Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9797 del 14/04/2021

Cassazione civile sez. I, 14/04/2021, (ud. 19/11/2020, dep. 14/04/2021), n.9797

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 446/2019 R.G. proposto da:

O.S., rappresentato e difeso dagli Avv. Loredana Liso, e

Luciano Garofalo, con domicilio eletto in Roma, via Mercalli, n. 13,

presso lo studio dell’Avv. Ugo Altomare;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Bari n. 1536/18,

depositata il 10 settembre 2018.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 19 novembre

2020 dal Consigliere Dott. Guido Mercolino.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza del 10 settembre 2018, la Corte d’appello di Bari ha dichiarato inammissibile il gravame interposto da O.S., cittadino della (OMISSIS), avverso l’ordinanza emessa il 18 gennaio 2018 dal Tribunale di Bari, che aveva rigettato la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e, in subordine, della protezione sussidiaria o del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposta dall’appellante.

A fondamento della decisione, la Corte ha rilevato che l’ O. non aveva fatto alcun riferimento alla vicenda personale allegata a sostegno della domanda e non aveva contestato in alcun modo il giudizio d’inattendibilità espresso dall’ordinanza di primo grado, ma si era limitato a dolersi della sua mancata audizione, in realtà avvenuta. Ha ritenuto inoltre generica l’invocazione della situazione d’instabilità esistente in Nigeria, osservando che l’appellante non aveva contestato le argomentazioni svolte dal Tribunale in ordine all’insussistenza di un conflitto armato nella sua zona di origine. Ha rilevato infine che non era stata dedotta alcuna specifica situazione di vulnerabilità, ma era stato prodotto soltanto un contratto di lavoro a tempo determinato.

2. Avverso la predetta sentenza l’ O. ha proposto ricorso per cassazione, articolato in cinque motivi, illustrati anche con memoria. Il Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente, si rileva che, con atto notificato all’Amministrazione il 31 luglio 2020 e depositato in Cancelleria il 25 settembre 2020, il ricorrente ha dichiarato di rinunciare alla domanda di riconoscimento della protezione internazionale, nonchè agli atti ed al giudizio in esame.

In quanto sottoscritta soltanto dal ricorrente, e non anche dal suo difensore, il quale non ha provveduto neppure all’autenticazione della firma, ma si è limitato a curare la notificazione dell’atto, tale rinuncia risulta priva dei requisiti formali prescritti dall’art. 390 c.p.c., comma 2 e quindi inidonea a determinare l’estinzione del giudizio di legittimità, indipendentemente dalla mancata costituzione della controparte e dalla circostanza che la stessa ne sia venuta a conoscenza (cfr. Cass., Sez. I, 7/03/ 2008, n. 6189; Cass., Sez. II, 4/02/2000, n. 1247; Cass., Sez. III, 25/11/1997, n. 11821); il tenore della dichiarazione, recante non solo una rinuncia agli atti ed al giudizio di cassazione, ma anche una rinuncia alla domanda, per la quale non è richiesta l’osservanza di forme particolari nè l’accettazione della controparte (cfr. Cass., Sez. III, 19/12/2019, n. 33761; 14/11/ 2011, n. 23749; Cass., Sez. II, 23/07/2019, n. 19845), consente peraltro di ravvisarvi una rinuncia all’azione, la quale, comportando il venir meno dello interesse del ricorrente alla decisione dell’impugnazione, giustifica la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.

2. La mancata costituzione dell’intimato esclude la necessità di provvedere al regolamento delle spese processuali.

In quanto giustificata dal venir meno dell’interesse alla decisione della controversia, sopravvenuto alla proposizione dell’impugnazione, la predetta pronuncia non comporta l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, riferibile esclusivamente all’ipotesi in cui il giudizio di legittimità si concluda con il rigetto dell’impugnazione ovvero con la dichiarazione dell’inammissibillità originaria della stessa (cfr. Cass., Sez. III, 10/02/2017, n. 3542; Cass., Sez. VI, 2/07/2015, n. 13636).

P.Q.M.

dichiara cessata la materia del contendere.

Così deciso in Roma, il 19 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2021

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