Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9965 del 15/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/04/2021, (ud. 10/03/2021, dep. 15/04/2021), n.9965

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29157-2019 proposto da:

IVS ITALIA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MIRABELLO n. 23, presso lo

studio dell’avvocato MICHELA NATALE, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato MARCO COVRE;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1452/25/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA SEZIONE DISTACCATA di BRESCIA, depositata

il 28/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

Ritenuto che:

La CTR della Lombardia, sez. distacca di Brescia, accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti della pronuncia della CTP di Catania con cui era stato accolto il ricorso della società IVS Italia s.p.a. avente ad oggetto l’annullamento dell’avviso di liquidazione per imposta di registro ed imposte ipo-catastali per mancata registrazione della sentenza civile della Corte di appello di Brescia che aveva stabilito il trasferimento immobiliare da Domus a IVS condizionato al pagamento del prezzo.

Il Giudice di appello osservava che ai fini della tassazione l’indagine dovesse essere limitata ai soli elementi derivanti dalla decisione della Corte di appello emessa ai sensi dell’art. 2932 c.c., a nulla rilevando le vicende successive. Evidenziava in questa prospettiva che la vendita a terzi del bene non fa venir meno la natura traslativa della sentenza.

Avverso tale sentenza la società IVS Italia s.p.a. propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo illustrato da memoria cui resiste solo formalmente l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

Considerato che:

Si denuncia in particolare la violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 37 e 27, del D.Lgs. n. 347 del 1990, art. 10, e del D.Lgs. n. 347 del 1990, art. 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, punto 3.

Si lamenta che la pretesa impositiva sarebbe in contrasto con l’art. 53 Cost., a norma del quale tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in relazione alle proprie capacità contributive sicchè le imposte di registro ed ipocatastali si giustificano solo a fronte di un trasferimento di ricchezza.

Si sostiene che non avrebbe alcun rilievo la natura traslativa astratta della sentenza ex art. 2932 c.c., se tale atto non è idoneo a produrre gli effetti suoi propri.

Il motivo è infondato.

In tema di imposta di registro, tra i provvedimenti giudiziari assoggettati all’imposta proporzionale, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37, e art. 8 della tariffa (annesso A, parte prima), rientrano i provvedimenti giudiziari, anche non passati in giudicato, purchè conclusivi di un giudizio o di un grado, di una fase o un sub-procedimento e che siano esecutivi (Sez. 5, n. 4803 del 28/02/2011); che l’imposta è stata richiesta ai fini della registrazione della sentenza della Corte di appello, che aveva disposto il trasferimento della proprietà, sia pure condizionato al pagamento del prezzo.

Giova ricordare che in materia d’imposta di registro, la sentenza ex art. 2932 c.c., che abbia disposto il trasferimento di un immobile in favore del promissario acquirente, subordinatamente al pagamento del corrispettivo pattuito, è soggetta ad imposta proporzionale e non in misura fissa, anche se ancora impugnabile, trovando applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 27, alla stregua del quale non sono considerati sottoposti a condizione sospensiva gli atti i cui effetti dipendano, in virtù di condizione meramente potestativa, dalla mera volontà dell’acquirente(Cass. 2020 n. 27123; 2018 n. 14470 Sez. 6-5, n. 3804 del 14/02/2017; Sez. 5, n. 18006 del 14/09/2016; Sez. 5, n. 21625 del 23/10/2015).

Gli effetti della pronuncia del Tribunale devono essere visti in relazione al permanere dell’esistenza del provvedimento come tale e non alle conseguenze giuridiche relative alle statuizioni in esso contenute.

Il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37, stabilisce che sono soggetti ad imposta: “Gli atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio, i decreti ingiuntivi esecutivi, i provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali e le sentenze che dichiarano efficaci nello Stato sentenze straniere”. Nell’ambito degli atti giudiziari in materia di controversie civili, l’imposta di registro si applica ai soli provvedimenti “che definiscono anche parzialmente il giudizio”, cioè a quegli atti di contenuto decisorio rispetto ad una vicenda litigiosa, seppure “al momento della registrazione siano stati impugnati o siano ancora impugnabili” (T.U.R., art. 37, comma 1, e TP1, art. 8).

La decisione del giudice può peraltro essere anche solo parziale, risolvendo alcune delle questioni dedotte e rinviando all’esito del giudizio la definizione delle altre: ciò che importa è che su una determinata questione l’autorità giudiziaria si sia pronunciata in maniera definitiva, consumando il proprio potere giurisdizionale sul punto ed emettendo una decisione che potrà eventualmente essere rimossa soltanto a seguito di impugnazione dinanzi al giudice di grado superiore.

Questa Corte, con indirizzo condiviso, ha ritenuto che l’imposta di registro sugli atti dell’autorità giudiziaria sia dovuta e liquidata sulla sentenza di primo grado, in quanto, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 37 e 77, la riforma totale o parziale (nel successivo corso del giudizio e fino alla formazione del giudicato) del provvedimento tassato non si riflette sul relativo avviso di liquidazione, ma fa sorgere un autonomo diritto del contribuente al conguaglio o al rimborso, che peraltro deve essere azionato nei modi e nei tempi previsti dall’art. 77 citato.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Nessuna determinazione in punto spese stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimata.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2021

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