Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9773 del 14/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 14/04/2021, (ud. 23/02/2021, dep. 14/04/2021), n.9773

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13911-2019 proposto da:

COMUNE NICOSIA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA EMILIA 88, presso lo studio dell’avvocato

ROSAMARIA LO GRASSO, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE

MATARAZZO;

– ricorrente –

contro

I.G.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 4463/7/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA SICILIA, depositata il 15/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

GIOVANNI CONTI.

 

Fatto

FATTI E SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

IL Comune di Nicosia ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, contro I.G., impugnando la sentenza resa dalla CTR Sicilia indicata in epigrafe che ha confermato la pronunzia di primo grado con la quale era stata annullata la cartella di pagamento relativa a TARSU per gli anni 2009/2011. Il giudice di appello ha ritenuto che nel territorio regionale la competenza ad adottare modifiche tariffarie in materia TARSU non spetta al Sindaco ma rientra fra le attribuzioni del Consiglio comunale, nemmeno potendosi ritenere valida la delibera adottata dalla Giunta Municipale a distanza di tre anni.

La parte intimata non si è costituita.

Con l’unico motivo proposto il Comune di Nicosia ha dedotto la violazione della L. n. 142 del 1990, art. 4 e art. 32, comma 2, lett. g), nonchè della L.R. Siciliana n. 48 del 1991, art. 1 e della L.R. n. 7 del 1992, art. 13. Assume che nel territorio siciliano la competenza in materia di determinazione delle aliquote delle tariffe per la fruizione di beni e servizi apparterrebbe al Sindaco.

La censura è fondata nei termini di cui in motivazione.

Questa Corte ha più volte avuto modo di affrontare questioni simili a quella di cui qui si discute, con riguardo alle determine comunali in materia di determinazione delle aliquote delle tariffe ai fini TARSU. In tali circostanze si è affermato che “Il D.P.R. n. 142 del 1990, art. 32, comma 2, lett. g) ed e) riconosce la competenza del Consiglio Comunale per “l’istituzione, i compiti e le norme sul funzionamento degli organismi di decentramento e di partecipazione”. Il medesimo decreto, art. 4, stabilisce che “lo statuto, nell’ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’ente ed in particolare determina le attribuzioni degli organi”. La riserva contenuta nella norma testè riportata è stata in Sicilia recepita con la L. R. n. 48 del 1991, art. 1, lett. a), recante “Provvedimenti in materia di Autonomie Locali”, a mente del quale “lo statuto nell’ambito dei principi fissati dalla legge stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’Ente ed in particolare determina le attribuzioni degli organi”. Dal canto suo l’art. 49 dello Statuto del Comune di Palermo attribuisce alla Giunta la competenza di procedere” a variazioni delle tariffe e aliquote dei tributi comunali e dei corrispettivi dei servizi a domanda individuale entro i limiti indicati dalla legge o dal Consiglio comunale”. Il D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 42, ha sancito la competenza del Consiglio Comunale sulla istituzione e ordinamento dei tributi, con espressa esclusione della determinazione delle relative aliquote che in via residuale è stata attribuita alla Giunta comunale. Alla luce del complesso normativo sopra passato in rassegna l’orientamento assolutamente predominante di questa Corte, dal quale non vi è motivo di discostarsi, ha avuto modo di affermare che “in tema di TARSU, nella vigenza della L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 32, comma 2, lett. g), la concreta determinazione delle aliquote delle tariffe per la fruizione di beni e servizi (nella specie, tariffe di diversificazione tra esercizi alberghieri, e locali adibiti a uso abitazione) è di competenza della Giunta e non del Consiglio Comunale, atteso che il riferimento letterale alla “disciplina generale delle tariffe” contenuto nella disposizione, contrapposto alle parole “istituzione e ordinamento” adoperato per i tributi, rimanda alla mera individuazione dei criteri economici sulla base dei quali si dovrà procedere alla loro determinazione; e, inoltre, che i provvedimenti in materia di tariffe non sono espressione della potestà impositiva dell’ente, ma sono funzionali all’individuazione del corrispettivo del servizio da erogare, muovendosi così in un’ottica di diretta correlazione economica tra soggetto erogante ed utenza, estranea alla materia tributaria; nella Regione Sicilia, dotata di competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali (Statuto Regionale approvato con R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455, artt. 14 e 15), trova applicazione la riserva contenuta nella L. n. 142 del 1990, art. 4, recepita a livello regionale dalla L.R. n. 48 del 1991, art. 1, lett. a), secondo la quale lo statuto, nell’ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’ente e, in particolare, determina le attribuzioni degli organi…”- cfr. Cass. n. 22229/2019, Cass. n. 20623/2019 -.

Orbene, tale indirizzo ha altresì riconosciuto la possibilità agli Statuti dei singoli enti locali del riconoscimento di una specifica competenza ai Sindaci in materia alla stregua di quanto previsto dalla L. n. 142 del 1990, art. 4.

Sulla base di tale coordinate, appare evidente l’erroneità della decisione impugnata che ha escluso la competenza del Sindaco sull’errato presupposto che la stessa competenza in materia tariffaria relativa alla TARSU fosse riservata al consiglio comunale, senza invece considerare i principi sopra esposti che giustificano la competenza della Giunta o del Sindaco a seconda della previsione specifica contenuta nello Statuto del comune ricadente all’interno della regione Siciliana.

Sulla base di tali considerazioni, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio ad altra sezione della CTR Sicilia anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR Sicilia anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA