Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1039 del 10/12/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 1039 Anno 2016
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ROMANELLI MARCO N. IL 26/04/1969
avverso la sentenza n. 2025/2011 CORTE APPELLO di GENOVA, del
19/09/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 10/12/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ANDREA MONTAGNI
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Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

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Udito, per l’arte civile, l’Avv
Udit i dife or Avv.

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Data Udienza: 10/12/2015

Ritenuto in fatto
1. Marco Romanelli ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Genova in data 19.09.2014, con la quale è stata
confermata la sentenza di condanna resa dal Tribunale di Massa, sezione distaccata
di Carrara, il 10.12.2010, all’esito di giudizio abbreviato, nei confronti del
prevenuto, in ordine al reato di cui all’art. 186, comma 2, lett. c) e 2 bis, cod.
strada.

cardinale “1”, deduce l’intervenuta estinzione del reato in addebito, essendo
maturato il termine massimo, pari ad anni cinque, in data 4.10.2104.
In via di mero subordine, l’esponente deduce poi i seguenti motivi.
Con il secondo motivo l’esponente deduce la violazione di legge, in
riferimento alla nozione di incidente stradale. La parte richiama la definizione di
incidente stradale di cui alla Convenzione di Vienna dell’8.11.1968; e ritiene che,
nel caso di specie, non essendosi verificata alcuna lesione personale, non sia
configurabile alcun incidente stradale.
Con il terzo motivo la parte eccepisce la mancata assunzione di prova
decisiva, con riguardo alla rilevanza – rispetto all’accertamento del quantitativo di
etanolo presente nel sangue – della concomitante assunzione di farmaci.
Con il quarto motivo viene denunciato il vizio motivazionale, in riferimento
all’elemento psicologico del reato.
Considerato in diritto
1.11 ricorso in esame muove alle considerazioni che seguono.
2. Secondo la graduazione dei diversi motivi di ricorso operata dallo stesso
esponente, deve rilevarsi che il ricorso risulta inammissibile.
Come noto, è inammissibile il ricorso per cassazione proposto unicamente per
far valere la prescrizione maturata dopo la decisione impugnata e prima della sua
presentazione, che sia privo di qualsiasi doglianza relativa alla medesima, in quanto
viola il criterio della specificità dei motivi enunciato nell’art. 581, lett. c) cod. proc.
pen. ed esula dai casi in relazione ai quali può essere proposto a norma dell’art.
606 dello stesso codice (Cass. Sez. U, Sentenza n. 33542 del 27/06/2001,
dep. 11/09/2001, Rv. 219531). E le Sezioni Unite, nella sentenza ora richiamata,
hanno chiarito che, in tali casi, si è in presenza di un ricorso soltanto apparente e,
pertanto, inidoneo a instaurare il rapporto di impugnazione.
Orbene, il ricorrente deduce in via preliminare l’intervenuta estinzione del
reato per prescrizione; e, in via di mero subordine, cioè a dire solo per il caso di
mancato accoglimento del primo motivo relativo alla intervenuta prescrizione,
propone gli ulteriori sopra citati motivi. Conseguentemente, deve osservarsi che il

2

Il ricorrente, in via preliminare, con il motivo contraddistinto dal numero

ricorso risulta privo di specificità, giacché al tema devoluto in principalità non è
affidata alcuna doglianza che attinga la sentenza impugnata.
3. Pure a fronte della natura dirimente dei superiori rilievi, per mera
completezza argomentativa, si svolgono le considerazioni che seguono, indicative
della manifesta infondatezza dei restanti motivi di ricorso.
3.1 Nel procedere all’esame del secondo motivo di doglianza, occorre
soffermarsi sulla nozione di “incidente stradale”, ai sensi dell’art. 186, comma 2-

Si osserva, al riguardo, che questa Corte regolatrice ha evidenziato che il
sinistro risulta integrato da qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il
normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla
collettività, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri
veicoli (Cass., Sez. 4, n. 47276/2012, Rv. 253921).
In particolare, si è chiarito che, ai fini della sussistenza dell’aggravante di cui
all’art. 186, comma 2-bis, cod. strada, nella nozione di incidente stradale sono da
ricomprendersi, tanto l’urto del veicolo contro un ostacolo, quanto la sua fuoriuscita
dalla sede stradale; che non sono richiesti ne’ danni alle persone, ne’ danni alle
cose, con la conseguenza che è sufficiente qualsiasi, purché significativa, turbativa
del traffico, potenzialmente idonea a determinare danni (Cass., Sez. 4, n.
42488/2012, Rv. 253734; v. altresì Cass., Sez. 4, n. 6381/2011).
Sulla base di tali premesse, deve ritenersi pertanto adeguatamente
configurata la nozione oggettiva di incidente stradale, rilevante ai fini del riscontro
della circostanza aggravante oggetto dell’odierno esame, spettando al giudice di
merito il compito di accertare l’effettivo ricorso di un inatteso avvenimento
concretamente e significativamente idoneo a interrompere (o comunque a turbare)
il normale svolgimento della circolazione stradale e di rilevare la potenziale idoneità
dello stesso a determinare un qualunque pericolo o danno alla collettività, al fine di
attestare la concreta ed effettiva maggiore pericolosità (e la conseguente
meritevolezza di un deteriore trattamento sanzionatorio) del reato di guida in stato
di ebbrezza, là dove circostanziato dalla provocazione di un incidente da parte del
reo.
E bene: la Corte territoriale, del tutto legittimamente, ha ritenuto integrata la
circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale, posto che
Romanelli aveva invaso un marciapiede ed urtato un pedone. Di contro, le censure
dedotte dall’esponente risultano per quanto detto manifestamente infondate e,
perciò, inammissibili.
3.2 Soffermandosi congiuntamente sul terzo e sul quarto motivo di ricorso, va
considerato che la Corte regolatrice ha chiarito, nel procedere all’ermeneusi dell’art.
186 cod. strada che vieta la guida in stato di ebbrezza dovuta all’uso di bevande
3

bis), cod. strada, elaborata dal diritto vivente.

alcoliche, che si tratta di reato contravvenzionale, punibile anche a titolo di colpa,
con la conseguenza che la mancanza di diligenza incide sulla valutazione della
colpevolezza dell’agente, il quale deve evitare di porsi alla guida di un veicolo previa
assunzione di bevande alcoliche, quando esse possono avere una pericolosa
sinergia con eventuali farmaci assunti in modo concomitante (Cass. Sez. 4,
Sentenza n. 43729 del 12/07/2013, dep. 25/10/2013, Rv. 257195).
Orbene, l’applicazione del richiamato principio di diritto al caso di specie

dalle dedotte censure, anche in riferimento al rigetto della richiesta di espletamento
di accertamento peritale.
Ed invero, è lo stesso esponente a rilevare che Romanelli ebbe a porsi alla
guida del veicolo Tg. BC 316 PD dopo aver assunto una pur modica quantità di alcol
ed avere fatto consapevolmente uso di farmaci. Pertanto, il dato relativo alla
concentrazione alcolemica presente nell’organismo del prevenuto, come evidenziato
dal test effettuato sul campione ematico prelevato con il consenso dell’interessato
(2,80 g/I), risulta certamente probante, al fine di verificare la sussistenza
dell’elemento materiale del reato, discendente dalla oggettiva presenza
nell’organismo di determinate percentuali di concentrazione alcolemica. Né le
circostanze di fatto, come riferite dallo stesso deducente, date dal sinergico utilizzo
di preparati medicali, se pure a base alcolica, possono valere ad escludere
l’elemento psicologico del reato contravvenzionale in addebito. Come sopra si è
considerato, invero, l’elemento psicologico del reato di guida in stato di ebbrezza
ben può essere integrato anche dalla colposa condotta, data dalla assunzione di
bevande alcoliche in concomitanza con l’utilizzo di farmaci, prima di porsi alla guida
di un autoveicolo.
4. In conclusione, alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, che si
impone, segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, liquidata come a
dispositivo. E si osserva che pure l’evidenziata inammissibilità dei motivi di ricorso
proposti in via gradata, osta all’applicazione della disciplina in materia di
prescrizione. Invero, le Sezioni Unite della Corte regolatrice hanno da tempo
chiarito che l’inammissibilità del ricorso per cassazione, dovuta alla manifesta
infondatezza dei motivi, non consente il formarsi di un valido rapporto di
impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di
non punibilità a norma dell’art. 129 cod. proc. pen. che sarebbero maturate, come
nel caso in esame, successivamente rispetto alla data in cui è stata pronunciata la
sentenza impugnata (Cass. Sez. U, Sentenza n. 32 del 22/11/2000,
dep. 21/12/2000, Rv. 217266).

4

induce a rilevare che la valutazione effettuata dai giudici di merito risulta immune

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di C 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma il 10 dicembre 2015.

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