Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1142 del 11/12/2012


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 1142 Anno 2013
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: PISTORELLI LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto dal difensore di:
Falcini Franco, nato a Genova, il 28/1/1960;

avverso la sentenza dell8/6/2011 della Corte d’appello di Bologna;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Luca Pistorelli;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. M.
Fraticelli, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1.Con sentenza del1 18 giugno 2011 la Corte d’appello di Bologna confermava la
condanna di Falcini Franco per il reato di lesioni gravi per aver lo stesso cagionato a

Data Udienza: 11/12/2012

Marcantonio Francesco un trauma cranico e una ferita lacero contusa al cuoio
capelluto, nonché la frattura dell’osso scaro, del coccige e dell’alluce del piede destro con conseguente incapacità della persona offesa di attendere alle ordinarie occupazioni
per un periodo superiore ai quaranta giorni – investendolo con un carrello elevatore.
2. Avverso la sentenza ricorre l’imputato a mezzo del difensore articolando tre motivi
di ricorso.
2.1 Con il primo motivo deduce vizi motivazionali della sentenza impugnata in merito

come la Corte territoriale abbia contraddittoriamente valorizzato il racconto dell’unica
persona che aveva assistito al fatto (invero oggetto della testimonianza indiretta del
teste Gualtieri) solo nella parte relativa al litigio insorto tra il Falcini e la persona offesa
prima dell’investimento e non anche in quella da cui si dedurrebbe che il primo si era
motivatamente portato nell’area dello stabilimento proprio per soddisfare le richieste
dell’ignoto camionista testimone dell’accaduto in merito al luogo in cui avrebbe dovuto
scaricare i materiali che aveva trasportato.
2.2 Con il secondo motivo il ricorrente denunzia l’erronea applicazione della legge
penale sostanziale in punto di dosimetria della pena, lamentando che i giudici d’appello
non abbiano provveduto a correggere l’evidente errore compiuto da quello di primo
grado, il quale pur avendo riconosciuto le attenuanti generiche con giudizio di
prevalenza sull’aggravante di cui all’art. 583, comma primo, n. 1 c.p., non ha poi fatto
riferimento, nella determinazione della pena base sulla quale operare la diminuzione
relativa alle menzionate attenuanti, alla cornice edittale prevista per le lesioni semplici,
come invece inevitabile proprio in ragione dell’esito del giudizio di bilanciamento,
2.3 Con il terzo ed ultimo motivo viene eccepita infine la mancata assunzione di prova
decisiva, non avendo la Corte territoriale aderito all’istanza di rinnovazione
dell’istruttoria dibattimentale avanzata nel giudizio d’appello e tesa ad ottenere una
perizia psichiatrica sull’imputato al fine di rilevarne l’eventuale infermità mentale,
totale o parziale che sia e rilevandosi in proposito come la documentazione medica
presente in atti (relativa alla certificazione dell’invalidità civile del Falcini) avrebbe
dovuto orientare i giudici d’appello nel senso dell’accoglimento della suddetta istanza.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 primo motivo è inammissibile, atteso che esso, per un verso, si traduce nella
sollecitazione di un riesame del merito – non consentita in sede di legittimità attraverso la rinnovata valutazione degli elementi probatori acquisiti e per l’altro
denunzia l’omessa considerazione di una prova dichiarativa al cui contenuto – peraltro
riportato in maniera incompleta, il che di per sé determinerebbe la genericità del
ricorso – non è manifestamente attribuibile il significato probatorio evocato dal

alla ritenuta volontarietà delle lesioni cagionate dall’imputato, rilevando in proposito

ricorrente, atteso che – si ripete, anche solo limitandosi agli incompleti brani delle
dichiarazioni del Gualtieri riportati dal ricorrente – il teste non ha affermato che il
camionista gli aveva riferito che il Falcini si fosse portato nell’area dello stabilimento in
cui si trovava allo specifico fine di fornirgli le informazioni di cui aveva bisogno.
Quanto al fatto che la fonte del teste de relato si sarebbe dimostrato tutt’altro che
certo della volontarietà dell’investimento, rimanendo sempre ferma l’originaria
genericità del rilievo per le ragioni esposte in precedenza, è appena il caso di

sostenuto il contrario o dedotto dal racconto dell’ignoto autista la prova della
volontarietà della condotta attribuita all’imputo, ricostruita invece attraverso autonomo
percorso argomentativo con il quale il ricorrente ha omesso di confrontarsi.

2. Parimenti inammissibile è anche il terzo motivo. In proposito va innanzi tutto
ricordato che la perizia, per il suo carattere “neutro” sottratto alla disponibilità delle
parti e rimesso alla discrezionalità del giudice, non può farsi rientrare nel concetto di
prova decisiva, con la conseguenza che il relativo provvedimento di diniego non è
sanzionabile ai sensi dell’art.606 comma primo lett. d) c.p.p., in quanto giudizio di
fatto che se sorretto da adeguata motivazione è insindacabile in cassazione. (Sez. 4,
n. 14130 del 22 gennaio 2007, Pastorelli e altro, Rv. 236191). Non di meno va altresì
ribadito che la mancata rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio
d’appello può costituire violazione dell’art. 606, comma primo, lett. d), c.p.p. solo nel
caso di prove sopravvenute o scoperte dopo la sentenza di primo grado, mentre negli
altri casi può essere prospettato al più il vizio di motivazione previsto dalla lett. e) del
medesimo art. 606. (Sez. 5, n. 34643 del 8 maggio 2008, P.G. e De Carlo e altri, Rv.
240995).
Ma anche a prescindere dal carattere dirimente di quanto osservato, deve rilevarsi
come nel caso di specie la Corte territoriale abbia rigettato l’istanza difensiva
evidenziando la mancata allegazione di elementi idonei da cui dedurre la sussistenza
della patologia evidenziata dalla difesa, la quale, peraltro, era affatto diversa da
quella, per come risulta dallo stesso ricorso, descritta nella documentazione acquisita
agli atti e relativa all’epoca della consumazione del reato.

3. E’ invece fondato il terzo motivo prospettato dal ricorrente. In proposito va ribadito,
infatti, che il giudice d’appello, anche in mancanza di uno specifico motivo di gravame,
ha il dovere, in forza del principio costituzionale di legalità della sanzione, di modificare
la sentenza che abbia inflitto una pena illegale per eccesso in ordine alla sua quantità
(Sez. 1, n. 8405 del 21 gennaio 2009, P.G. in proc. Porreca, Rv. 242973). Nel caso di
specie è evidente che il Tribunale aveva di fatto concesso all’imputato le attenuanti
generiche con giudizio di prevalenza sulla contestata aggravante (tanto da aver

evidenziare come né la Corte territoriale, né il giudice di prime cure, abbiano mai

applicato la relativa diminuzione di pena), procedendo poi ad un erroneo calcolo del
trattamento sanzionatorio prendendo le mosse dal minimo edittale di pena previsto
dall’art. 583 c.p. nonostante l’operatività di tale disposizione fosse stata assorbita
proprio dall’esito del menzionato giudizio di bilanciamento. Anche in assenza di
specifico motivo di gravame sul punto, dunque, la Corte territoriale avrebbe dovuto
provvedere a rimediare a tale errore rideterminando la pena assumendo come base gli
inferiori limiti edittali previsti invece dall’art. 582 c.p.

dovendosi calcolare i relativi termini, in ragione della riconosciuta prevalenza delle
attenuanti generiche, con riguardo alla più favorevole disciplina dettata dall’art. 157
c.p. prima delle modifiche apportate dalla I. n. 251 del 2005, trattandosi di reato
commesso il 19 ottobre 2004 per il quale la condanna in primo grado è intervenuta
solo nel 2009.
Pertanto la rilevata prescrizione del reato deve ritenersi prevalere comunque sulla
nullità eccepita e qui riconosciuta. Vale in proposito, infatti, il costante insegnamento
di questa Corte, anche a Sezioni Unite, secondo cui il principio di immediata
declaratoria di determinate cause di non punibilità sancito dall’art. 129 c.p.p. impone
che nel giudizio di cassazione, qualora ricorrano contestualmente una causa estintiva
del reato e una nullità processuale anche assoluta e insanabile, sia data prevalenza
alla prima, salvo che l’operatività della causa estintiva non presupponga specifici
accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito (non riscontrabili nel caso di
specie), nel qual caso assume rilievo pregiudiziale la nullità, in quanto funzionale alla
necessaria rinnovazione del relativo giudizio (Sez. un. n. 17179 del 27 febbraio 2002,
Conti, rv 221403; Sez. 3 n. 1550/11 del 1 dicembre 2010, p.g. in proc. Gazzerotti, rv
249428). Per i motivi esposti la sentenza impugnata deve dunque essere annullata
senza rinvio.
P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione.
Così deciso il 11/ /201

Nel frattempo, peraltro, il reato ascritto all’imputato si è estinto per prescrizione,

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