Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 993 del 17/01/2017

Cassazione civile, sez. lav., 17/01/2017, (ud. 26/10/2016, dep.17/01/2017),  n. 993

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18477-2011 proposto da:

D.P.R., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE SANTE ASSENNATO, che lo

rappresenta difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Avvocati ANTONIETTA CORETTI, EMANUELE DE ROSE, VINCENZO STUMPO,

VINCENZO TRIOLO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3475/2010 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 02/07/2011 R.G.N. 5051/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/10/2016 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO;

è comparso l’Avvocato SACCONI GIOIA;

udito l’Avvocato STUMPO VINCENZO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per l’inammissbilità del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Trani ha rigettato la domanda D.P.R., bracciante agricolo, volta ad ottenere l’indennità di disoccupazione agricola, domanda rigettata dall’Inps a seguito di cancellazione dell’istante dall’elenco dei braccianti agricoli. Secondo il Tribunale l’affermato svolgimento di attività lavorativa alle dipendenze dell’impresa S.S. doveva ritenersi inverosimile e non provato.

Con sentenza pubblicata il 2/7/2010 la Corte d’Appello di Bari ha confermato il rigetto della domanda del D.P. in accoglimento dell’eccezione di decadenza L. n. 83 del 1970, ex art. 22 dall’azione giudiziaria sollevata dall’INPS, ritenuta rilevabile anche d’ufficio. La Corte territoriale ha esposto che il ricorrente aveva affermato nel ricorso in Tribunale che alla fine del mese di giugno (e dunque al massimo il 30/6/2006) aveva ricevuto comunicazione dall’Inps di reiezione della domanda; che aveva proposto ricorso amministrativo l’1/8/2006 e che con nota dell’1/9/2006 l’Inps aveva confermato il rigetto. Secondo la Corte d’appello il ricorso amministrativo era tardivo in quanto al più doveva essere proposto il 31/7/2006 considerato che il 30 luglio cadeva di domenica. Ne conseguiva secondo la Corte che era privo di rilevanza la successiva decisione amministrativa del 13/9/2006 di comunicazione del rigetto in quanto il provvedimento amministrativo era divenuto definitivo allo scadere dei 30 giorni con la conseguenza che il ricorso giudiziario del 26/1/2007 era tardivo.

Avverso la sentenza ricorre il D.P. con un motivo. Resiste Inps con controricorso ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorrente lamenta, con un motivo privo di rubrica, che non aveva ricevuto alcuna comunicazione della cancellazione dagli elenchi anagrafici e che pertanto non poteva ritenersi decorso il termine di 30 giorni di cui alla L. n. 375 del 1993, art. 11 e comunque il termine di decadenza doveva decorrere dalla comunicazione di un provvedimento e non già dalla scadenza del termine previsto dalla legge per l’esaurimento del procedimento amministrativo. Il motivo è infondato.

La Corte territoriale ha specificato che da quanto esposto nello stesso ricorso il D.P. aveva ricevuto comunicazione dell’avvenuta cancellazione dall’elenco dei lavoratori agricoli alla fine del mese di giugno. Secondo la Corte,pertanto, ciò poteva essere avvenuto al massimo il 30/6/2006 con la conseguenza che il ricorso amministrativo avrebbe dovuto essere proposto nei successivi 30 giorni e dunque entro il 31/7/2006 essendo il 30/7/2006 sabato. Secondo la Corte, pertanto, il ricorso amministrativo proposto I’ 1/8/2006 era tardivo con conseguente irrilevanza ai fini del computo del termine di decadenza del successivo provvedimento di comunicazione di rigetto del ricorso del 13/9/2006 atteso che il provvedimento di cancellazione dalle liste era ormai divenuto definitivo con relativo inizio della decorrenza del termine per ricorrere al giudice.

Tale ragionamento della Corte non risulta adeguatamente censurato dal ricorrente.

Quanto invece all’ulteriore motivo del ricorso secondo cui il termine di decadenza doveva decorrere dalla comunicazione di un provvedimento e non già dalla scadenza del termine previsto dalla legge per l’esaurimento del procedimento amministrativo ritiene il collegio di dover dare continuità alla ormai consolidata giurisprudenza di questa S.C. secondo cui, in caso di avvenuta presentazione dei ricorsi amministrativi previsti dal D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 11 contro i provvedimenti di mancata iscrizione (totale o parziale) negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, ovvero di cancellazione dagli elenchi medesimi, il termine di centoventi giorni per l’esercizio dell’azione giudiziaria, stabilito dal D.L. n. 7 del 1970, art. 22 decorre dalla definizione del procedimento amministrativo contenzioso, definizione che coincide con la data di notifica all’interessato del provvedimento conclusivo espresso, se adottato nei termini previsti dall’art. 11 citato, ovvero con la scadenza di questi stessi termini nel caso del loro inutile decorso, dovendosi equiparare l’inerzia della competente autorità ad un provvedimento tacito di rigetto, conosciuto ex lege dall’interessato al verificarsi della descritta evenienza (cfr., ex aliis, Cass. 2898/2014; Cass. 11.6.2013; Cass. 27.12.11 n. 29070; Cass. 19.7.11 n. 15785; Cass. 2.10.07 n. 20668; Cass. 10.9.07 n. 18965; Cass. 14.3.07 n. 5906; Cass. 1.3.07 n. 4819; Cass. 23.2.07 n. 4261; Cass. 5.2.07 n. 2373; Cass. 16.1.07 n. 813).

La tesi di parte ricorrente secondo cui l’avvenuta comunicazione in data 13/9/2006 del provvedimento espresso di rigetto della richiesta dell’indennità di disoccupazione in quanto non iscritto negli elenchi comporta che il termine per ricorrere al giudice deve decorrere da tale ultima data, risulta del tutto infondata.

La giurisprudenza di questa Corte ha affermato infatti, che, per le decisioni espresse, vale la regola della notifica del provvedimento – salva la possibilità, per chi eccepisca la decadenza, di provare che l’interessato ne ha acquisito altrimenti conoscenza – mentre, per l’ipotesi di decisione tacita di rigetto, vale solamente la regola del momento dell’acquisita conoscenza; momento che va identificato nella scadenza dei termini assegnati dalla disposizione in esame all’autorità competente per provvedere sul ricorso, trattandosi di scadenza prevista direttamente dalla legge e che deve, per tale ragione, ritenersi conosciuta o, comunque, conoscibile dall’interessato.

Al tempo stesso, la suddetta scadenza segna la soglia oltre la quale la presentazione di un ricorso amministrativo tardivo, pur restando rilevante ai fini della procedibilità dell’azione giudiziaria, non può essere recuperata per lo spostamento in avanti del dies a quo del ripetuto termine di decadenza; così come irrilevante, agli stessi fini, resta la decisione tardiva sul ricorso, a sua volta inidonea a costituire una “riapertura” del termine decadenziale (per una fattispecie analoga alla presente: v. Cass. n. 13092 del 2009).

In conclusione, il ricorso è da rigettare.

Stante il consolidarsi della decisione qui accolta in epoca recente sussistono giusti motivi per compensare le spese di causa.

PQM

Rigetta il ricorso, spese compensate.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 gennaio 2017

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