Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9935 del 05/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 05/05/2011, (ud. 31/03/2011, dep. 05/05/2011), n.9935

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

V.A., elettivamente domiciliato, in ROMA, VIA DEI

SAVORELLI 11, presso lo studio dell’avvocato PEVERINI FABRIZIO,

rappresentata e difesa dall’avvocato CAVALIERE ANGELO giusta delega

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

T.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

FRANCESCO DENZA 27, presso lo studio dell’avvocato TOMASSINI

ANTONELLA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ROMANO GIORGIO, giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 77184/08 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

21/07/09, depositato il 31/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

31/03/2011 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO FELICETTI;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. il relatore nominato per l’esame del ricorso ha depositato la seguente relazione:

“La ricorrente ha proposto ricorso avverso il provvedimento della Corte d’appello di Roma che ha dichiarato inammissibile, per mancanza di procura, il reclamo da essa proposto ex art. 708 c.p.c. avverso l’ordinanza del presidente del tribunale di Roma in data 10 febbraio 2009 con la quale erano stati emessi i provvedimenti provvisori in materia di separazione personale. Ha dedotto che, recando la delega a margine dell’atto introduttivo del giudizio la dizione “delego a rappresentarmi e difendermi in ogni stato e grado del presente giudizio l’avv. Angelo Cavaliere” deve intendersi estesa anche al reclamo ex art. 708 c.p.c.. Il resistente ha eccepito l’inammissibilità del gravame.

Tale eccezione appare fondata (Cass. 6 novembre 2008, n. 26631) in applicazione assorbente del principio secondo il quale, essendo il provvedimento reclamato insuscettibile di acquistare carattere di definitività in senso sostanziale, avendo carattere provvisorio, avverso il provvedimento che abbia dichiarato inammissibile il reclamo non è proponibile il ricorso straordinario per cassazione di cui all’art. 111 Cost., neppure ove si lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, e in particolare del diritto al riesame, infatti la pronunzia sull’osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all’esame del giudice, ha la medesima natura dell’atto giurisdizionale cui il processo è preordinato e, pertanto, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri quell’atto sia privo, stante la natura strumentale della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito (Cass. SS.UU. 15 luglio 2003, n. 11026).

Il relatore propone pertanto la fissazione del ricorso per l’esame in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c.”.

Considerato che, fissato il ricorso per l’esame in camera di consiglio, il ricorrente ha formulato istanza di rimessione alle sezioni unite che la Prima Presidenza, con provvedimento del 17 febbraio 2011, ha rimesso a questo collegio per la decisione al riguardo;

considerato che l’istanza è stata formulata sulla base della indicazione di una serie di sentenze di questa Corte (nn. 21718 del 2010; 11771 del 2010; 2099 del 2001) che non contrastano con il principio affermato nella relazione e di una sentenza (n. 400 del 2010) che riguarda l’impugnativa di un provvedimento non assimilabile a quello in esame, in quanto emesso in un giudizio di modificazione delle condizioni di una separazione consensuale omologata;

che, pertanto, non sussistono i presupposti per la rimessione alle sezioni unite;

considerato che il collegio ha condiviso la relazione, decidendo perchè il ricorso sia dichiarato inammissibile;

che la parte ricorrente va condannata alle spese del giudizio di cassazione che si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente alle spese del giudizio di cassazione nella misura di Euro milleduecento/00, di cui Euro duecento/00 per spese vive, oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile, il 31 marzo 2001.

Depositato in Cancelleria il 5 maggio 2011

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