Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9810 del 14/04/2021

Cassazione civile sez. I, 14/04/2021, (ud. 04/03/2021, dep. 14/04/2021), n.9810

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9930/2020 proposto da:

G.F., nato a (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avv.

Michele Cipriani, elettivamente domiciliato presso il domicilio

digitale casella pec: michele.cipriani.firenze.pecavvocati.it;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, ((OMISSIS)), in persona del Ministro pro

tempore, Prefettura Biella;

– intimato –

avverso l’ordinanza n. 124/2019 del GIUDICE DI PACE di BIELLA,

depositata il 09/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/03/2021 dalla Cons. Dott. RUSSO RITA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1.- Il ricorrente, cittadino (OMISSIS) ha proposto opposizione al decreto espulsione emesso dal Prefetto di Biella in data 24 gennaio 2019, lamentando l’ingiustizia del provvedimento di accompagnamento alla frontiera. Il giudice di pace di Biella, con sentenza depositata il 9 settembre 2019 ha respinto il ricorso dando atto che il provvedimento di accompagnamento era stato già convalidato.

Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione l’interessato, affidandosi a due motivi. Non si è costituita l’amministrazione intimata.

2.- Con il primo motivo del ricorso si lamenta in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, commi 4 e 5, artt. 1, 3 e 4 della Direttiva 2008/115 CE e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 3. Lamenta anche l’omesso esame di fatto decisivo per il giudizio relativamente al diniego della concessione per la partenza volontaria in ragione della ritenuta esistenza del pericolo di fuga, in relazione all’art. 360, n. 5. Con il secondo motivo del ricorso si lamenta la violazione e l’omessa applicazione di legge in relazione all’art. 13, commi 4 e 5 cit. nonchè la violazione dell’art. 112 c.p.c. e del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Deduce che egli aveva diritto al termine per la partenza volontaria, avendo uno zio che poteva ospitarlo, che non sussisteva rischio di fuga e che il giudice di pace ha omesso di motivare su quella parte della domanda di annullamento ove si eccepiva la mancanza degli indici rivelatori del rischio di fuga.

I motivi possono esaminarsi congiuntamente e sono entrambi inammissibili.

Il ricorrente ha proposto opposizione al decreto di espulsione sul presupposto, erroneo, che il decreto di espulsione sia impugnabile per la (asseritamente) ingiusta previsione dell’accompagnamento alla frontiera; invece, la questione doveva essere proposta nel giudizio di convalida e non in quello di opposizione al decreto di espulsione.

In merito questa Corte si è già pronunciata affermando che “Le regole sull’esecuzione dell’espulsione amministrativa dello straniero, dettate dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 5, nel testo modificato dal D.L. n. 89 del 2011, conv. in L. n. 129 del 2011, non hanno alcuna incidenza sulla legittimità del decreto prefettizio di espulsione atteso che eventuali difformità attinenti all’esecuzione rilevano in sede di sindacato della convalida dell’accompagnamento o del trattenimento non legittimi, ma non in ordine al parametro alla stregua del quale deve essere valutata la legittimità del decreto di espulsione, desumibile unicamente del medesimo D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2” (Cass. 33171/2019).

A questo principio il Collegio intende dare continuità, considerando che di recente esso è stato ribadito anche in relazione alla compatibilità con le disposizioni della Direttiva 2008/115/CE, affermando che “Non può essere dichiarata l’illegittimità del provvedimento di espulsione amministrativa solo perchè esso non contenga un termine per la partenza volontaria, in quanto tale mancanza può incidere sulla misura coercitiva adottata per eseguire l’espulsione, ma non sulla validità del provvedimento espulsivo, o perchè non contenga l’informazione circa la facoltà di fare rientro volontario, ostandovi il principio secondo cui detta omessa informazione può essere fatta valere esclusivamente nel giudizio di convalida avverso il provvedimento di accompagnamento coattivo o di trattenimento emesso dal questore, attesa la separazione in due fasi distinte del complessivo procedimento di allontanamento coattivo dello straniero; ne consegue l’insussistenza della violazione della direttiva 2008/115/CE in quanto il diritto dell’interessato a contraddire o a difendersi in merito all’alternativa tra partenza volontaria ed esecuzione coattiva dell’espulsione può dispiegarsi nel predetto giudizio di convalida” (Cass. 7128/2020).

Ne consegue la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Nulla sulle spese in difetto di costituzione dell’amministrazione intimata.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio da remoto, il 4 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2021

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