Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 122 del 22/11/2013


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 122 Anno 2014
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: AMORESANO SILVIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1)Panizza Renzo
2) Panizza Sergio

nato il 27.4.1944
nato il 4.6.1946

avverso la sentenza dell’1.2.2013
del Tribunale di Alessandria.
sentita la relazione svolta dal Consigliere Silvio Amoresano
sentite le conclusioni del P.G., dr. Mario Fraticelli, che ha
chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso

Data Udienza: 22/11/2013

e

1. Il Tribunale di Alessandria, con sentenza dell’1.2.2013, condannava Panizza Sergio e Panizza
Renzo, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, alla pena di euro 300,00
di ammenda ciascuno per il reato di cui all’art.5 lett.a L.283/62 perché, in concorso tra loro,
nella qualità di soci amministratori della società semplice “Panizza Renzo e Sergio società
agricola”, esercente attività di allevamento bestiame, vendevano per la somministrazione per il
consumo sostanze alimentari (nella fattispecie un capo bovino vitellone femmina distinto dalla
marca auricolare PL 005127747871) trattate in modo da variarne la composizione naturale
(nella fattispecie l’analisi condotta dall’ASL di Novara permetteva
di accertare la
somministrazione all’animale di cortisonici -desametasone- in quantità superore al limite
massimo residuale previsto dal Reg. CE 237790 e s.m.i); li assolveva, invece, dal reato
ascritto al capo b) perché il fatto non costituisce reato.
Rileva il Tribunale che la presenza di desametasone in misura sei volte il consentito non era
spiegabile con cause fisiologiche né con ipotetiche patologie (peraltro neppure allegate dagli
imputati).
Gli imputati avevano, poi, ricevuto tempestiva comunicazione dell’esito delle analisi, che
risultavano pienamente utilizzabili non essendo stata fatta richiesta di revisione.
2. Avverso la predetta sentenza proponevano appello gli imputati, a mezzo del difensore,
deducendo l’errata valutazione delle prove da parte del Tribunale.
La presenza della sostanza rinvenuta in misura superiore al consentito non integrava il reato
contestato, ma eventualmente un’ipotesi di reato da segnalare alla Procura della Repubblica
ove le successive verifiche avessero confermato la presenza di cortisonici.
Dopo il richiamo della normativa vigente in tema di analisi, evidenziavano che la revisione
deve essere effettuata con modalità tassative e nel contraddittorio delle parti sulle diverse
aliquote ricavate dai campioni prelevati; tali aliquote debbono essere conservate in modo che
se la parte lo ritenga necessario possa provvedere ad effettuare analisi presso un proprio
laboratorio di fiducia; nel caso di specie, invece, contrariamente a quanto ritenuto dall
Tribunale, gli imputati non furono posti in condizione di disporre dell’aliquota ad essi destinati.
Non vi era, quindi, alcuna certezza in ordine alla prova della responsabilità per il reato ascritto.
3. Essendo la sentenza inappellabile (art.593 co.3 c.p.p.) gli atti venivano rimessi a questa
Corte a norma dell’art.568 co.5 c.p.p.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è manifestamente infondato.
2. Risulta accertato, in punto di fatto, dal Tribunale che il campione prelevato fu suddiviso in
cinque aliquote, tre delle quali inviate al laboratorio di analisi dell’Istituto Zooprofilattico
Sperimantale del Piemonte e le restanti due consegnate al titolare del macello,Felice Picco,
con la prescrizione di conservarle congelate e di tenerle a disposizione dell’interessato,
avvisato del prelievo. Il risultato delle analisi, eseguite dall’Istituto Zooprofilattico, sez. di
Cuneo , fu confermato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.
Tale risultato fu comunicato agli imputati in data 17.12.2008 con lettera raccomandata
ricevuta in data 30.12.2008 (all’udienza del 23.1.2012 Panizza Sergio riconosceva la propria
sottoscrizione in calce all’avviso di ricevimento). Ha accertato altresì il Tribunale che dalla
testimonianza di Picco Felice emergeva che, prima di distruggere il campione, gli imputati
furono informati.

RITENUTO IN FATTO

3. Sulla base di tali risultanze, correttamente il Tribunale ha ritenuto che fossero pienamente
utilizzabili le analisi effettuate, non avendo gli imputati, benché posti in condizione di farlo,
chiesta la revisione.

2

44-

4. I ricorrenti, dopo un ampio richiamo della normativa, non contestano neppure il risultato
delle analisi, limitandosi sostanzialmente a denunciare la violazione del diritto di difesa per
non essere stati posti in condizione di effettuare gli accertamenti sulla aliquota dei campioni
ad essi riservati.
L’impugnazione sul punto risente, però, palesemente del fatto che si intendeva proporre
appello, richiedendosi una rilettura della testimonianza Picco ed una rivalutazione della
documentazione acquisita (operazioni non consentite nel giudizio di legittimità).
Il Giudice di merito ha, invero, accertato, con motivazione come si è visto non censurabile, che
i ricorrenti, pur essendo stati posti in condizione di farlo, non intesero avvalersi della revisione
delle analisi e che, quindi, venne rispettata la garanzia del contraddittorio.
5. Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile, con condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma che pare congruo
determinare in euro 1.000,00 ciascuno ai sensi dell’art.616 c.p.p.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali,
nonché al versamento alla cassa delle ammende della somma di euro 1.000,00 ciascuno.
Così deciso in Roma il 22.11.2013

L’art.223 co.3 disp.att. c.p.p. prevede che i verbali di analisi non ripetibili e i verbali di
revisione di analisi sono raccolti nel fascicolo per il dibattimento, sempre che siano state
osservate le disposizioni dei commi 1 e 2.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte in materia alimentare, l’obbligo di avviso
all’interessato delle operazioni di analisi sui campioni prelevati è richiesto allorchè si tratti di
sostanze deteriorabili, mentre, per quelle non deteriorabili, tale avviso non è previsto , essendo
consentita la richiesta di revisione delle stesse.” (Cass.pen. sez. 3 n.2360 del 19.11.2009).
In caso di analisi su campioni non deteriorabili, il diritto di difesa è, invero, garantito dalla
possibilità di richiedere, nel pieno rispetto del contraddittorio, la revisione.
Nel caso di specie, come dà atto il Tribunale, venne notificato il risultato delle analisi, ma gli
imputati, nonostante l’espressa indicazione della facoltà di richiedere la revisione, non
avanzarono alcuna richiesta in tal senso.
Essendo state rispettate le disposizioni di cui all’art.223 co.2 disp.att.c.p.p., era consentita
l’acquisizione delle analisi al fascicolo del dibattimento e, conseguentemente, la loro
utilizzabilità. E’ irrilevante che non sia stata espletata la revisione (per l’omessa richiesta degli
interessati), essendo stato, comunque, previsto lo svolgimento delle analisi medesime con le
garanzie del contraddittorio.

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