 27382 del 28/04/2011,
Franceschin, Rv. 250465);
– che la ritenuta inammissibilità del ricorso comporta le conseguenze di cui
all’art. 616 cod. proc. pen., ivi compresa, in assenza di elementi che valgano ad
escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta sanzione
pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille;

P. Q. M.

dichiara inammissibile il ricorsi e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di mille euro alla cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 20 novembre 2015
Il consiglier estensore

Il presi nte

eminente rilievo nel discrezionale giudizio complessivo (Sez. 2, n. 3609 del

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