Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9822 del 13/05/2015


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 9822 Anno 2015
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: GARRI FABRIZIA

SENTENZA
sul ricorso 14114-2012 proposto da:
AEM TORINO DISTRIBUZIONE SPA 08475780014, in persona
dell’Amministratore Delegato, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA DI RIPETTA 22, presso lo studio dell’avvocato GERARDO
VESCI, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati MARCO
GUASCO, RUGGERO PONZONE giusta procura speciale a
margine del ricorso;
– ricorrente contro
IRIDE SPA, ora IREN SPA, in persona del Presidente e legale
rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA VIA RIPETTA

J524
45

Data pubblicazione: 13/05/2015

22, presso lo studio dell’avvocato GERARDO VESCI, che la
rappresenta e difende unitamente agli avvocati ATTILIO BONINI,
FABIOLA ZAMBON giusta procura a margine della seconda pagina
del ricorso;

nonché contro
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE, in persona del Presidente e legale rappresentante, in
proprio e quale procuratore speciale della Società di Cartolarizzazione
dei Crediti Inps (S.C.C.I.) Spa, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA
CENTRALE DF.T L’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati
LRLIO MARITATO, ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO
giusta mandato speciale in calce al controricorso;
– controricon-ente nonché contro
EQUITALIA NORD SPA;
-intimata avverso la sentenza n. 1219/2011. della CORTE D’APPET LO di
TORINO del 2/11/2011, depositata 1’01/12/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
26/02/2015 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIA GARRI;
udito l’Avvocato Sciplino Ester (delega verbale avvvocato Sgroi)
difensore del controricorrente che si riporta agli scritti.
FATTO E DIRITTO
La AEM Torino Distribuzione s.p.a. (AEM Distribuzione) e la IRIDE
s.p.a. ora IREN s.p.a. proponevano opposizione avverso cartella
Ric. 2012 n. 14114 sez. ML – ud. 26-02-2015
-2-

– ricorrente –

7•

••••••-.•-•••■■■■•••••••

esattoriale con la quale alla prima società era chiesto il pagamento in
favore dell’ INPS della somma di € 446.863,32 a titolo di contributi
per CIGO, CIGS, mobilità, disoccupazione involontaria, malattia,
sanzioni ed interessi. Il Tribunale accoglieva la opposizione annullando

della sentenza di primo grado, riduceva la condanna ad € 344.560,56
confermando l’obbligo contributivo in capo alle società appellate
quanto alla cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, la
disoccupazione involontaria e la mobilità, detraendo per contro le
somme chieste per indennità di malattia con le relative somme
aggiuntive ed interessi.
Per la cassazione della decisione hanno proposto ricorso la IRIDE
s.p.a ora IREN s.p.a e la AEM s.p.a. sulla base di sei motivi.
L’ INPS, anche quale procuratore speciale di S.C.CI. s.p.a., ha
depositato tempestivo controricorso. Equitalia Nomos s.p.a (ora
Equitalia Nord s.p.a.) è rimasta intimata.
Con il primo motivo le società ricorrenti hanno dedotto plurime
violazioni di norme di diritto nonché vizio di motivazione, e censurato
la decisione per avere ritenuto dovuti i contributi per CIGS e CIGO.
Ricostruita la evoluzione normativa in tema di modalità di gestione dei
servizi pubblici da parte degli enti locali, rilevato che in base al
disposto della L. n. 448 del 2001, art. 35 detti enti, per la gestione di
servizi, reti, impianti e beni sono tenuti ad avvalersi di soggetti allo
scopo costituiti nella forma di società di capitali con la partecipazione
maggioritaria degli enti locali, anche associati, hanno sostenuto che la
partecipazione di soggetti pubblici al capitale sociale comportava che
esse ricorrenti dovessero essere annoverate nell’ambito delle ” imprese
industriali degli enti pubblici, anche se municipalizzate”, esonerate, in
base al disposto del D.C.P.S. n. 869 del 1947, art. 3 all’applicazione
Ric. 2012 n. 14114 sez. ML – ud. 26-02-2015
-3-

la cartella opposta. La Corte di appello di Torino, in parziale riforma

)

delle norme sull’integrazione dei guadagni degli operai dell’industria.
Hanno quindi dedotto il vizio di motivazione della decisione
impugnata con riferimento alle allegate caratteristiche di esse società,
che in ragione del peculiare oggetto, della presenza di capitale

dell’assoggettamento al regime di concessione pubblica ed al controllo
della Corte dei Conti non si prestavano ad essere inquadrate, come
invece avvenuto nella decisione impugnata, nell’ambito della normale
società per azioni di diritto comune.
Con il secondo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione L. n.
223 del 1991, art. 16, commi 1 e 2 nonché vizio si motivazione, hanno
censurato la decisione per avere affermato la sussistenza, dell’obbligo al
contributo di mobilità. Hanno richiamato le argomentazioni svolte a
sostegno del primo motivo in merito alla presenza di capitale pubblico,
alla “dominanza” dell’ente pubblico, alla natura del servizio espletato,
per sostenere che esse ricorrenti non rientravano nel campo di
applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di
integrazione salariale di cui alla L. n. 223 del 1991, art 16 ed erano
pertanto sottratte alla contribuzione per mobilità.
Con il terzo motivo, deducendo plurime violazioni di norme di diritto
nonché vizio di motivazione, hanno censurato la decisione per avere
ritenuto dovuta la contribuzione per disoccupazione involontaria.
Richiamate le argomentazioni spese ad illustrazione dei motivi
precedenti in ordine alla presenza maggioritaria di capitale pubblico,
alla peculiarità dell’oggetto sociale rappresentato dalla gestione di un

pubblico servizio, all’assoggettamento al controllo pubblico – anche
della Corte dei Conti – hanno sostenuto che esse società erano
riconducibili alla categoria dell’azienda pubblica o esercente pubblici
:

servizi, esonerate, in base al disposto del R.D.L. n. 1827 del 1945, art.
Ric. 2012 n. 14114 sez. ML – ud. 26-02-2015
-4-

pubblico, della “assoluta dominanza” dell’ente pubblico,

■.II

40, n. 2 all’obbligo della contribuzione per disoccupazione
involontaria. L’insussistenza dell’obbligo contributivo per la
disoccupazione involontaria risultava, altresì confermata anche dalla L.
,

n. 133 del 2008, art. 20, comma 2, che ricomprende, in una nozione
unitaria “le imprese dello Stato, degli enti pubblici e degli enti locali
privatizzate ed a capitale misto”, sancendo il venire meno della pretesa

I
[

OR W .

contributiva per il periodo anteriore al 1 gennaio 2009.
Con il quarto motivo, ad integrazione dei precedenti, hanno
denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 3 comma 1 del
DLCPS 12.8.1947 n. 869, dell’art. 16 commi 1 e 2 della 1. n. 223 del
1991, dell’art. 40 n. 2 RDL n. 1827 del 1935, dell’art. 20 commi 2,4,5 e
6 della L. n. 133 del 2008 e dell’art. 2112 c.c. in relazione all’art. 360
comma 1 n. 3 c.p.c..
Con l’ultimo motivo, infine, deducendo violazione e falsa applicazione
della L. n. 388 del 2000, art. 116, commi 8 e art. 15 hanno censurato la
decisione perché “atteso il contrasto interpretativo” le sanzioni
aggiuntive avrebbero dovuto essere applicate nella misura ridotta
prevista per tale ipotesi dall’art. 116 cit, art. 5.
Il primo motivo, è infondato.
Secondo il consolidato orientamento di questa Corte (v., tra le altre,
Cass. n. 14847/2009, n. 5816/2010, n. 19087, n. 20818, n. 20819, n.
22318, n. 27513/ 2013, n. 14089 e n. 13721/2014) in tema di
contribuzione previdenziale, le società a capitale misto, ed in
particolare le società per azioni a prevalente capitale pubblico, aventi
ad oggetto l’esercizio di attività industriali sono tenute al pagamento
dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e
la mobilità, non potendo trovare applicazione l’esenzione stabilita per
le imprese industriali degli enti pubblici, trattandosi di società di natura
essenzialmente privata, finalizzate all’erogazione di servizi al pubblico
Ric. 2012 n. 14114 sez. ML – ud. 26-02-2015
-5-

g

••••11~

in regime di concorrenza, nelle quali l’amministrazione pubblica
esercita il controllo esclusivamente attraverso gli strumenti di diritto
privato, e restando irrilevante, in mancanza di una disciplina
derogatoria rispetto a quella propria dello schema societario, la meta

dell’ente pubblico. È stato in particolare precisato che la forma
societaria di diritto privato è per l’ente locale la modalità di gestione
degli impianti consentita dalla legge e prescelta dall’ente stesso per la
duttilità dello strumento giuridico, in cui il perseguimento dell’obiettivo
pubblico è caratterizzato dall’accettazione delle regole del diritto
privato e che la finalità perseguita dal legislatore nazionale e
comunitario nella promozione di strumenti non autoritativi per la
gestione dei servizi pubblici locali è specificamente quella di non ledere
le dinamiche della concorrenza, assumendo rilevanza determinante, in
ordine all’obbligo contributivo, il passaggio del personale addetto all2
gestione del servizio dal regime pubblicistico a quello privatistico
(Cass. n. 20818/2013, Cass. 27513/2013).
Le argomentazioni delle odierni ricorrenti ripropongono questioni già
esaminate e disattese dai precedenti giurisprudenziali richiamati ai
quali, pertanto, va data continuità.
Anche il secondo ed il terzo motivo di ricorso sono manifestamente
infondati.
In numerose pronunzie, questa Corte, richiamata la normativa di
riferimento, all’epoca costituita dal R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 40 e
dal D.P.R. n. 818 del 1957, art. 36 bis ha affermato che dalla
coordinata lettura di tali norme si evince che:
anche in relazione al personale dipendente delle aziende esercenti
pubblici servizi l’esenzione dall’assicurazione obbligatoria per la
disoccupazione volontaria opera soltanto ove ai medesimi sia garantita
Ric. 2012 n. 14114 sez. ML – ud. 26-02-2015
-6-

partecipazione – pur maggioritaria, ma non totalitaria – da parte

la stabilità d’impiego; anche in relazione ai personale dipendente delle
aziende esercenti pubblici servizi detta stabilità d’impiego, ove non
risultante da norme regolanti lo stato giuridico e il trattamento
economico, deve essere accertata dal Ministero competente su

domanda.
In difetto di disposizioni di legge o regolamentari specificamente
riguardanti la. tipologia d’impresa cui appartengono le ricorrenti diviene
quindi sostanzialmente irrilevante, ai fini de quibus, accertare se alla
stessa debba o meno essere riconosciuta la qualifica di azienda
esercente un pubblico servizio, posto che, anche in ipotesi affermativa,
da ciò non potrebbe farsene derivare, de plano, l’invocata esenzione
contributiva.
Del pari, non essendo ricomprese le clausole pattizie di cui alla
contrattazione collettiva di diritto comune fra le “norme regolanti lo
stato giuridico e il trattamento economico”, l’eventuale stabilità
d’impiego garantita da detta contrattazione collettiva non potrebbe di
per sé condurre all’esenzione contributiva in difetto di domanda di
accertamento al riguardo da parte del datore di lavoro e di conseguente
riconoscimento di detta stabilità da patte dell’Autorità amministrativa
competente., (cfr, altresì, sul punto, ex plurirnis, Cass. n. 18455/ 2014,
n. 28022/2014, n. 20139/2014; n. 24524/2013).
In merito poi al riconoscimento amministrativo della “stabilità di
impiego” si rileva che nel caso di specie le ricorrenti non deducono di
avere inoltrato la. domanda, né tanto meno, che sia stata riconosciuta
nei loro confronti la stabilità d’impiego dei dipendenti. Sostengono
invece, di essere “subentrate”, in quanto società derivate, nell’esonero
contributivo a suo tempo accordato all’azienda municipalizzata AEM.
L’assunto non può essere condiviso, sia perché l’azienda
Ric. 2012 n. 14114 sez. ML – ud. 26-02-2015
-7-

domanda del datore di lavoro, con decorrenza dalla data di tale

:

municipalizzata AEM, oggi non più esistente, era un soggetto giuridico
diverso dalla società per azioni in cui venne trasformata e, a fortiori,
dalle altre società che da quest’ultima sono state scorporate; sia perché,
essendo stata la valutazione della sussistenza della stabilità d’impiego

resa in relazione alle disposizioni vigenti all’epoca il riconoscimento
invocato non è parametrabile alla diversa disciplina vigente all’epoca
dei fatti per cui è causa, atteso che i contratti collettivi di lavoro che,
secondo l’assunto della parte ricorrente, regolano il rapporto d’impiego
dei dipendenti, sono stati conclusi a distanza di molti anni (cfr. altresì,
sul punto, ex plurimis, Cass. n. 13721/2014, n. 28022/2013, n.
24524/2013).
Non avendo, anche in questo caso, parte ricorrente offerto argomenti
diversi ed ulteriori rispetto a quelli esaminati e disattesi dal giudice di
legittimità nelle pronunce sopra richiamate la decisione di appello deve
essere sul punto confermata.
L’ultimo motivo è anch’esso da respingere.
Si premette che patte ricorrente nel censurare la decisione di appello in
ordine alla mancata applicazione delle sanzioni in misura ridotta si è
limitata a dedurre che il contrasto di orientamenti giustificava tale
riduzione, ai sensi dell’art.116 comma 15 1. n. 388 del 2000, senza
allegare di avere provveduto all’integrale pagamento dei contributi e
dei premi dovuti alle gestioni previdenziali e assistenziali. Formulato in
questi termini il motivo si rivela inidoneo a validamente censurare la
statuizione del giudice di appello atteso che, secondo quanto già
A

affermato da questa Corte (Cass. n. 27513/ 2013) il citato comma 15,
pone come premessa per la riduzione delle sanzioni civili, in caso di
ritardato o omesso pagamento dei contributi “derivanti da oggettive
incertezze connesse a contrastanti ovvero sopravvenuti diversi
Ric. 2012 n. 14114 sez. ML – ud. 26-02-2015
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per i dipendenti dell’azienda municipalizzata AEM necessariamente

orientamenti giurisprudenziali o determinazioni amministrative sulla
ricorrenza dell’obbligo contributivo successivamente riconosciuto in
sede giurisdizionale o amministrativa in relazione 3112 particolare
rilevanza delle incertezze interpretative che hanno dato luogo alla

alle gestioni previdenziali e assistenziali”.
Consegue il rigetto del ricorso.
Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Condanna le società ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di
legittimità in favore della parte controricorrente che liquida in
complessivi € 10.000,00 per compensi professionali, € 100,00 per
esborsi, oltre spese forfettizzate al 15% ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, 1126 febbraio 2015
Il Consigliere estensore

inadempienza”, l’integrale pagamento dei contributi e dei premi dovuti

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