Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9933 del 15/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/04/2021, (ud. 27/01/2021, dep. 15/04/2021), n.9933

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18845-2019 proposto da:

V.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DOMENICO

CHELINI, 9, presso lo studio dell’avvocato CARLO MORACCI,

rappresentata e difesa dall’avvocato TULLIO CALFA;

– ricorrente –

contro

CURATELA FALLIMENTO (OMISSIS) SRL;

– intimata –

avverso l’ordinanza n. R.G. 383/2015 del TRIBUNALE di LAMEZIA TERME,

depositata il 07/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA

DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

il Tribunale di Lametia Terme ha rigettato l’opposizione di V.A. avverso il provvedimento con cui il Giudice Delegato aveva dichiarato esecutivo lo stato passivo del Fallimento (OMISSIS) s.r.l., ammettendo soltanto parzialmente i crediti vantati dall’opponente;

la V. ne chiedeva l’ammissione integrale, rivendicando differenze retributive derivanti dall’aver svolto la propria attività lavorativa a tempo pieno dal 2009 al 2011, per una qualifica superiore a quella di commessa addetta alla cassa e per aver svolto lavoro straordinario non retribuito;

il Tribunale ha rigettato l’opposizione ritenendo non provato il periodo di lavoro, le mansioni svolte, gli orari e lo svolgimento del lavoro straordinario, rilevando, tra l’altro, l’inattendibilità delle testimonianze rese dal marito dell’opponente e da una ex collega di questa, G.C., anch’essa ricorrente in un giudizio di opposizione avverso la medesima procedura fallimentare;

la cassazione della sentenza è domandata da V.A. sulla base di tre motivi;

la curatela del Fallimento (OMISSIS) s.r.l. è rimasta intimata;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, parte ricorrente lamenta “Violazione e falsa applicazione delle disposizioni di cui all’art. 116 c.p.c.”, contestando la statuizione d’inattendibilità, per interessi personali e diretti in causa, dei testi escussi;

col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, deduce “Violazione e falsa applicazione delle norme di cui all’art. 246 e 247 c.p.c.”, denunciando l’erroneità della sentenza nella parte della motivazione in cui ha affermato l’inattendibilità dei testi escussi, per interessi diretti e personali in causa, rivendicando la loro capacità a testimoniare;

col terzo ed ultimo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, denuncia “Violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c.” perchè il giudice avrebbe omesso di compensare le spese del grado nonostante le gravi ed eccezionali ragioni derivanti dalle peculiarità del caso concreto;

il primo e il secondo motivo, esaminati congiuntamente per evidente connessione, sono infondati;

la consolidata giurisprudenza di questa Corte afferma che la capacità a testimoniare opera su un piano diverso dalla valutazione sull’attendibilità dei testi, atteso che l’una, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., dipende dalla presenza di un interesse giuridico (non di mero fatto) che potrebbe legittimare la partecipazione del teste al giudizio, mentre la seconda afferisce alla veridicità della deposizione che il giudice deve discrezionalmente valutare alla stregua di elementi di natura oggettiva (la precisione e completezza della dichiarazione, le possibili contraddizioni, ecc.) e di carattere soggettivo (la credibilità della dichiarazione in relazione alle qualità personali, ai rapporti con le parti ed anche all’eventuale interesse ad un determinato esito della lite), con la precisazione che anche uno solo degli elementi di carattere soggettivo, se ritenuto di particolare rilevanza, può essere sufficiente a motivare una valutazione di inattendibilità (Cass. 21239 del 2019);

nel caso in esame, la Corte d’appello, a suo insindacabile giudizio, ha valutato che, pur volendo soprassedere sulla discutibile attendibilità dei due testi escussi uniche fonti di prova testimoniali a sostegno delle pretese creditorie dell’opponente -, le testimonianze dagli stessi rese erano di tenore “vago e a tratti contraddittorio” (p. 3 sent.) e pertanto tali da non consentire di ritenere raggiunta la prova di cui la ricorrente era onerata;

i motivi presentano più di un profilo d’inammissibilità;

secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, per dedurre la violazione dell’art. 115 c.p.c. occorre denunziare che il Giudice, contraddicendo espressamente o implicitamente la regola posta da tale disposizione, abbia posto a fondamento della decisione prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dai poteri officiosi riconosciutigli, non anche che il medesimo, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività consentita dall’art. 116 c.p.c. (Cass. n. 26769 del 2018);

il principio di diritto sopra richiamato va letto in correlazione con l’altro, secondo cui: “In tema di valutazione delle prove, il principio del libero convincimento, fondamento degli artt. 115 e 116 c.p.c., opera interamente sul piano dell’apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità, sicchè la denuncia della violazione delle predette regole da parte del giudice del merito configura un errore di fatto, il quale è censurabile attraverso il corretto paradigma normativo del difetto di motivazione, sebbene nei limiti consentiti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 de 2012, art. 54, conv. con modif. dalla L. n. 134 del 2012” (Cass. n. 23940 del 2017);

nel caso in esame, risulta evidente dalla stessa prospettazione della censura che il ricorrente si duole dell’omesso esame di elementi istruttori, il che non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice (Sez. Un. 8053 del 2014);

infine si osserva che il vizio di violazione di legge, segnatamente dedotto nel secondo motivo, si limita ad chiedere una rivalutazione dei fatti di causa, poichè il ricorrente, lungi dal denunciare una violazione di norme sostanziali o processuali, domanda a questa Corte – inammissibilmente – di conferire alle testimonianze escusse un valore e un significato diversi da quelli che il Tribunale, con apprezzamento di merito insindacabile, vi ha attribuito;

il terzo motivo è inammissibile;

secondo la giurisprudenza di questa Corte “Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, non diversamente che nel giudizio ordinario di cognizione, la compensazione delle spese processuali, in assenza di una reciproca soccombenza tra le parti, è consentita solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni che il giudice è tenuto ad indicare esplicitamente nella motivazione del decreto” (Cass. n. 4521 del 2017);

nel caso in esame la Corte territoriale ha ritenuto di dover dare attuazione al principio generale di soccombenza, ritenendo insussistenti le condizioni legittimanti la compensazione delle spese di lite, nel legittimo esercizio di un potere che la legge affida all’esclusiva discrezionalità del giudice del merito;

in definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile; non si provvede sulle spese in mancanza di attività difensiva da parte dell’intimata;

in considerazione dell’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 27 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2021

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