Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9867 del 15/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/04/2021, (ud. 26/01/2021, dep. 15/04/2021), n.9867

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 4249 del ruolo generale dell’anno

2019, proposto da:

P.S., (C.F.: (OMISSIS)), anche quale socio accomandatario

della DIAMOND S.a.s. di S.P. (P.I.: (OMISSIS))

rappresentato e difeso dall’avvocato Mario Nava (C.F.: (OMISSIS));

– ricorrente –

nei confronti di:

D.T.M., (C.F.: (OMISSIS));

– intimato –

per la cassazione della sentenza del Tribunale di Milano n.

8235/2018, pubblicata in data 21 luglio 2018;

udita la relazione sulla causa svolta nella camera di consiglio in

data 26 gennaio 2021 dal consigliere Augusto Tatangelo.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.T.M. ha assoggettato ad espropriazione i crediti vantati da P.S. nei confronti dell’INPS, sulla base di titoli esecutivi di formazione giudiziale emessi nei confronti della società Diamond S.a.s., di cui il P. è socio illimitatamente responsabile.

Il P. ha proposto opposizione, ai sensi degli artt. 615 e 617 c.p.c..

L’opposizione è stata rigettata dal Tribunale di Milano.

Ricorre il P., sulla base di tre motivi.

Non ha svolto attività difensiva in questa sede l’intimato.

E’ stata disposta la trattazione in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375,376 e 380 bis c.p.c., in quanto il relatore ha ritenuto che il ricorso fosse destinato ad essere dichiarato in parte inammissibile ed in parte manifestamente infondato.

E’ stata quindi fissata con decreto l’adunanza della Corte, e il decreto è stato notificato alle parti con l’indicazione della proposta.

Il ricorrente fatto pervenire memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. E’ necessaria una premessa in ordine alla qualificazione delle domande proposte.

Il ricorrente sostiene che i motivi della sua opposizione esaminati nell’ambito del paragrafo 2 della decisione impugnata sarebbero stati tutti qualificati dal tribunale come motivi di opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., il che, sulla base del cd. principio dell’apparenza, giustificherebbe la proposizione, da parte sua, del ricorso straordinario per cassazione avverso la sentenza emessa in prime cure.

In proposito si deve però in primo luogo rilevare che nella decisione impugnata non vi è alcuna espressa qualificazione in ordine ai motivi di opposizione avanzati dal P., nè in termini di opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., nè in termini di opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c..

Il tribunale si è limitato a premettere, prima di esaminare nel merito la questione (controversa) della regolarità delle notificazioni del decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano e della sentenza emessa dal Giudice di Pace di Milano – titoli posti dal creditore procedente a base dell’azione esecutiva che “le eccezioni riguardanti la omessa notifica andavano proposte nel termine rituale di 20 giorni dalla conoscenza dell’atto” e che “è già stato accertato che l’opposizione è stata introdotta tardivamente”.

Il ricorrente sostiene che la qualificazione in termini di opposizione agli atti esecutivi si desumerebbe, in via implicita, proprio dal richiamato rilievo di tardività dell’opposizione effettuato dal tribunale ed avrebbe riguardo a tutti i motivi di opposizione esaminati nel paragrafo 2 della relativa decisione. Aggiunge che i motivi di opposizione che egli aveva avanzato erano, invece, tutti da qualificare in termini di opposizione all’esecuzione e, come tali, non erano affatto soggetti al termine perentorio di cui all’art. 617 c.p.c.. Contesta poi anche la decisione nel merito (non esclusivamente in relazione alla questione della tempestività dell’opposizione).

Orbene, è innegabile che nel paragrafo 2 della sentenza impugnata vengono esaminati congiuntamente diversi motivi di opposizione, così descritti dal tribunale: “nullità dei titoli posti a fondamento dell’azione esecutiva”; “irregolarità della notifica dei titoli”; “inopponibilità al socio accomandatario”.

Altrettanto innegabilmente, il rilievo di tardività dell’opposizione non risulta riferito dal giudice di primo grado a tutti i suddetti motivi di opposizione, ma esclusivamente alle “eccezioni riguardanti la omessa notifica” (cioè i motivi di opposizione con i quali era stata dedotta la mancanza totale di una attività di notifica, necessaria ai fini dell’esercizio dell’azione esecutiva). Detto rilievo non riguarda, invece, le questioni relative alla mera “irregolarità della notifica dei titoli”, come conferma la circostanza che, al rilievo di tardività (evidentemente riferito solo alla questione della “omessa notifica”) fa seguito, nella sentenza impugnata, l’esame nel merito e la valutazione delle questioni relative alla dedotta “irregolarità della notificazione dei titoli”, cioè dei provvedimenti costituenti i titoli esecutivi fatti valere del creditore.

Per maggior chiarezza, è opportuno sottolineare, in proposito, che la “nullità dei titoli posti a fondamento dell’azione esecutiva” era stata sostenuta dall’opponente (anche e soprattutto) proprio in ragione della loro “irregolare notificazione” (in quanto effettuata ad una casella di posta elettronica certificata non più operativa) alla società ingiunta, e ciò sia con riguardo al decreto monitorio del Tribunale di Milano (il primo dei titoli posti in esecuzione), sia con riguardo all’atto di citazione introduttivo del giudizio all’esito del quale si era formata la sentenza del Giudice di Pace di Milano (il secondo dei titoli posti in esecuzione), mentre era nell’ambito delle questioni attinenti alla “inopponibilità al socio accomandatario” che risultava dedotta la questione della “omessa notificazione” dell’indicato decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 479 c.p.c., al socio accomandatario, ai fini dell’esecuzione sul suo patrimonio individuale.

In siffatta situazione (prescindendo da ogni dubbio in ordine all’applicabilità del cd. principio dell’apparenza in relazione ad una qualificazione dell’opposizione non espressa ma solo implicita, oltre che oggettivamente incerta nella sua riferibilità ai vari motivi di opposizione), il rilievo di tardività dell’opposizione effettuato dal tribunale può al più ritenersi riferibile alle eccezioni relative alla (del tutto) “omessa” notificazione dei titoli esecutivi al socio accomandatario in vista dell’esecuzione sul suo patrimonio personale, ai sensi dell’art. 479 c.p.c., non certo alla dedotta radicale “nullità dei titoli posti a fondamento dell’azione esecutiva” in ragione delle “irregolarità della notificazione”, cioè alla nullità del decreto ingiuntivo emesso dal tribunale, in quanto notificato in modo “irregolare” alla società ingiunta, e/o della sentenza emessa dal giudice di pace, per essersi svolto il relativo giudizio nella contumacia involontaria della parte convenuta in conseguenza ancora una volta di una notifica “irregolare” dell’atto introduttivo e/o comunque alla invalidità come titoli esecutivi dei provvedimenti posti a base dell’esecuzione.

Per tali ultime questioni non è possibile ritenere sussistente una qualificazione della domanda, anche solo implicita, da parte del tribunale, sia perchè il rilievo di tardività viene operato solo con riguardo alle questioni relative alla “omessa notifica”, non con riguardo a quelle relative alle “irregolarità della notificazione”, sia perchè, del tutto coerentemente con tale impostazione, in realtà su tali ultime questioni viene resa una decisione di merito (il tribunale afferma che le notificazioni di cui l’opponente assume la “irregolarità” sono invece del tutto valide), e ciò esclude che, in relazione ad esse, la tardività dell’opposizione costituisca la effettiva ratio decidendi della pronunzia.

Fatta questa precisazione preliminare, può procedersi all’esame dei singoli motivi del ricorso.

2. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “Falsa applicazione di norme di diritto (art. 615 e 617 c.p.c.) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. sulla nullità dei titoli posti a fondamento dell’azione esecutiva”.

Le censure in esame riguardano i motivi di opposizione con i quali era stata dedotta l’invalidità dei titoli esecutivi posti in esecuzione dal D.T. e, in particolare: a) la invalidità del decreto ingiuntivo, per la sua irregolare notificazione alla società ingiunta, avvenuta presso un indirizzo di posta elettronica certificata non più operante, irregolarità che, secondo il ricorrente avrebbe comportato la radicale inesistenza giuridica della notificazione stessa e, di conseguenza, secondo l’indirizzo costante di questa Corte, la assoluta inefficacia del decreto, deducibile con autonoma actio nullitatis e, quindi, anche mediante opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c.; b) quella della sentenza del giudice di pace, per analoga irregolarità nella notificazione sia dell’atto introduttivo del giudizio che della sentenza che lo aveva definito; c) quella, dedotta come conseguenza della invalidità dei primi due titoli esecutivi, dell’ordinanza di assegnazione emessa a parziale soddisfazione degli importi dovuti in base ad essi, all’esito di espropriazione promossa nei confronti della società debitrice (nell’ambito della quale erano state liquidate ulteriori spese processuali a suo carico).

Orbene, si tratta di motivi di opposizione che, come del resto sostiene lo stesso ricorrente (del tutto correttamente, in diritto), vanno qualificati in termini di opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., avendo essi ad oggetto la contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata sulla base dei titoli fatti valere e non la regolarità degli atti esecutivi.

In base a quanto osservato nella premessa, peraltro, con riguardo a tali motivi di opposizione, aventi ad oggetto la “nullità dei titoli posti a fondamento dell’azione esecutiva” (sostanzialmente in ragione della loro “irregolare notificazione”), non certo la “omessa notificazione” di essi ai sensi dell’art. 479 c.p.c., non è ravvisabile una qualificazione nella sentenza impugnata, nè espressa, ma neanche implicita.

Di conseguenza, essendo pacifico che si tratta di motivi di opposizione all’esecuzione, il ricorso straordinario per cassazione dovrebbe ritenersi per ciò solo inammissibile, in quanto avrebbe dovuto proporsi l’appello.

E’ comunque assorbente, in proposito, il rilievo che le censure di cui al motivo di ricorso in esame sono manifestamente infondate.

La notificazione effettuata presso l’indirizzo di posta elettronica certificata della società (che si assume) non più operativo, se anche si fosse potuta ritenere irregolare – diversamente da quanto statuito dal tribunale, che l’ha ritenuta del tutto valida, essendo onere del titolare segnalare ed aggiornare le risultanze dei pubblici registri – avrebbe al più potuto qualificarsi nulla, ma non certo giuridicamente inesistente, sulla base dei principi ormai consolidati nella giurisprudenza di questa Corte, non potendosi certo configurare, nella specie, un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione (cfr. Cass., Sez. U, Sentenza n. 14916 del 20/07/2016, Rv. 640603 – 01; conf., ex multis: Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 2174 del 27/01/2017, Rv. 642740 – 01; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 20659 del 31/08/2017, Rv. 645697 – 01; Sez. 5, Ordinanza n. 3816 del 16/02/2018, Rv. 646941 – 01; Sez. L, Ordinanza n. 14840 del 07/06/2018, Rv. 649243 – 01).

Di conseguenza, nè l’opposizione all’esecuzione nè l’opposizione agli atti esecutivi sarebbero state proponibili in relazione al decreto ingiuntivo, potendo al più essere proposta l’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 650 c.p.c., come ammette lo stesso ricorrente, in diritto.

Per quanto riguarda la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio all’esito del quale era stata pronunciata la sentenza del giudice di pace, oltre a quanto sin qui esposto, si deve altresì osservare che, anche ad ammettere la nullità dell’intero giudizio di cognizione in conseguenza di tale vizio nell’instaurazione del contraddittorio, si tratterebbe comunque di un vizio che avrebbe dovuto essere fatto far valere in sede di impugnazione della sentenza di merito e che non poteva essere avanzato in sede di opposizione esecutiva.

La regolarità della notificazione della sentenza alla società è poi irrilevante in relazione alla posizione del socio accomandatario, anche per quanto attiene alla validità della stessa quale titolo esecutivo, potendo avere rilievo esclusivamente con riguardo alla questione della regolarità degli atti esecutivi nei confronti di quest’ultimo (questione che sarà affrontata in relazione al successivo motivo di ricorso).

In base a quanto sin qui esposto, va dunque esclusa anche la possibilità di ritenere radicalmente invalida, quale titolo esecutivo, l’ordinanza di assegnazione emessa nei confronti della società debitrice nel primo processo esecutivo promosso dal creditore, essendo stata tale invalidità dedotta quale conseguenza della pretesa invalidità (che resta definitivamente esclusa, per quanto appena osservato) degli altri due titoli.

3. Con il secondo motivo si denunzia “Falsa applicazione di norme di diritto (artt. 615 e 617 c.p.c.) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 sulla posizione del socio accomandatario”.

Il ricorrente aveva dedotto, in sede di opposizione, che l’esecuzione nei suoi confronti, sulla base di titoli pacificamente emessi nei confronti della società di cui egli è socio illimitatamente responsabile, non era stata preceduta dalla notificazione di detti titoli, effettuata a lui personalmente ai sensi dell’art. 479 c.p.c..

Sostiene che si tratterebbe, anche in questo caso, di un motivo di opposizione all’esecuzione, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., e non di un motivo di opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c..

Tale assunto, in diritto, è manifestamente infondato.

Essendo pacifica (e comunque non in discussione nella presente sede) l’efficacia esecutiva diretta del titolo giudiziale, formatosi contro la società di persone, nei confronti del socio illimitatamente responsabile, è sufficiente rilevare che l’omessa notificazione del titolo esecutivo al debitore, ai sensi dell’art. 479 c.p.c., costituisce in ogni caso semplice motivo di opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c. (giurisprudenza costante; ex multis, cfr.: Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 24662 del 31/10/2013, Rv. 628901 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 15275 del 04/07/2006, Rv. 591706 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 24812 del 24/11/2005, Rv. 585584 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 3728 del 19/04/1996, Rv. 497167 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 11196 del 12/11/1993, Rv. 484312 – 01), secondo il costante indirizzo di questa Corte, che il ricorso non contiene argomenti idonei ad indurre a rivedere.

Di conseguenza, in relazione a tale motivo di opposizione (al quale può certamente ritenersi riferibile la implicita qualificazione in termini di opposizione agli atti esecutivi effettuata dal tribunale), è senz’altro corretto il rilievo di tardività dell’opposizione effettuato dal giudice di primo e unico grado di merito, rilievo di tardività che del resto non è stato oggetto di specifiche censure.

Peraltro, detta tardività sarebbe rilevabile comunque anche di ufficio nella presente sede, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3, determinando in ogni caso la dichiarazione di inammissibilità dell’opposizione.

4. Con il terzo motivo si denunzia “Violazione di legge art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione dell’art. 112 c.p.c. e art. 183 c.p.c., comma 7 per mancata emissione di prove rilevanti e decisivo ai fini della decidere”.

Il terzo motivo riguarda l’ammissione delle prove articolate dall’opponente a sostegno dei propri assunti di merito.

Poichè peraltro le relative questioni non possono trovare ingresso, nè in relazione ai motivi di opposizione all’esecuzione, nè in relazione ai motivi di opposizione agli atti esecutivi, per quanto sin qui osservato con riguardo ai primi due motivi del ricorso, esse restano assorbite, onde neanche questo motivo può trovare accoglimento.

5. Il ricorso è rigettato.

Nulla è a dirsi con riguardo alle spese del giudizio non avendo la parte intimata svolto attività difensiva nella presente sede. Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012 n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte:

– rigetta il ricorso;

– nulla per le spese.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012 n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2021

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