Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 104 del 05/12/2013


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 104 Anno 2014
Presidente: CONTI GIOVANNI
Relatore: PETRUZZELLIS ANNA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
1. Alessandro Iannone, nato a Quarto il 19/10/1976
avverso il decreto del 04/12/2012 della Corte d’appello di Napoli,
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Anna Petruzzellis;
letta la richiesta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Roberto Aniello, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. La Corte d’appello di Napoli, con decreto del 04/12/2012, ha respinto
l’appello proposto nell’interesse di Alessandro Iannone avverso il provvedimento
con il quale il Tribunale di quella città aveva imposto nei suoi confronti la misura
di prevenzione della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno e del
versamento di una cauzione, accertandone la pericolosità qualificata ai sensi

Data Udienza: 05/12/2013

dell’art. 1 1.31 magio 1965 n. 575.
2. Con unico motivo la difesa di Iannone ha dedotto violazione di legge per
mancanza di motivazione sull’estremo dell’attualità della pericolosità del
proposto, che costituisce un presupposto giustificativo dell’applicata misura, oltre
che sull’idoneità della misura applicata dal primo giudice, che risulta confermata,
senza valutazione della sua congruità, pur posta in discussione nel gravame di
merito.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.

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2. L’esame del provvedimento impugnato ha consentito di verificare che,
contrariamente all’assunto posto a fondamento del proposto ricorso, il decreto
contiene una specifica analisi del requisito dell’attualità della pericolosità, la cui
assenza costituisce motivo unico di impugnazione, sotto il profilo della violazione
di legge di cui all’art. 125 cod. proc. pen.
In particolare, la Corte di merito ha analiticamente chiarito la costanza nel

verificata fino al 2003 a seguito di condanna passata in giudicato, oggetto di
ulteriore indagine fino a tutto il 2009, arco temporale nel corso del quale risulta
emersoi a seguito delle dichiarazioni dei collaboranti, che questi era stabilmente
retribuito per la sua attività di riscossione delle somme estorte agli esercenti
attività produttiva della zona.
Si rileva inoltre che, a fronte di tale perdurante e qualificata attività, la
detenzione sopraggiunta nel corso del 2011 non è stata valutata suscettibile di
dimostrare una recisione dei legami con tale compagine, non trattandosi di
attività idonea a tal fine, mentre l’arco temporale di un anno, intercorso tra
l’inizio della detenzione e l’emissione della decreto, per la sua minima entità, ove
posta in relazione alla costanza dell’adesione in epoca pregressa, ed alla
mancanza di elementi di fatto concreti, idonei a dimostrare la recisione del
legame associativo, sono stati ritenuti elementi non in grado di porre in dubbio la
persistenza dell’attualità del pericolo.
Le valutazioni espresse dal giudicante, sopra richiamate, contraddicono
l’assenza di argomentazione dedotta nel ricorso come violazione di legge.
Analogamente insussistente è la dedotta mancanza di motivazione sulla
individuazione della misura concretamente idonea a contrastare l’accertata
pericolosità e la sua entità concreta; anche al riguardo la Corte ha operato
un’analitica valutazione, tenendo conto del lungo periodo nel quale l’interessato
risulta aver svolto un ruolo all’interno della compagine, e della delicatezza
dell’attività affidatagli, per valutare coerente con l’elevata pericolosità
dimostratagla misura determinata dal Tribunale.
3.

Le argomentazioni esposte, desunte dal provvedimento impugnato,

denotato la manifesta infondatezza del rilievo di violazione di legge formulato, ed
impongono l’accertamento dell’inammissibilità del ricorso, e la conseguente
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma
indicata in dispositivo in favore della Cassa delle ammende, in applicazione
dell’art. 616 cod. proc. pen.

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Cass. VI sez. penale rgn 15503/2013

tempo della partecipazione del’interessato ad associazione di stampo mafioso,

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 1.000 in favore della Cassa delle
ammende.

Così deciso il 05/12/2013.

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