Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9901 del 19/04/2017

Cassazione civile, sez. VI, 19/04/2017, (ud. 16/02/2017, dep.19/04/2017),  n. 9901

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10912-2016 proposto da:

W.N.F., in qualità di titolare della ditta

individuale “ABITALIA di W.N.F.”, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA XX SETTEMBRE 3, presso lo studio

dell’avvocato BRUNO NICOLA SASSANI, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato FRANCESCO PAOLO LUISO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1919/29/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di FIRENZE, depositata il 02/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/02/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO MANZON;

disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Con sentenza in data 29 maggio 2015 la Commissione tributaria regionale della Toscana respingeva l’appello proposto da W.N.F. avverso la sentenza n. 66/2/12 della Commissione tributaria provinciale di Lucca che ne aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro l’avviso di accertamento IRAP, IRPEF, IVA ed altro 2005. La CTR osservava in particolare che andava confermato il giudizio del primo giudice in ordine al regolare perfezionamento della notifica dell’atto impositivo impugnato, da cui la rilevata intempestività del ricorso introduttivo del giudizio.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione il contribuente deducendo due motivi.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle entrate.

Il ricorrente ha presentato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione della L. n. 890 del 1982, art. 8, poichè la CTR ha affermato la validità della notifica dell’avviso di accertamento nonostante il mancato adempimento delle formalità prescritte da detta disposizione legislativa.

La censura è infondata.

Va infatti ribadito che “La notifica a mezzo posta, ove l’agente postale non possa recapitare l’atto, si perfeziona per il destinatario trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata, contenente l’avviso della tentata notifica e del deposito del piego presso l’ufficio postale, sicchè il termine per l’impugnazione (nella specie, di un avviso di accertamento) decorre da tale momento, rilevando il ritiro del piego, da parte del destinatario, solo se anteriore e non se successivo, come testualmente prevede la L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 4, nell’attuale formulazione” (Sez. 5, Sentenza n. 26088 del 30/12/2015, Rv. 638051 – 01).

Il che è a dire che qualora, come nel caso di specie, la notifica siasi perfezionata per “compiuta giacenza”, non ha rilievo – se non precedente- la ricezione dell’avviso della “immissione in cassetta”, ma soltanto la sua spedizione.

Sostiene e puntualizza peraltro il ricorrente -anche con la memoria depositata- che, a fronte della sua temporanea assenza domiciliare (e mancando persone idonee alla ricezione in loco del plico notificando), sia stata omessa la spedizione della c.d. “raccomandata informativa” prevista, come uno dei presupposti di validità della procedura notificatoria, dalla L. n. 890 del 1982, art. 8, comma 2. Ciò in quanto non risulta che nel relativo avviso di ricevimento vi sia la sua firma per ritiro ovvero quella di un suo delegato, ma la dicitura “immesso in cassetta” (doc. 4 del ricorrente).

Tuttavia, trovando tale circostanza alternativa evidenza con il fatto, pacifico, che il plico de quo non è stato ritirato nel termine di cui al quarto comma della citata disposizione legislativa ed essendosi appunto per questo “compiuta” la sua giacenza, vi è peraltro da notare che 1′ “immissione in cassetta” di cui è scritto in detto documento non può essere che quella relativa alla spedizione della raccomandata informativa che è attestata come avvenuta appunto lo stesso giorno 13 dicembre 2010.

Tale circostanza risulta inequivocabilmente sia dallo stesso documento n. 4, stante l’apposizione sul medesimo del timbro/datario recante tale data e la scrittura manuale della medesima sia dal doc. 2 prodotto dal medesimo ricorrente, ove peraltro si certifica la data del primo, vano, accesso presso l’abitazione del ricorrente come avvenuta il precedente giorno 10 dicembre 2010.

Risulta quindi chiaramente dalla stessa documentazione dimessa dal W. che la procedura notificatoria dell’avviso di accertamento siasi ritualmente perfezionata ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 8, poichè l’agente postale è acceduto al domicilio fiscale del contribuente notificando il 10 dicembre 2010 e quindi non avendovi trovato nessuno ha immesso il relativo avviso in cassetta, attestando il deposito del plico presso l’ufficio postale; indi è nuovamente acceduto il 13 dicembre 2010, senza ancora trovare nessuno e perciò immettendo un secondo avviso in cassetta e contestualmente spedendo la “raccomandata informativa”.

Conseguentemente la procedura si è perfezionata, per “compiuta giacenza”, 10 giorni dopo la spedizione di tale raccomandata ossia il 23 dicembre 2010, non essendo affatto richiesto dalla disposizione legislativa evocata alcunchè d’altro ed in particolare la sottoscrizione dell’avviso di ricevimento da parte del destinatario della notifica.

In ultima analisi pertanto la dichiarazione d’inammissibilità, per tardività, del ricorso introduttivo della lite – in quanto proposto il 27 maggio 2011 quindi oltre il termine legale scadente il 23 maggio 2011 per effetto dell’istanza di accertamento con adesione- è pienamente corretta e legittima.

Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il ricorrente si duole di omesso esame di un fatto decisivo controverso ossia appunto quello inerente la ricezione dell’avviso di cui al primo mezzo.

La censura è inammissibile e comunque infondata.

Trattandosi di “doppia conforme” sulla questione di fatto oggetto della censura medesima, la stessa non è infatti proponibile ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., commi 5 e 4.

Peraltro, in virtù delle considerazioni che precedono in ordine al primo motivo, il mezzo de quo deve ritenersi appunto comunque infondato. Il ricorso va dunque rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 7.800 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, il 16 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 aprile 2017

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