Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9744 del 14/04/2021

Cassazione civile sez. II, 14/04/2021, (ud. 03/12/2020, dep. 14/04/2021), n.9744

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26098/2019 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ITALO CARLO

FALBO 22, presso lo studio dell’avvocato ANGELO COLUCCI, che lo

rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3103/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 11/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/12/2020 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.M. – cittadino del (OMISSIS) – ebbe a proporre opposizione avanti il Tribunale di Milano avverso il provvedimento di diniego emesso dalla locale Commissione territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale non concorrendo ragioni per il riconoscimento di alcuno degli istituti previsti dalla normativa in tema.

Il Tribunale ambrosiano rigettò l’opposizione del C. e questi interpose gravame avanti alla Corte d’Appello di Milano, che rigettò l’impugnazione.

Avverso detta sentenza il C. propose ricorso per cassazione, che venne accolto dalla Suprema Corte sull’osservazione che la valutazione della credibilità del richiedente asilo non poteva fondarsi su mere opinioni del Giudice, bensì su valutazione adottata in conformità con il procedimento indicato dalla legge.

Il C. ha riassunto il procedimento avanti la Corte d’Appello di Milano che, resistendo il Ministro degli Interni, ha rigettato la sua domanda osservando come l’ambito della sua cognizione, quale Giudice di rinvio, era limitata alla valutazione afferente la sussistenza dei requisiti per riconoscere la protezione sussidiaria, non risultando oggetto dell’appello anche la statuizione sulla protezione umanitaria e come la vicenda narrata dal C. lumeggiava che il suo timore in caso di rimpatrio era collegato a vicenda di natura privata e come in Gambia non concorreva – secondo fonti aggiornate ed affidabili – situazione socio-politica connotata da violenza diffusa.

Il Ministero degli Interni, benchè regolarmente citato, è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso proposto dal C. appare inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c. – siccome la norma è stata ricostruita ex Cass. SU 7155/17 -.

Con l’unico ed articolato mezzo d’impugnazione proposto il ricorrente denunzia violazione del disposto portato nel D.Lgs. n. 251 del 2007 e assenza di istruttoria e violazione del (Ndr: testo originale non comprensibile) di effettività di cui agli artt. 24,103 e 113 Cost. e numerose altre norme costituzionali e convenzionali, poichè il Collegio ambrosiano ha ritenuto la situazione socio-politica del Gambia non connotata da violenza diffusa senza una reale verifica dell’effettiva realtà ed ha ritenuto di natura privatistica la vicenda personale che lo indusse all’espatrio senza alcuno specifico approfondimento e dopo una sua audizione puramente formale.

Sulla situazione socio-politica del Gambia l’argomento critico sviluppato appare generico poichè non si confronta con l’effettiva motivazione esposta dalla Corte ambrosiana sul punto.

Difatti il C. richiama arresti – afferenti la posizione specifica di altri cittadini del Gambia – adottati da Corti di merito nel 2017 e lamenta mancata attivazione del potere istruttorio officioso al riguardo.

Viceversa il Collegio lombardo ha puntualmente esaminato l’attuale situazione socio-politica del Gambia sulla scorta delle esaurienti informazioni, desunte da aggiornati – 2018 – rapporti redatti da Organismi internazionali all’uopo preposti, che lumeggiano come la situazione interna del Gambia sia in costante miglioramento dopo le elezioni tenutesi nel 2016 e concludendo che detta situazione non risulta connotata da violenza diffusa, nell’accezione di tale concetto offerta dalla Corte Europea.

Dunque arresti giurisprudenziali afferenti situazioni pregresse e non più attuali non assumono rilievo, siccome il cenno generico all’introduzione di un reato senza alcuna specificazione circa l’effettiva condotta tipica punita non lumeggia la situazione connotata da violenza diffusa richiesta dalla norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), evocata siccome violata.

Inoltre il ricorrente non ha confutato la valutazione elaborata dalla Corte territoriale indicando in modo specifico rapporti aggiornati, elaborati da Fonti affidabili, dai quali possano desumersi informazioni contrastanti con quelle utilizzate dal Giudice di rinvio – Cass. sez. 1 n. 26728/19 -.

Quanto poi alla contestazione circa le modalità di suo ascolto in sede di rinvio detto argomento critico appare generico poichè si fonda sulla denunzia di mancati approfondimenti istruttori circa il suo narrato – senza nemmeno indicare quali erano -, obliando che in concreto il Collegio ambrosiano ha adottato la sua statuizione sulla scorta delle dichiarazioni rese dal ricorrente stesso ritenendole credibili.

Difatti la Corte milanese ha osservato come il timore – legato ai dissidi con la famiglia della sua ragazza dalla quale, benchè non sposati, ha avuto tre figli – non sia condizione inquadrabile ex se, in difetto di altre connotazioni circa l’atteggiamento dell’Autorità, nell’ipotesi disciplinate dalla normativa sulla protezione internazionale e come il timore collegato all’applicazione della punizione prevista dalla legge coranica sia infondato alla luce delle informazioni desumibili dalle sopra ricordate fonti di conoscenza, fondate sui rapporti redatti dalle Organizzazioni internazionali, che escludono l’attuale presenza di episodi di estremismo religioso in Gambia.

Pertanto l’argomento critico sviluppato, poichè appare prescindere da uno specifico confronto con detta puntuale motivazione, risulta inammissibile.

Non v’è da provvedere circa le spese di questa lite, essendo l’Amministrazione rimasta intimata.

Concorrono in capo al C. le condizioni processuali per il pagamento dell’ulteriore contributo unificato, ove dovuto.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza di Camera di consiglio, il 3 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2021

 

 

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