Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 11 del 27/11/2013





Penale Sent. Sez. 6 Num. 11 Anno 2014
Presidente: MILO NICOLA
Relatore: PETRUZZELLIS ANNA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Fabio Cerini, nato a Torino il 17/05/1976
avverso la sentenza del 19/01/2012 della Corte d’appello di Torino
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Anna Petruzzellis;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Mauro Iacoviello, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. La Corte d’appello di Torino, con sentenza del 19/01/2012, in parziale
riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Torino in data 27/05/2005,
dichiarato estinto per prescrizione il delitto di simulazione di reato, ha ridotto la
pena ad anni uno e mesi quattro di reclusione per la residua imputazione di
calunnia, confermando nel resto la pronuncia di primo grado.
2.

Ha proposto ricorso la difesa di Fabio Cerini, eccependo

preliminarmente l’incostituzionalità dell’art. 10 I. 5 dicembre 2005 n. 251, nella
parte in cui non consente l’applicazione della più favorevole disposizione in
materia di prescrizione introdotta con la novella normativa nei procedimenti
pendenti in grado appello.
Richiamato quanto già accertato dalla Corte Costituzionale in materia, si
rileva che il giudizio d’appello, introdotto a seguito della pronuncia di primo
grado del 2005, è stato fissato con decreto di citazione notificato solo nel
novembre 2011. La situazione descritta ha fatto sì che l’imputato ha dovuto
subire gli eventi processuali ed un trattamento più sfavorevole, conseguente

Data Udienza: 27/11/2013

all’applicazione della previgente normativa più grave, senza essere in grado di
incidere in alcun modo su tale evento.
Conseguentemente, pur dovendo condividersi quanto già espresso dalla
giudice delle leggi in ordine alla natura di atto interruttivo della pronuncia di
primo grado, si ritiene tale elemento insufficiente a giustificare la profonda
diseguaglianza di trattamento in tal modo verificatasi. Si ritiene che il decorso

al giudizio di primo grado, stante la piena possibilità di esercitare il diritto alla
prova anche nel giudizio di secondo grado.
Sulla base di tali considerazioni si ritiene che il mutamento legislativo
intervenuto sui termini di prescrizione abbia indotto a mutare il disvalore sociale
di alcune condotte, valutazione che, per il principio di eguaglianza, deve
estendersi su tutti cittadini soggetti a procedimento penale, a prescindere dalla
fase processuale in corso alla data di entrata in vigore della nuova disposizione.
Si ritiene quindi che l’interpretazione data alla nuova disposizione sia
priva di ragionevolezza sotto l’aspetto dello scrutinio di costituzionalità dell’art. 3
Cost., comportando la violazione del principio del favor rei la cui tutela è prevista
dagli artt. 2 cod.pen., 7 CEDU e 15 del patto New York; si sollecita pertanto la
rimessione della questione di legittimità costituzionale sopra illustrata alla Corte
Costituzionale.
3.

Con il secondo motivo si deduce mancanza di motivazione

sull’elemento psicologico del reato. Richiamate le circostanze di fatto, che
avevano visto l’odierno imputato presentare denuncia per la subita rapina di
alcuni monili, poi rinvenuti indosso ad un cittadino extracomunitario che,
secondo la prospettazione contenuta in denuncia, aveva chiesto del danaro per
restituire gli oggetti, la Corte di merito era poi giunta alla valutazione di
insussistenza dell’elemento materiale del reato ipotizzato a carico dello straniero,
non soffermandosi in alcun modo sulla valutazione della consapevolezza della
sua innocenza da parte del denunciante, elemento costitutivo del contestato
delitto di calunnia.
4. Con ulteriore motivo si deduce erronea applicazione della legge penale,
mancanza ed illogicità della motivazione, con riferimento alla liquidazione del
danno non patrimoniale riconosciuto alla parte civile, in assenza dei presupposti
di legge. Lo straniero ingiustamente accusato aveva subito l’arresto ed in
relazione a tale patimento gli era stata liquidata una somma titolo di
provvisionale; il ricorrente contesta che fosse maturato il diritto a tale
liquidazione in quanto non era stata dimostrata l’entità del danno da parte del

2

Cass. VI sez. pen.r.g.n. 29206/2012

del tempo incida sul diritto alla difesa, essendo arbitrario relegare tale possibilità

soggetto danneggiato, che costituisce l’unico elemento legittimante la
liquidazione provvisoria.
In argomento il giudicante si è riferito alla notorietà del trauma post
carcerazione, ignorando la presenza di istituti quali la fungibilità o la riparazione
per ingiusta detenzione, tesi ad attenuare le conseguenze di tale evento, che non
permettono di ritenere provata l’entità del danno, in assenza di specifiche

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile per tardività.
2.

La sentenza impugnata risulta depositata fuori termine, e la

comunicazione di deposito risulta notificata all’interessato personalmente ed al
suo difensore il 16/04/2012, data dalla quale decorrevano i trenta giorni previsti
dall’art. 585 comma 1 lett. b) cod. porc. pen. per la presentazione del ricorso.
Deve chiarirsi in fatto che il giudicante non individuò all’atto della
pronuncia un termine maggiore per il deposito della sentenza ed, a seguito del
ritardo nel deposito, la pronuncia venne comunicata agli interessati ai sensi
dell’art. 548 comma 2 cod. porc. pen. In tal caso è del tutto pacifico ( da ultimo
Sez. 3, Sentenza n. 504 del 11/12/1995, dep. 17/01/1996, imp. Onesti, Rv.
203553) che non si produca l’effetto maggiorativo del termine per impugnare,
circoscritto dall’art. 585 comma 1 lett c) cod. proc. pen. all’ipotesi di fissazione di
un termine da parte del giudicante conseguente al riconoscimento della
complessità della motivazione, accertamento mancante nel caso di specie ove si
è verificato esclusivamente un ritardo nel deposito dell’atto. Per l’effetto, il
termine ultimo per il deposito dell’atto di impugnazione deve individuarsi al
16/05/2012, mentre l’adempimento risulta eseguito il successivo 30/05/2012,
oltre la data ultima, così incorrendosi nella causa di inammissibilità
dell’impugnazione prevista dall’art. 591 comma 1 lett. c) cod.proc.pen.
3. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma indicata in dispositivo, in
favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso il 27/11/2013.

allegazioni al riguardo.

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