Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9879 del 15/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/04/2021, (ud. 11/02/2021, dep. 15/04/2021), n.9879

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3902-2019 proposto da:

D.L., nella qualità di erede del sig.

C.B., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DEL FANTE N. 2,

presso lo studio dell’avvocato RANUCCI MARIO, rappresentata e difesa

dall’avvocato VINCENZO DI ROBBIO;

– ricorrente –

contro

INTESA SAN PAOLO SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA

della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

ACHILLE CIPULLO;

– controricorrente –

contro

MONTE DEI PASCHI DI SIENA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3044/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 20/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARILENA

GORGONI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

D.L. ricorre per la cassazione della sentenza n. 3044-2018 della Corte d’Appello di Napoli, pubblicata il 20 giugno 2018, articolando tre motivi.

Resiste con controricorso Intesa San Paolo S.p.A..

La ricorrente espone in fatto che C.B. aveva convenuto, dinanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sezione distaccata di Carinola, Intesa San Paolo S.p.A. e il Monte dei Paschi di Siena S.p.A., ritenendole responsabili di avere permesso, omettendo di accertare la regolarità delle girate, l’incasso, da parte di soggetti rimasti ignoti, di due dei dieci assegni circolari dell’importo di Euro 10.000,00 ciascuno, emessi il 30 luglio 2004 da Banca Intesa, filiale di Caserta, oggi Intesa San Paolo, all’ordine delle Poste Italiane e giratigli dal Direttore dell’Ufficio Postale: assegni di cui era stato denunciato lo smarrimento.

Intesa San Paolo, costituitasi in giudizio, contestava che la firma apposta sui titoli non fosse quella dell’attore, respingeva ogni addebito, in qualità di banca trattaria, e attribuiva la responsabilità di non avere identificato il presentatore degli assegni per l’incasso a Monte dei Paschi di Siena, quale banca negoziatrice, ed all’attore per non avere tempestivamente denunciato lo smarrimento dei titoli.

Monte dei Paschi di Siena eccepiva l’incompetenza territoriale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sezione distaccata di Carinola ed indicava nell’attore l’esclusivo responsabile dell’accaduto, per non avere attivato la procedura di ammortamento dei titoli.

Il Tribunale adito, con la sentenza n. 2422-2016, rigettava la domanda, ritenendo che le banche convenute avessero assunto una condotta diligente in quanto la successione delle girate risultava regolare, data l’evidenza, in calce ai titoli, di una sottoscrizione riferibile all’attore e l’assenza di alterazioni o segni palesi di una possibile contraffazione.

D.L., qualificatasi erede di C.B., deceduto il 12 agosto 2009, interponeva appello dinanzi alla Corte d’Appello di Napoli, lamentando con un unico motivo l’erroneità della decisione del Tribunale.

Intesa San Paolo eccepiva l’inammissibilità dell’appello, per non avere l’appellante fornito la prova del suo status di erede, dell’assenza di altri coeredi nonchè della titolarità ad esercitare il diritto vantato dal de cuius, oltre che per contrarietà ai principi di cui agli artt. 342 e 348 bis c.p.c.; contestava, in aggiunta, la fondatezza dell’appello, non avendo l’appellante assolto l’onere di provare che la firma di girata non fosse riconducibile a C.B.; negava la propria responsabilità e deduceva, in via gradata, la responsabilità della banca negoziatrice.

Anche quest’ultima, costituitasi in giudizio, assumeva la correttezza della decisione del Tribunale.

La Corte d’Appello, con la sentenza oggetto dell’odierno ricorso, dichiarava inammissibile il gravame, perchè l’appellante non aveva fornito prova della sua qualità di erede, secondo quanto stabilito da questa Corte nella pronuncia, a sezioni Unite, n. 12065/2014.

Avendo ritenuto sussistenti le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata ritualmente notificata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo rubricato” art. 360 c.p.c. capo 4), in relazione all’art. 161 c.p.c. per omessa pronuncia”, la ricorrente lamenta l’erronea decisione di rigetto dell’appello.

Secondo D.L., avendo il suo rappresentante legale depositato ed integrato la produzione telematica con fascicolo cartaceo di secondo grado, contenente, tra gli altri documenti, il certificato di morte di C.B., il certificato di famiglia e l’atto notorio della sua qualità di erede, la Corte d’Appello non avrebbe dovuto rigettare l’appello, ritenendo che non avesse affatto provato di essere succeduta al figlio ucciso nel corso di una rapina. Il Giudice, stante l’assenza di annotazione da parte del cancelliere, avrebbe dovuto ritenere il fascicolo di parte mai ritirato e pronunciare nel merito, oppure, rilevata l’impossibilità di decidere nel merito per indisponibilità del fascicolo di parte, avrebbe dovuto disporre le opportune ricerche del fascicolo depositato o concedere un termine all’appellante per la ricostituzione dello stesso, pronunciandosi nel merito, allo stato degli atti, solo nel caso di inottemperanza all’ordine di ricostruzione del fascicolo.

Allo scopo di chiarire quanto accaduto la ricorrente adduce che il suo rappresentante legale: a) dopo avere notificato l’atto di appello, iscriveva telematicamente la causa a ruolo a debito in data 1 marzo 2017; b) successivamente, con pec del 21 giugno 2018, chiedeva al Consiglio dell’Ordine informazioni sulla richiesta di gratuito patrocinio; c) non avendo ricevuto risposta dal Consiglio dell’Ordine, nella prima decade di dicembre 2017, depositava in cancelleria il fascicolo di parte, contenente il certificato di morte di C.B., lo stralcio di alcuni articoli di giornale che riportavano la notizia della morte violenta a seguito di rapina, la dichiarazione sostitutiva di D.L., madre del de cuius, attestante la qualità di erede, l’atto di appello regolarmente notificato, con ricevute di ritorno debitamente sottoscritte; d) nonostante la Corte d’Appello, all’udienza fissata per la prima comparizione delle parti e la trattazione e la verifica della regolarità del contraddittorio, omettesse di comunicargli la mancanza del fascicolo di parte, segnalava lo smarrimento dello stesso, dopo il regolare deposito.

1.1. Il motivo è inammissibile.

La ricorrente non fornisce alcun elemento a supporto di quanto affermato, in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6. Anche della comunicazione dello smarrimento del fascicolo di parte, asseritamente integrato con la documentazione cartacea che avrebbe dovuto dimostrare la qualità di erede dell’appellante, non vi è traccia.

La controricorrente ha però prodotto la risposta del funzionario alla richiesta di informazioni, risalente al 20 settembre 2018, formulata dall’Avv. Pasquale Di Pietrantonio, sull’integrazione in formato cartaceo del fascicolo di parte con attestazione di smarrimento. In riscontro a tale richiesta, peraltro, di gran lunga successiva alla data di adozione della pronuncia (20 giugno 2018), il funzionario rappresentava che “agli atti del sistema telematico non si rinviene traccia della trasmissione della produzione richiamata dall’istanza nella forma ordinariamente prevista con riferimento agli atti successivi a quelli introduttivi del presente procedimento di appello (…)” e che dalla copia d’appello trasmessa in via telematica risultavano prodotti in atti “esclusivamente la sentenza impugnata in copia conforme e la richiesta di acquisizione del fascicolo di parte presente in quello di ufficio di primo grado” (p. 6 del controricorso).

Non solo: dal verbale redatto all’udienza del 20 giugno 2018 lo stesso avvocato deduceva: “con riferimento alla ventilata carenza di legittimazione l’atto introduttivo esplicita la legittimazione di D.L. quale erede di C.B. sempre difeso in primo grado dallo scrivente procuratore deceduto nel corso di una rapina in data 11/08/2009. Il de cuius, infatti, veniva ucciso da una banda di rumeni… l’avv. Di Pietrantonio deposita copia di stralcio di giornale che riporta la drammatica morte di C.B…..”.

Il che, come peraltro, rilevato nel controricorso, è in contraddizione con quanto affermato dalla ricorrente e cioè che la copia degli articoli di stampa fosse stata prodotta nella prima decade del dicembre 2017.

2. Con il secondo motivo rubricato “art. 360 c.p.c., punti 3) e 5), in relazione all’art. 115 c.p.c.”, la ricorrente assume che la Corte d’Appello, a fronte di un fatto non contestato, nè direttamente nè indirettamente – essendosi l’appellata limitata a dedurre l’insufficienza a dimostrarlo della documentazione prodotta – avrebbe dovuto ritenere provata la sua qualità di erede.

2.1. Il motivo è infondato.

Posto che la sentenza impugnata ha sostenuto che Intesa San Paolo aveva eccepito la carenza di legittimazione ad agire dell’appellante, qualificatasi come erede senza fornire la prova nè del decesso dell’ereditando, nè del suo status di unica erede e che “effettivamente” l’appellante nessuna prova aveva fornito della predetta sua qualità, neppure dopo la tempestiva contestazione della banca, la ricorrente avrebbe dovuto quanto meno dimostrare che la contestazione della banca era stata generica.

Mette conto rilevare che perchè un fatto possa dirsi non contestato e perciò non richiedente una specifica dimostrazione, occorre o che lo stesso fatto sia esplicitamente ammesso dalla controparte o che il convenuto abbia improntato la sua difesa su circostanze o argomentazioni incompatibili col disconoscimento di quel fatto. D’altro canto, la parte che invoca il principio di non contestazione dovrebbe dare dimostrazione di aver essa per prima ottemperato all’onere processuale, posto a suo carico, di compiere una puntuale allegazione dei fatti di causa, in merito ai quali l’altra parte era tenuta a prendere posizione (Cass. 22/05/2019, n. 13828).

Con specifico riferimento alla contestazione della qualità di erede, questa Corte, a Sezioni Unite, ha precisato che “colui che, assumendo di essere erede di una delle parti originarie del giudizio, intervenga in un giudizio civile pendente tra altre persone, ovvero lo riassuma a seguito di interruzione, o proponga impugnazione, deve fornire la prova, ai sensi dell’art. 2697 c.c., oltre che del decesso della parte originaria, anche della sua qualità di erede di quest’ultima; a tale riguardo la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, artt. 46 e 47, non costituisce di per sè prova idonea di tale qualità, esaurendo i suoi effetti nell’ambito dei rapporti con la P.A. e nei relativi procedimenti amministrativi, dovendo tuttavia il giudice, ove la stessa sia prodotta, adeguatamente valutare, anche ai sensi della nuova formulazione dell’art. 115 c.p.c., come novellato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 45, comma 14, in conformità al principio di non contestazione, il comportamento in concreto assunto dalla parte nei cui confronti la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà viene fatta valere, con riferimento alla verifica della contestazione o meno della predetta qualità di erede e, nell’ipotesi affermativa, al grado di specificità di tale contestazione, strettamente correlato e proporzionato al livello di specificità del contenuto della dichiarazione sostitutiva suddetta (Cass., sez. un., 29/05/2014, n. 12065).

3. Con il terzo motivo la ricorrente lamenta la “Violazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione all’art. 2697 c.c.”.

La ricorrente assume la presunzione di correttezza del proprio operato, atteso l’incolpevole smarrimento del fascicolo, comprovata dalla missiva depositata il 20 settembre 2018 presso la Cancelleria della Corte ove il legale di parte chiedeva di conoscere se il proprio fascicolo risultava smarrito e/o sottratto. Non solo: la ricorrente deduce che all’udienza del 20 giugno 2018, l’ultima ex art. 281 c.p.c., il suo legale rappresentante aveva depositato, tra l’altro, anche stralci di giornale che riportavano la morte violenta di C.B. nonchè documentazione sullo stato di indigenza dell’appellante e sulla sua qualità di erede: circostanze che non sarebbero state contestate e rispetto alle quali non sarebbe stata sollevata alcuna eccezione di carenza probatoria.

3.1. Il motivo è inammissibile.

La ricorrente muove da premesse in fatto non dimostrate, vale a dire l’avvenuta integrazione del fascicolo di parte e il suo smarrimento incolpevole.

Quanto alla udienza del 20 giugno 2018, dal relativo verbale, allegato alla sentenza impugnata, si deduce solo il deposito di stralci di giornale che trattavano della morte violenta di C.B., ma non vi è alcun riferimento agli elementi di prova della qualità di erede da parte dell’odierna ricorrente.

4. Ne consegue che il ricorso deve essere rigettato.

5. Le spese del presente giudizio di cassazione – liquidate nella misura indicata in dispositivo – seguono la soccombenza, dandosi atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidandole in Euro 2.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da corrispondere per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2021

 

 

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