Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9890 del 15/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/04/2021, (ud. 18/02/2021, dep. 15/04/2021), n.9890

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8354-2019 proposto da:

C.B., elettivamente domiciliato in ROMA, V. VALERICO

LACCETTI 3, presso lo studio dell’avvocato SONIA MARAFFINO,

rappresentato e difeso dall’avvocato PASQUALE SICIGNANO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI NAPOLI, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEGLI APPENNINI 46, presso lo studio

dell’avvocato LEONE, rappresentato e difeso dagli avvocati FABIO

MARIA FERRARI e MARIA ANNA AMORETTI;

– controricorrente –

contro

S.c.c. CALCIO NAPOLI, ACE EUROPEAN GROUP LIMITED, GROUPAMA

ASSICURAZIONI, DONAU VERSINCHERUNG AG VIENNA INSURANCE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3822/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 30/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Napoli rigettò la domanda con cui C.B. aveva chiesto la condanna del Comune di Napoli e della S.S. Calcio Napoli al risarcimento dei danni da lui subiti allorquando, recatosi allo stadio di calcio per assistere ad una partita, era scivolato sulle rampe di accesso al settore a causa della presenza, a suo dire, di una sostanza liquida.

2. Avverso la sentenza del Tribunale ha proposto appello l’attore soccombente e la Corte d’appello di Napoli con sentenza del 30 luglio 2018, ha dichiarato l’appello improcedibile ai sensi dell’art. 348 c.p.c., sul rilievo che l’appellante non era comparso nè alla prima udienza nè a quella successivamente fissata, benchè avesse ricevuto rituale comunicazione del rinvio.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Napoli propone ricorso

C.B. con atto affidato a tre motivi.

Resiste il Comune di Napoli con controricorso.

Le società indicate in epigrafe non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., e il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 168 c.p.c., sostenendo che a causa di un errore informatico erano state iscritte presso la Corte d’appello tre cause aventi lo stesso oggetto e le stesse parti; evitata l’iscrizione della terza, ne erano rimaste due, la n. 729 del 2018 e la n. 762 del 2018; e poichè in tali casi l’unica iscrizione che dà luogo ad un giudizio regolare sarebbe la prima, la sentenza impugnata dovrebbe essere per questo cassata.

2. Col secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 348 e 324 c.p.c., rilevando che la Corte d’appello avrebbe erroneamente dichiarato il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado a causa dell’accertata improcedibilità dell’atto di appello.

3. Col terzo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 306 c.p.c., sostenendo che la Corte d’appello avrebbe erroneamente omesso di considerare che per il giudizio rubricato al n. 762 del 2018 era stato presentato atto di rinuncia; atto che, se esaminato, avrebbe escluso l’esito della improcedibilità.

4. I tre motivi, benchè tra loro diversi, possono essere trattati congiuntamente, perchè sono tutti inammissibili per una serie di ragioni.

Le censure, infatti, sono redatte con una tecnica non rispettosa dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), posto che fanno continui riferimenti ad una serie di documenti e di circostanze di fatto riguardanti il giudizio di merito senza indicare nè se nè dove degli stessi questa Corte possa trovare riscontro.

Oltre a ciò, le censure dimostrano di non cogliere la ratio decidendi della sentenza impugnata, dal momento che in sostanza confermano l’esattezza della ricostruzione della scansione processuale effettuata dalla Corte di merito, e cioè che l’odierno ricorrente non comparve nè alla prima nè alla seconda udienza.

E’ appena il caso di aggiungere, in relazione al secondo motivo di ricorso, che l’affermazione, contenuta nella sentenza impugnata, secondo cui all’improcedibilità dell’appello faceva seguito il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado è un’affermazione che – pur dando conto, secondo le regole generali, delle conseguenze della declaratoria di improcedibilità – non fa comunque stato, posto che l’unica decisione destinata a tale esito è la declaratoria di improcedibilità dell’appello.

5. Il ricorso, pertanto, è dichiarato inammissibile.

A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono, inoltre, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.800, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 18 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2021

 

 

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