Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1 del 15/11/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 2 Num. 1 Anno 2017
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: RECCHIONE SANDRA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CATTANEO GIORGIO N. IL 14/04/1960
avverso la sentenza n. 1797/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
03/06/2015
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 15/11/2016 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SANDRA RECCHIONE
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. (,,)
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 15/11/2016

RITENUTO IN FATTO

1.La Corte di appello di Milano confermava la condanna dell’imputato alla pena
di mesi sette di reclusione per il reato di danneggiamento aggravato.

2. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore
dell’imputato che deduceva:
2.1. violazione di legge e vizio di motivazione: non sussisterebbe l’aggravante

controllo costante della persona offesa;
2.2. vizio di legge e di motivazione in relazione alla mancata concessione delle
attenuanti generiche, denegate nonostante l’imputato avesse ammesso gli
addebiti;
2.3. vizio di legge e di motivazione in relazione alla mancata concessione del
beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale,
2.4. vizio di legge e di motivazione in relazione al mancato riconoscimento della
causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto tenuto conto che non si
poteva desumere l’abitualità del comportamento delittuoso dalla commissione di
due danneggiamenti ritenuti unificati dal vincolo della continuazione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.11 primo motivo di ricorso è infondato.
In materia di riconoscimento dell’aggravante dell’esposizione del bene alla
pubblica fede il collegio condivide la giurisprudenza secondo cui l’aggravante di
cui al n. 7 dell’art. 625 cod. pen. è configurabile anche in caso di sorveglianza
saltuaria posto che la ragione dell’aggravamento consiste nella volontà di
apprestare una più energica tutela a quelle cose mobili che sono lasciate dal
possessore, in modo permanente o temporaneo, senza custodia continua (Cass.
sez. 2 n. 12880 del 5\03\2015 rv 262779; Cass. sez. 2 n. 561 del 9\12\2008
Rv 2422716). Anche la sottoposizione del bene a sistemi di videosorveglianza è
stata ritenuta inidonea ad elidere la sussistenza dell’aggravante (Cass. 2, n.
2724 del 26/11/2015 dep. 2016 Rv. 265808). Nel caso di specie i giudici di
merito con valutazioni conformi nei due gradi di giudizio ritenevano che fosse
stata posta in essere dall’imputato una sorveglianza discontinua.

2.

Il secondo motivo di ricorso che deduce l’illegittimità del diniego delle

circostanze attenuanti generiche è manifestamente infondato.

2

dell’esposizione del bene alla pubblica fede in quanto lo stesso era sotto il

In materia il collegio ribadisce la consolidata giurisprudenza di legittimità
secondo cui nel motivare il diniego della concessione delle attenuanti generiche
non è necessario che il giudice prenda in considerazione tutti gli elementi
favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma è sufficiente
che egli faccia riferimento a quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti,
rimanendo disattesi o superati tutti gli altri da tale valutazione (Cass. Sez. 6, n.
34364 del 16/06/2010 Rv. 248244; Cass. Sez. 1^ sent. n. 3772 del 11.01.1994
dep. 31.3.1994, rv 196880). La concessione delle attenuanti generiche richiede

affidata al giudice nella definizione del trattamento sanzionatorio verso la
attribuzione di una sanzione meno afflittiva.
Nel caso di specie in coerenza con tali indicazioni ermeneutiche non riconosceva
l’esistenza di elementi positivi idonei a giustificarla concessione dell’invocato
beneficio sanzionatorio tali non essendo la confessione che non portava alcun
contributo all’accertamento giudiziale, autosufficiente e la tardiva ed informale
offerta risarcitoria.

3. Anche il terzo motivo di ricorso, che censura la legittimità del diniego del
beneficio della non menzione della condanna nel casellario

giudiziale è

manifestamente infondato.
La concessione del beneficio invocato è infatti rimessa all’apprezzamento
discrezionale del giudice sulla base di una valutazione delle circostanze di cui
all’art. 133 cod. pen., senza che sia necessaria una specifica e dettagliata
esposizione delle ragioni della decisione (Cass. sez. 3 n. 7608 del 17/11/2009,
dep. 2010 Rv. 246183). Il diniego è coerente con tali indicazioni ermeneutiche e
non si presta ad alcuna censura in questa sede.

4. Il motivo di ricorso che deduce l’illegittimo diniego del riconoscimento della
causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis cod. pen. per carenza del
requisito dell’abitualità è infondato.
In materia il collegio condivide l’autorevole interpretazione fornita dalle sezioni
unite secondo cui il comportamento è abituale quando l’autore, anche
successivamente al reato per cui si procede, ha commesso almeno due illeciti,
oltre quello preso in esame (Cass. sez. un. n. 13681 del 25/02/2016 Rv.
266591).
Tanto premesso occorre esaminare se

il riconoscimento del vincolo della

continuazione possa eliminare la condizione ostativa della abitualità della azione
deviante.

3

infatti l’apprezzamento di elementi positivi che orientino la discrezionalità

L’art. 131 bis cod. pen. nel descrivere il contenuto dell’abitualità ostativa alla
concessione del beneficio richiede uno specifico accertamento giudiziale solo nel
caso in cui l’imputato sia stato “dichiarato” delinquente abituale professionale o
per tendenza. Diversamente negli altri due casi previsti dalla norma, ovvero
quando vi sia la consumazione di più reati della stessa indole (anche se ciascun
fatto in sé considerato sia di particolare tenuità), e quando sia contestato un
reato che abbia ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate, il
riconoscimento della condizione ostativa non richiede una pregressa

Osta alla concessione del beneficio la mera “reiterazione”, ovvero una
circostanza squisitamente oggettiva riconoscibile non solo nell’ipotesi di recidiva,
ma anche nei casi in cui si proceda: a) per più reati della stessa indole, anche se
gli stessi se isolatamente considerati siano di particolare tenuità, b) per un
reato a struttura abituale. Perché sia riconoscibile l’attributo dell’occasionalità i
comportamenti contestati non solo non devono replicare condotte già oggetto di
accertamento giudiziale, ma non devono neanche avere una struttura
intrinsecamente abituale o inserirsi in una progressione criminosa consolidabile
con il riconoscimento della continuazione (Cass. sez. 3 n. 29897 del
28\05\2015, Rv 264034).
Il riconoscimento della continuazione incide sul trattamento sanzionatorio nella
misura in cui segnala la minore intensità del dolo espresso nel corso della
progressione criminosa, ma non consente di ritenere il fatto, anche nella
dimensione consolidata dal riconoscimento dell’unicità del disegno criminoso,
come una devianza “occasionale”, ovvero non reiterata.
In sintesi: il riconoscimento della continuazione valorizzando l’identità del
disegno criminoso incide sulla valutazione del complessivo disvalore della
progressione criminosa, ma non elide la circostanza che osta al riconoscimento
del beneficio, ovvero la “oggettiva” reiterazione di condotte penalmente rilevanti.
Coerente con tale interpretazione è l’indirizzo giurisprudenziale che non ha
ritenuto riconoscibile l’abitualità in caso di concorso formale, essendo in tal caso
la condotta “unica” seppur violativa di plurime disposizioni di legge (Cass. sez.
3 n. 47039 del 8\10\2015, rv 265449)

2.Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che rigetta il
ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al
pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

4

dichiarazione giudiziale.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
Così deciso in Roma, il giorno 15 novembre 2016

L’estensore

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA