Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9814 del 24/04/2010

Cassazione civile sez. II, 24/04/2010, (ud. 12/11/2009, dep. 24/04/2010), n.9814

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – President – –

Dott. PETITTI Stefano – Consiglie – –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consiglie – –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consiglie – –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consiglie – –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30272-2006 proposto da:

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro in carica,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

A.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1030/2005 del GIUDICE DI PACE di POTENZA del

2/12/05, depositata il 12/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/11/2009 dal Consigliere Relatore Dott. IPPOLISTO PARZIALE;

– nessuna delle parti e’ presente;

– e’ presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS, che si

riporta alle conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Parte ricorrente impugna il provvedimento su indicato, che accoglieva l’opposizione proposta dall’odierno intimato avverso il verbale n. (OMISSIS) della Polizia stradale di Potenza per la violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 8, accertata mediante autovelox modello 104/C2.

Il Giudice di Pace riteneva l’apparecchiatura non idonea ad effettuare in modo chiaro e accettabile la misurazione di velocita’ dei veicoli, poiche’ non sottoposta alla necessaria periodica verifica e taratura. Riteneva assorbiti gli altri motivi di ricorso.

Parte ricorrente articola un unico motivo di ricorso col quale lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 273 del 1991, art. 45 e art. 142 C.d.S., comma 6 nonche’ degli artt. 192 e 345 relativo reg. esec..

Nessuna attivita’ in questa sede ha svolto l’intimato.

Attivatasi procedura ex art. 375 c.p.c., il Procuratore Generale invia requisitoria scritta nella quale conclude con richiesta di trattazione del ricorso in pubblica udienza.

Tali conclusioni della Procura Generale non ostano alla pronuncia in camera di consiglio. Infatti, l’inammissibilita’ della pronuncia in camera di consiglio e’ ravvisabile solo ove la Corte ritenga che non ricorrano le ipotesi di cui all’art. 375 c.p.c., primo e secondo comma, oppure emergano condizioni incompatibili con una trattazione abbreviata. In tali casi la causa deve essere rinviata alla pubblica udienza. Nel caso in cui, invece, la Corte ritenga, come nella specie, che la decisione del ricorso presenta aspetti di evidenza compatibili con l’immediata decisione, puo’ pronunciarsi la manifesta infondatezza o la manifesta fondatezza dell’impugnazione, anche ove le conclusioni del pubblico ministero siano, all’opposto, per la trattazione in pubblica udienza (Cass. 2007 n. 23842; Cass. 2007, n. 1255).

Il ricorso e’ fondato e va accolto.

Infatti, in ordine al motivo di ricorso con il quale si deduce l’inaffidabilita’ dello strumento utilizzato per non essere stato sottoposto alla ritenuta necessaria preventiva e periodica taratura, occorre osservare che questa Corte ha gia’ avuto modo di occuparsi di tale problematica di recente con la sentenza n. 29333 del 2008, che ha diffusamente esaminato la questione anche sotto il profilo della costituzionalita’ della normativa vigente.

A tale fine si riportano sinteticamente i punti significativi di tale decisione, i cui principi risultano applicabili anche all’odierno ricorso.

La disciplina legale delle misurazioni – a partire dal T.U. delle leggi sui pesi e le misure approvato con R.D. 23 agosto 1890, n. 7088, cui fece seguito il regolamento sul servizio metrico approvato con R.D. 31 gennaio 1909, n. 242, entrambi successivamente piu’ volte aggiornati ed integrati, in particolare dalla L. 13 dicembre 1928, n. 2886 sulla definizione delle unita’ legali di peso e di misura ha sempre avuto quale specifica finalita’ quella di regolare rapporti di carattere essenzialmente privatistico inerenti l’industria, l’agricoltura, il commercio ed, indirettamente, il pubblico interesse alla certezza nelle transazioni commerciali in genere e gia’ allora, laddove si rese necessaria la regolamentazione di materie particolari implicanti interessi od esigenze difformi o non suscettibili d’essere ricondotti alla disciplina generale, il legislatore intervenne con normative ad hoc in deroga, od in aggiunta, a quella, generale (cfr.

ad ex. L. 7 luglio 1910, n. 480 sul carato metrico, la L. 5 febbraio 1934, n. 305 sul titolo dei metalli preziosi, il D.Lgs. 21 marzo 1948, n. 370 sulle unita’ fotometriche ed elettriche).

Le medesime finalita’ risultano perseguite dalla normativa comunitaria di base (cfr. il preambolo alla Diretriva 80/181/CER del Consiglio in data 20.12.1979 per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri, relative alle unita’ di misura laddove, tra l’altro, si considera “… che le legislazioni degli Stati Membri che prescrivono l’impiego di unita’ di misura differiscono da uno Stato Membro all’altro e pertanto ostacolano le transazioni commerciali;

che, di conseguenza, per eliminare detti ostacoli e’ necessario armonizzare le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative; … che in data 18 ottobre 1971 il Consiglio ha adottato la Direttiva 71/’354/CEE intesa ad armonizzare le legislazioni degli Stati Membri alfine di eliminare gli ostacoli negli scambi mediante approvazione a livello comunitario del sistema internazionale delle unita’; … che, durante il periodo transitorio, e’ indispensabile mantenere una situazione chiara in materia di impiego di unita’ di misura negli scambi tra gli Stati Membri, in particolare allo scopo di proteggere il consumatore; …”; ed ancora il preambolo della Direttiva 1999/103/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio in data 24.1.2000, laddove, tra l’altro, si considera “…

che taluni paesi terzi non accettano nei propri mercati i prodotti le cui indicazioni sono apposte unicamente nelle unita’ legali stabilite dalla Direttiva 80/181/CEE; le imprese che esportano i loro prodotti in tali paesi si troverebbero in una situazione di svantaggio qualora si vietasse l’apposizione di indicazioni supplementari …”); alla quale sono seguiti adattamenti, anche in funzione di singole materie e dell’entrata in vigore, pur sempre rimanendo nel medesimo ambito d’interessi, ma sono state anche aggiunte disposizioni intese a disciplinare settori in origine non presi in considerazione ed implicanti interessi diversi e specifici (quale quello sanitario di cui alla Direttiva 85/1/CEE del Consiglio in data 18.12.1984).

E’ da notare che la piu’ recente delle Direttive in materia, la 2004/22/CE del 31 marzo 2004, elenca specificamente, all’art. 1, gli strumenti nella stessa specificamente considerati, tra i quali non sono ricompresi i misuratori di velocita’, onde, ad oggi, non essendo state emanate Direttive comunitarie in materia, il controllo CEE non puo’ ancora essere attuato su tali dispositivi che, in tutti i Paesi Membri, vengono allo stato approvati e disciplinati secondo le rispettive normative nazionali (unica eccezione e’ data dalla disciplina dei cronotachigrafi, soggetti allo specifico regolamento CEE n. 3821/85 del 20.12.1985, come modificato dal Regolamento CE n. 2135/98 del 24.11.1998 e dal Regolamento CE n. 561/06 del 15.3.06, ai quali l’ordinamento italiano e’ stato adeguato con D.M. 10 agosto 2007 del Ministero dello Sviluppo Economico, normative che riflettono anch’esse, significativamente, esigenze riferite piu’ all’aspetto socio-commerciale delle finalita’ perseguite nel settore dei trasporti su strada che non a quello attinente alla viabilita’ ed ai connessi problemi di sicurezza).

In buona sostanza, non esistono, allo stato, norme comunitarie vincolanti in materia di misurazione della velocita’ dei veicoli e di pertinenti apparecchiature.

Al qual riguardo si deve considerare che, contrariamente a quanto a volte sostenuto dalle parti interessate e da alcuni giudici del merito, non e’ vincolante la normativa UNI EN 30012 (Sistema di Conferma Metrologica di Apparecchi per Misurazioni) che, in assenza di leggi o regolamenti di recepimento, rappresenta unicamente un insieme di regole di buona tecnica, impropriamente definite “norme”, alle quali, in assenza di obblighi giuridici, i costruttori decidono autonomamente di conformarsi; cosi’ come non e direttamente applicabile la raccomandazione OIML R91 del 1990 (“Apparecchiature Radar per la Misura della Velocita’ dei Veicoli”), peraltro non attinente al caso di specie in quanto relativa alle apparecchiature radar.

Il legislatore italiano, nell’adeguarsi alla surrichiamata normativa europea sul riavvicinamento delle singole legislazioni in materia di unita’ di misura, con la Legge Delega 9 febbraio 1982, n. 42, il D.P.R. 12 agosto 1982, n. 802, la L. 11 agosto 1991, n. 273, il D.M. Attivita’ Produttive 10 dicembre 2001 (nella cui intestazione e’ significativamente indicato “materia: commercio”), ha adeguato l’ordinamento interno a quello comunitario perseguendo le medesime finalita’. Le quali, all’evidenza, sono del tutto diverse da quelle perseguite con il porre la disciplina dell’utilizzazione delle vie di comunicazione e dei mezzi di trasporto, le cui norme sono intese alla tutela dei diversi interessi, pubblico e privato, alla sicurezza della circolazione, in funzione dell’ordine pubblico, della preservazione dell’integrita’ fisica degli individui, della conservazione dei beni.

Occorre rilevare ancora che la materia dell’impiego e della manutenzione dei misuratori di velocita’ ha una propria disciplina, specifica rispetto alle norme che regolamentano gli altri apparecchi di misura, contenuta nel D.M. 29 ottobre 1997, relativo all’approvazione dei prototipi delle apparecchiature per l’accertamento dell’osservanza dei limiti di velocita’ e alle loro modalita’ di impiego, il cui art. 4 stabilisce che “gli organi di polita stradale interessati all’uso delle apparecchiature per l’accertamento dell’osservanza dei limiti di velocita’ sono tenuti a – rispettare le modalita’ di installazione e di impiego previste nei manuali d’uso”, escludendo, percio’, la necessita’ di un controllo periodico finalizzato alla taratura dello strumento di misura se non e’ espressamente richiesto dal costruttore nel manuale d’uso depositato presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al momento della richiesta di approvazione, ovvero nel decreto stesso di approvazione.

Si noti, infine, che alcuni tipi d’apparecchi di piu’ recente approvazione in quanto da utilizzarsi in modalita’ automatica, cioe’ senza la presenza ed il diretto controllo dell’operatore di polizia stradale nelle ipotesi espressamente previste e consentite, devono essere sottoposti ad una verifica periodica tendente a valutare la corretta funzionalita’ dei meccanismi di rilevazione che, secondo le disposizioni del D.M. 29 ottobre 1997, richiamato art. 4, deve essere effettuata a cura del costruttore dell’apparecchio o di un’officina da questo abilitata con cadenza al massimo annuale.

Ne risulta, dunque, un complesso sistema di controlli – preventivi, in corso d’utilizzazione e successivi – tale da garantire il cittadino assoggettato all’accertamento sia in ordine alla legittimita’ dell’azione amministrativa, sia in ordine a possibili disfunzioni delle apparecchiature che possano incidere sul suo diritto di difesa.

I controlli preventivi si svolgono, come da riportata disciplina, in fase d’omologazione od approvazione del prototipo e, considerata la partecipazione al procedimento d’organi tecnici e d’istituti specializzati, non sembra possano sollevarsi dubbi al riguardo.

Si svolgono altresi’, in fase d’utilizzazione del singolo apparecchio, da parte degli agenti operatori all’atto della sua predisposizione per le operazioni di rilevamento, in ossequio alle disposizioni impartite con D.M. 29 ottobre 1977, relativo all’approvazione di prototipi di apparecchiature per l’accertamento dell’osservanza dei limiti di velocita’ e alle loro modalita’ di impiego, il cui art. 4 stabilisce che “gli organi di polizia stradale interessati all’uso delle apparecchiature per l’accertamento dell’osservanza dei limiti di velocita’ sono tenuti a rispettare le modalita’ di installazione e di impiego previste nei manuali d’uso”.

Il Giudice di Pace non si e’ attenuto a tali principi.

Il ricorso va accolto, il provvedimento impugnato cassato, e, residuando altri profili dell’opposizione non esaminati, la causa va rimessa ad altro magistrato dello stesso ufficio, che decidera’ anche sulle spese.

PQM

LA CORTE accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altro magistrato dello stesso ufficio (Giudice di Pace di Potenza), che decidera’ anche sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 24 aprile 2010

 

 

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