Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9781 del 14/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 14/04/2021, (ud. 23/02/2021, dep. 14/04/2021), n.9781

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCIOTTI Lucio – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27571-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente-

contro

TEKNO SHOES SRL IN LIQUIDAZIONE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 744/8/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL VENETO, depositata il 20/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CROLLA

COSMO.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. La soc. Tekno Shoes srl in liquidazione proponeva ricorso avanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Venezia avverso l’avviso di accertamento con il quale l’Ufficio operava una ripresa Irpef Irap ed Iva per l’anno di imposta 2007 sul presupposto dell’oggettiva inesistenza dell’operazione indicata nelle fatture emesse dalla ditta individuale Ciccompany di C.C. dell’importo di Euro 64.233,00.

2. La CTP accoglieva il ricorso,

3. Sull’appello proposto dalla Agenzia delle Entrate la CTR rigettava l’appello osservando che i plurimi elementi offerti dall’Ufficio a fondamento dell’elemento costitutivo dell’accertamento dati dalla inesistenza della prestazione dedotta in fattura non assurgevano a presunzioni di inesistenza delle forniture riportate nelle fatture.

4. Avverso la sentenza della CTR ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate affidandosi a due motivi; la contribuente non si è costituita.

5. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo l’Agenzia delle Entrate deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; si sostiene che l’impugnata sentenza ha erroneamente ritenuto che i fatti indiziari indicati nell’accertamento fossero inidonei a fondare una presunzione di fatturazione inesistente.

1.1 Con il secondo motivo viene dedotta violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, per avere la CTR non correttamente applicato i principi relativi alla ripartizione dell’onere probatorio in materia di emissione di fattura per operazione inesistente.

2. I motivi, da esaminarsi congiuntamente stante la loro intima connessione, sono fondati.

2.1 Va innanzitutto delineato il regime di ripartizione dell’onere probatorio nella ipotesi, come quella in esame, nella quale l’Ufficio opera una ripresa fiscale sulla base della emissione di fatture riferite ad operazioni asseritamente inesistenti.

2.2 Occorre rammentare che la fattura, di regola, è documento idoneo a rappresentare un costo d’impresa, come si evince dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 21, che ne disciplina il contenuto, e costituisce titolo per il contribuente ai fini del diritto alla detrazione dell’I.V.A. e alla deducibilità dei costi, sicchè, nella ipotesi di fatture che l’Amministrazione ritenga relative ad operazioni inesistenti, non spetta al contribuente provare che l’operazione è effettiva, ma spetta all’Ufficio, che adduce la falsità del documento, dimostrare che l’operazione commerciale, oggetto della fattura, in realtà non è mai stata posta in essere (Cass. 12 dicembre 2005, n. 27341; Cass. 6 giugno 2012, n. 9108; Cass. 5 dicembre 2014, n. 25775; Cass. 14 gennaio 2015, n. 428).

2.3 Tale prova può ritenersi raggiunta qualora l’Amministrazione fornisca validi elementi, che possono anche assumere la consistenza di presunzioni semplici, considerato che la prova presuntiva non è collocata su un piano gerarchicamente subordinato rispetto ad altri fonti di prova e costituisce una prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza anche in via esclusiva ai fini della formazione del proprio convincimento (Cass. 6 giugno 2012, n. 9108; Cass. 5 luglio 2018, n. 17619).

2.4 Pertanto, nel caso, come quello in esame, in cui l’Ufficio ritenga che la fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti, cioè sia mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai poste in essere, ha l’onere di fornire – alla stregua del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 2 – elementi validi per affermare che l’operazione fatturata non è stata effettuata (ad esempio, provando che la società emittente la fattura è una “cartiera” o una società “fantasma”); in tal caso passerà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate (Cass. 19 ottobre 2007, n. 21953; Cass. 11 giugno 2008, n. 15395; Cass. 30 ottobre 2013, n. 24426; Cass. 18 dicembre 2014, n. 26854).

2.5 Ovviamente tale prova del contribuente non potrà consistere nella esibizione della fattura, nè nella sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, i quali sono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia (Cass. 3 dicembre 2001, n. 15228; Cass. 10 giugno 2011, n. 12802; Cass. 14 gennaio 2015, n. 428; Cass., sez. 6-5, ord. 15 maggio 2018, n. 11873; Cass. 5 luglio 2018, n. 17619; Cass. 19 ottobre 2018, n. 26453).

2.6 Ciò premesso la pretesa fiscale si basa su plurimi elementi indiziari offerti dall’Ufficio, risultati sul piano fattuale accertati in corso di giudizio, e costituiti: a) dalla dichiarazione del legale rappresentante della Tekno Shoes srl di aver acquistato materiale similare a quello oggetto della fattura da altri fornitori; b) dalla espressa ammissione da parte del titolare della Cicompany, C.C., circa la fittizietà delle transazioni commerciali indicate nelle fatture riferite a merci ed accessori mai prodotti e ceduti a chicchessia. Il diretto protagonista della vicenda forniva alla Guardia di Finanza indicazioni sulle modalità con le quali venivano compiute le operazioni di false fatturazioni; c) l’apertura del procedimento penale a carico C.C. per il delitto previsto e punito dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 8, comma 1, definitosi con sentenza di applicazione della pena su richiesta ex art. 444 c.p.p..; d) dalla accertata mancata spedizione della merce apparentemente fornita da Cicompany (rotoli di stampa a caldo, fogli di cartoncino pennarelli per la rifinitura necessarie per la realizzazione delle tomaie) in Serbia presso le società di produzionè delle tomaie delle scarpe; e) dalla mancanza di una reale struttura aziendale e/o magazzino della Cicompany che svolgeva la propria attività di “commercio all’ingrosso di articoli di cancelleria” presso l’abitazione del titolare.

2.7 A fronte della prospettazione di tali elementi, basati su fatti e circostanze acclarate, che sorreggono l’accertamento la CTR, anzichè verificare se il contribuente avesse o meno fornito alcuna prova idonea a smentire l’assunto dell’Ufficio circa la fittizietà delle operazioni indicate nelle fatture, ha compiuto una generica e parziale valutazione di insufficienza degli elementi presuntivi non facendo buon governo dei principi giurisprudenziali in materia di ripartizione dell’onere probatorio sopra enunciati.

3. Ne consegue l’accoglimento dei motivi e la cassazione della sentenza con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Veneto, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte;

– Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Veneto, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 23 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA