Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9859 del 14/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 14/04/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 14/04/2021), n.9859

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 28574-2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

B.G., rappresentato e difeso, per procura speciale in

calce al ricorso, dall’avv. Maria Concetta CATERA, ed elettivamente

domiciliato in Marino, al corso Vittoria Colonna, n. 196, presso lo

studio legale dell’avv. Augusto MANNI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3583/06/2019 della Commissione tributaria

regionale della SICILIA, Sezione staccata di CATANIA, depositata il

20/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/02/2021 dal Consigliere LUCIOTTI Lucio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il contribuente B.G. ha opposto il silenzio rifiuto dell’amministrazione finanziaria formatosi sull’istanza di rimborso del 90 per cento delle imposte pagate negli anni 1990, 1991, 1992, in quanto residente in una delle province della regione Sicilia colpite degli eventi sismici del dicembre 1990. Il ricorso del contribuente è stato accolto in primo grado dalla CTP di Ragusa e la sentenza impugnata dall’Agenzia delle entrate dinanzi alla CTR della Sicilia che ha rigettato l’appello ritenendo che la modifica apportata dal D.L. n. 91 del 2017, art. 16 octies, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 123 del 2017, alla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, nello stabilire una riduzione percentuale del 50 per cento qualora l’ammontare delle istanze di rimborso presentate ecceda le complessive risorse stanziate, opera soltanto in sede esecutiva e in ogni caso la norma non ha portata retroattiva, sicchè non era accoglibile la richiesta dell’Agenzia delle entrate di dichiarazione dell’intervenuta cessazione della materia del contendere in ragione del riconoscimento del diritto del B. al rimborso delle somme richieste ma “entro i limiti della spesa autorizzata ai sensi dell’art. 16-octies” citato.

2. Avverso la predetta sentenza l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui replica l’intimato con controricorso.

3. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

RITENUTO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate, deducendo la violazione e falsa applicazione di diverse disposizioni legislative e direttive comunitarie, lamenta sostanzialmente la violazione della L. 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, comma 665, come modificato dal D.L. n. 91 del 2017, art. 16 octies, convertito con modificazioni dalla L. n. 123 del 2017, censurando l’errore in cui sarebbe incorso il giudice d’appello affermando, da un lato, che la decurtazione del rimborso sarebbe applicabile in sede esecutiva e successivamente escludendo che la decurtazione sia applicabile nella concreta vicenda in esame, non incidendo la predetta disposizione sui giudizi in corso. Tale affermazione secondo l’Agenzia costituirebbe un’erronea applicazione delle norme vigenti e in particolare delle modifiche introdotte dal citato art. 16 octies; la norma opererebbe anche sui giudizi pendenti ed è interesse dell’Agenzia proporre la questione per ottenere una pronuncia della Corte che affermi esplicitamente l’applicabilità dello ius superveniens al giudizio in corso. Secondo l’Agenzia la norma sopravvenuta se interpretata restrittivamente, come ha ritenuto di fare la CTR, non avrebbe alcun ambito di applicazione poichè essa è stata introdotta quando ormai era decorso da annì il termine per proporre istanza di rimborso.

2. Il motivo è infondato, nei termini di cui appresso.

3. La L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, prevede in favore dei soggetti colpiti dal sisma siciliano del dicembre 1990 il diritto al rimborso delle imposte versate in misura maggiore del 10 per cento del dovuto. Successivamente, la L. n. 123 del 2017, art. 16-octies, comma 1, lett. b), di conversione, con modifiche, del D.L. n. 91 del 2017, attuata con il Provv. del Direttore dell’Agenzia delle entrate 26 settembre 2017, prot. n. 195405/2017, ha introdotto, tra le altre modifiche, la seguente disposizione; “In relazione alle istanze di rimborso presentate, qualora l’ammontare delle stesse ecceda le complessive risorse stanziate dal presente comma, i rimborsi sono effettuati applicando la riduzione percentuale del 50 per cento sulle somme dovute; a seguito dell’esaurimento delle risorse stanziate dal presente comma non si procede all’effettuazione di ulteriori rimborsi”.

4. Nel caso di specie, il contribuente ha impugnato il silenzio rifiuto sulla istanza di rimborso delle imposte pagate per il triennio 1990-1992, il giudice di primo grado ha riconosciuto il diritto, secondo la citata legge, art. 1, comma 665, mentre la norma di cui all’art. 16 octies citato è intervenuta dopo la proposizione dell’appello da parte della Agenzia delle entrate; pertanto il thema decidendum dell’appello è limitato alla sussistenza del diritto al rimborso, non venendo in esame le questioni della sufficienza o meno delle risorse per poterlo eseguire. Resa questa premessa, deve dirsi che la CTR si è correttamente attenuta ai principi di diritto già affermati da questa Corte in tema di applicazione dello ius superveniens ai processi in corso. In particolare, la giurisprudenza di questa Corte ha affermato che i limiti quantitativi al rimborso delle maggiori imposte pagate, introdotti dalla norma in esame, non incidono sul titolo della ripetizione, ma unicamente sull’esecuzione dello stesso, delineandosi come un posterius rispetto all’odierno giudizio, in cui non si discute della fase esecutiva; peraltro, costituisce jus receptum l’affermazione che, in mancanza di disposizioni transitorie, non incida sui giudizi in corso l’introduzione, con legge sopravvenuta, di un diverso procedimento amministrativo di rimborso (Cass. n. 9785/2018; Cass. 4570/2020).

5. Con il secondo motivo di ricorso la difesa erariale deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 44 e 46, sostenendo che la CTR aveva errato nel ritenere che non potesse essere pronunciata declaratoria di cessazione della materia del contendere perchè l’Agenzia delle entrate non aveva rinunciato al ricorso.

6. Anche questo motivo è infondato e va rigettato.

7. Invero, sulla scorta delle pronunce delle Sezioni Unite di questa Corte n. 1048 del 2000 e n. 13969 del 2004, si è affermato che Anche nel processo tributario, la cessazione della materia del contendere presuppone che le parti si diano reciprocamente atto dell’intervenuto mutamento della situazione dedotta in controversia e sottopongano al giudice conclusioni conformi, occorrendo che la parte che ha agito in giudizio per la tutela dei propri interessi ne abbia conseguito l’integrale soddisfacimento direttamente ad opera della controparte” (Cass. n. 27598 del 2013).

8. Orbene, nel caso di specie correttamente la CTR ha rilevato che l’Agenzia delle entrate non aveva “affatto riconosciuto il diritto al rimborso nella misura stabilita dalla Commissione di primo grado e chiesta dal contribuente”, il quale neppure aveva “rinunciato alla sua originaria pretesa”, così come d’altro canto l’amministrazione appellante non aveva rinunciato al ricorso d’appello, con il quale aveva dedotto l’omessa pronuncia del giudice di primo grado “sulla non operatività della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, nei confronti dei sostituti d’imposta” e “la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2” (ricorso per cassazione, pagg. 2 e 3), in tema di tardività dell’istanza di rimborso, quindi per motivi che esulavano dall’applicabilità o meno al caso di specie del citato ius superveniens, ma che miravano ad escludere in radice il diritto del contribuente al rimborso di quanto richiesto.

9. In estrema sintesi, il ricorso va rigettato e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali nella misura liquidata in dispositivo.

10. Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (Cass., Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714).

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese processuali che liquida in Euro 2.300,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre al rimborso forfettario nella misura del 15 per cento dei compensi e agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2021

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