Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9884 del 15/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/04/2021, (ud. 11/02/2021, dep. 15/04/2021), n.9884

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12305-2019 proposto da:

AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE di CATANIA, in persona del Commissario

Straordinario pro tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato FEBO BATTAGLIA;

– ricorrente –

contro

COMUNE di ACICATENA, in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato

in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato ELISABETTA SANTA

CARUSO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2077/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 05/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARILENA

GORGONI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Azienda Sanitaria Ospedaliera Provinciale di Catania ricorre per la cassazione della sentenza n. 2077-2018 della Corte d’Appello di Catania, pubblicata il 5 ottobre 2018, articolando un solo motivo, illustrato con memoria.

Resiste con controricorso il Comune di Acicatena.

La ricorrente espone in fatto che il Comune di Acicatena proponeva opposizione avverso il decreto n. 186/06 emesso dal Tribunale di Catania, sezione distaccata di Acireale, che le ingiungeva di pagare Euro 4.186,80 a titolo di quota della diaria riguardante il ricovero di una residente nel suo territorio comunale presso la (OMISSIS) di Catania, dal 14 marzo 2005 al 12 luglio 2005, essendo risultato che l’assistita ricoverata ed i suoi familiari non avevano la capacità patrimoniale per sostenere il pagamento della diaria di ricovero, ai sensi del decreto dell’assessorato della Sanità della Regione Sicilia del 17 dicembre 2004. In particolare, l’opponente eccepiva il difetto di prova del pagamento della retta, la mancata preventiva richiesta di pagamento e chiedeva, in via riconvenzionale la declaratoria del suo diritto ad ottenere dall’USL n. (OMISSIS) di Catania la somma di Euro 6.716,55 e per l’effetto compensare il credito dall’Azienda sanitaria con quello vantato dal Comune.

Si costituiva in giudizio l’USL n. (OMISSIS) di Catania, chiedendo il rigetto dell’opposizione e instando perchè il giudice disponesse, ex art. 210 c.p.c., a carico della (OMISSIS) l’esibizione del documento contabile attestante il pagamento della retta.

Il Tribunale, con sentenza n. 895/2011, accoglieva l’opposizione del Comune di Acicatena, revocava il decreto ingiuntivo e poneva le spese di giudizio a carico anche dell’USL n. (OMISSIS) di Catania.

La sentenza veniva impugnata dall’USL n. (OMISSIS), lamentando l’erronea distribuzione dell’onere della prova e la mancata pronuncia sull’istanza istruttoria ex art. 210 c.p.c..

La Corte d’Appello di Catania, con la sentenza oggetto dell’odierno ricorso, rigettava il gravame e confermava la decisione del Tribunale.

Avendo ritenuto sussistenti le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata ritualmente notificata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. La ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la “Violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 210 c.p.c. nonchè dell’art. 2 del decreto dell’Assessorato della Sanità della Regione siciliana del 17 dicembre 2004, per avere la Corte d appello di Catania erroneamente ritenuto: 1) che la mancata prova del pagamento della diaria della paziente ricoverata presso la (OMISSIS) effettuato dall’Asp fosse a carico dell’Asp di Catania; 2) che la richiesta istruttoria di esibizione documenti, ex art. 210 c.p.c., avanzata dall’Asp di Catania, fosse tardiva ed inammissibile, e pertanto non è stata accolta”.

Il motivo non merita accoglimento.

La Corte d’Appello ha fatto corretta applicazione della distribuzione dell’onere della prova; spettava alla creditrice fornire la prova del proprio diritto di credito, derivante dall’aver pagato la retta alla (OMISSIS), nei confronti del Comune di Acicatena. Il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo è, infatti, un normale giudizio di cognizione, in cui l’opposto assume la veste sostanziale di attore, tenuto come tale a soddisfare l’onere di provare il fatto costitutivo del proprio diritto di credito.

Quanto alla richiesta di esibizione di documenti ex art. 210 c.p.c., va considerato che la Corte d’Appello non solo ha ritenuto la relativa istanza tardiva, ma anche inammissibile, perchè “l’esibizione è un mezzo di prova che ha ad oggetto un documento o un bene rilevante per il giudizio, del quale, però, la parte non ha la disponibilità materiale; inoltre l’onere di esibizione non può avere fini meramente esplorativi, e non può in alcun modo supplire al mancato assolvimento dell’onere della prova a carico della parte istante, tanto più se si tratti di documentazione contabile per la quale si impone l’indicazione specifica dei documenti e la precisazione del contenuto degli stessi” (p. 3 della sentenza); ne aveva quindi tratto la conclusione di non dover dar seguito alla richiesta istruttoria, specificando che l’appellante aveva nella sua disponibilità la documentazione necessaria ai fini della prova dell’avvenuto pagamento e che la richiesta di esibizione era stata formulata in termini assolutamente generici.

La ricorrente, dopo aver ribadito la tempestività della richiesta istruttoria, si limita ad affermare la funzionalità e la decisività dell’esibizione del documento (p. 6 del ricorso), senza farsi carico di alcuno sforzo confutativo delle plurime ragioni di inammissibilità addotte dalla sentenza gravata.

Anche la memoria depositata in vista dell’odierna Adunanza non riesce nell’intento confutativo, perchè ribadisce la indispensabilità dei documenti contabili richiesti, ma senza dimostrare che essi non potessero essere già nella sua disponibilità, come affermato dalla sentenza assoggettata ad impugnazione.

2.Ne consegue che il ricorso deve essere rigettato.

3.Le spese del presente giudizio di cassazione – liquidate nella misura indicata in dispositivo – seguono la soccombenza, dandosi atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidandole in Euro 1.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da corrispondere per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2021

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