Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9710 del 03/05/2011

Cassazione civile sez. lav., 03/05/2011, (ud. 15/03/2011, dep. 03/05/2011), n.9710

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FOGLIA Raffaele – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

CASINO’ MUNICIPALE VENEZIA S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA 88, presso lo studio dell’avvocato CURTI MARA,

rappresentata e difesa dagli avvocati ANDRICH ANDREA, MOLIN GIOVANNI,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

F.L., COMUNE DI VENEZIA;

– intimati –

e sul ricorso n. 2049 del 2008 proposto da:

F.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CLITUNNO 51,

presso lo studio dell’avvocato ONGARO FRANCO, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato TONETTO GIANCARLO, giusta delega in

atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

CASINO’ MUNICIPALE DI VENEZIA S.P.A., COMUNE DI VENEZIA;

– intimati –

e sul ricorso n. 2619 del 2008 proposto da:

COMUNE DI VENEZIA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA B. TORTOLINI 34, presso lo studio

dell’avvocato PAOLETTI NICOLO’, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati GIDONI GIULIO, DALLA SANTA GABRIELE, giusta

delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

F.L., CASINO’ MUNICIPALE DI VENEZIA S.P.A.;

– intimati –

e sul ricorso n. 6210 del 2008 proposto da:

CASINO’ MUNICIPALE VENEZIA S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA 88, presso lo studio dell’avvocato CURTI MARA,

rappresentata e difesa dagli avvocati ANDRICH ANDREA, MOLIN GIOVANNI,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

F.L., COMUNE DI VENEZIA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 83/2007 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 21/02/2007 R.G.N. 814/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/03/2011 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA;

udito l’Avvocato MOLIN GIOVANNI;

uditi gli Avvocati TONETTO GIANCARLO, PAOLETTI NICOLO’;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale e incidentale CASINO’ MUNICIPALE VENEZIA, accoglimento del

ricorso COMUNE DI VENEZIA, assorbimento del ricorso incidentale

F..

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

F.L., con ricorso dell’11 novembre 1999 al Tribunale di Venezia esponeva di avere lavorato dal 1968 presso il Casino’ Municipale di Venezia come cassiere fino al giugno 1992, data in cui era stato prima sospeso cautelativamente a seguito di indagine penale, promossa nei confronti suoi e di altri colleghi per illeciti commessi durante il lavoro; che era stato poi licenziato a seguito della sentenza penale di condanna di primo grado del 1995, la quale pero’ era stata riformata dalla locale Corte d’appello, che l’aveva assolto con la formula “perche’ il fatto non sussiste”; che era stato riammesso in servizio il 19 marzo 1999 a seguito di ricorso ex art. 700 cod. proc. civ.; chiedeva quindi, nei confronti del Comune di Venezia e del Casino’ Municipale spa, subentrato nelle more, l’accertamento della illegittimita’ della sospensione cautelare e del licenziamento, nonche’ la condanna al risarcimento danni, ivi compresa la corresponsione del c.d. punto mancia. Entrambi i convenuti si costituivano opponendosi alle pretese: il Comune faceva presente che, con riguardo alla legittimita’ del licenziamento, nonostante l’assoluzione, i fatti accertati in sede penale -e cioe’ l’avere intascato denaro dopo avere cambiato le fiches con fare rapido e furtivo e dopo avere atteso l’allontanamento del collega – pregiudicavano comunque il vincolo fiduciario necessario per il rapporto di lavoro.

Il Tribunale adito, con sentenza non definitiva del 25 maggio 2004, annullava il licenziamento, sul rilievo che questo era stato intimato esclusivamente a causa della contestazione del reato, e non gia’ per i riflessi negativi sul rapporto di lavoro, di talche’ veniva meno la giusta causa di recesso a seguito della sentenza di assoluzione;

dichiarava altresi’ che la ripresa del lavoro nel 1999 doveva considerarsi avvenuta a titolo di reintegra; ordinava alla spa Casino’ Municipale di mantenerlo in servizio; escludeva l’esistenza del trasferimento d’azienda tra Comune di Venezia e Casino’, perche’ quest’ultimo era subentrato sulla base di un rapporto di gestione mentre la proprieta’ era rimasta al Comune; dichiarava quindi responsabile del danno L. n. 300 del 1970, art. 18 il Comune di Venezia per il periodo fino al 22 dicembre 1995 ed il Casino’ per il periodo successivo, fino alla riammissione al lavoro e disponeva la prosecuzione del giudizio in relazione a tutte le altre domande.

Avverso detta sentenza il Casino’ proponeva appello deducendo, tra l’altro, la inopponibilita’ nei suoi confronti del giudicato penale, la erroneita’ della statuizione sulla illegittimita’ del licenziamento; che la sua responsabilita’ non poteva decorrere anteriormente al primo marzo 1996 in forza dell’accordo stipulato con il Comune.

Il Comune di Venezia si costituiva il 18 gennaio 2007 aderendo all’appello principale e proponendo appello incidentale, con cui lamentava la mancata istruzione della causa in relazione al venir meno del rapporto fiduciario.

Nel contraddittorio con il F., la Corte d’appello di Venezia, in primo luogo dichiarava inammissibile l’appello incidentale del Comune, e, in parziale accoglimento dell’appello principale del Casino’, dichiarava che il rapporto di lavoro era con esso era proseguito dal 1 primo marzo 1996 e da tale data il medesimo Casino’ era tenuto al risarcimento dei danni, confermando la condanna del Comune al risarcimento per il periodo precedente.

L’appello incidentale del Comune, proposto unicamente nei confronti del lavoratore, veniva dichiarato tardivo sul rilievo che, nei processi con pluralita’ di parti, la impugnazione incidentale tardiva puo’ essere proposta – nelle cause scindibili, com’era nella specie – esclusivamente contro la parte che abbia proposto quella principale e non contro le altre parti. Precisava quindi la Corte territoriale che la impugnazione incidentale tardiva non e’ ammessa quando sia spiegata a tutela di un interesse autonomo, non derivante dall’impugnazione della controparte, ma direttamente dalla sentenza, perche’ in tal caso si impone il rispetto del termine ordinario di impugnazione. Nella specie, affermava la Corte adita, una volta esclusa la configurabilita’ della cessione d’azienda, non ricorreva alcun rapporto di dipendenza ne’ di inscindibilita’ di cause.

Soggiungeva che la inammissibilita’ dell’appello incidentale del Comune precludeva l’esame della censure sulla ritenuta illegittimita’ del licenziamento, in quanto solo il Comune poteva sollevarle, essendo il soggetto che lo aveva intimato. Inoltre, poiche’ in forza della declaratoria di illegittimita’ del licenziamento il rapporto di lavoro doveva considerarsi in essere, il Casino’ era obbligato alla sua prosecuzione in forza del contratto di gestione stipulato con il Comune. La Corte accoglieva invece parzialmente l’appello del Casino’ affermando che il suo subentro nel contratto con il F. era avvenuto non gia’ dal dicembre 1995, ma dal primo marzo 1996, per cui il risarcimento dei danni a suo carico decorreva dalla suddetta data, fermo l’obbligo di risarcimento a carico del Comune per il periodo precedente. La Corte infine compensava integralmente tra le parti le spese del grado.

Avverso detta sentenza ricorre il Casino’ con cinque motivi, il Comune di Venezia resiste con controricorso e ricorso incidentale con cinque motivi.

Il F. ha proposto controricorso con ricorso incidentale con un motivo.

Il Casino’ ha poi depositato controricorso con ricorso incidentale con cui si reiterano gli stessi motivi del ricorso principale.

Sia il Comune di Venezia, sia il Casino’ hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. I ricorsi vanno preliminarmente riuniti, siccome proposti avverso la medesima sentenza (art. 335 c.p.c.).

2. Con il primo motivo la ricorrente Casino’ Municipale di Venezia spa, denunciando violazione di norme processuali, contesta la statuizione di tardivita’ dell’appello proposto dal Comune di Venezia, rilevando che da tale affermazione la Corte territoriale aveva fatto discendere la preclusione della disamina delle censure sollevate in appello da essa ricorrente.

Con il secondo motivo la ricorrente Casino’ Municipale di Venezia spa, denunciando violazione di norme di diritto, nonche’ vizio di motivazione, si duole che la Corte territoriale abbia escluso il suo interesse, ex art. 100 c.p.c. a far accertare in via autonoma eventuali ragioni di legittimita’ del licenziamento, contestando altresi’ l’opponibilita’ nei suoi confronti della sentenza penale resa in un procedimento a cui non aveva preso parte e l’efficacia preclusiva di detta sentenza al riesame dei fatti, in sede civile, a fini giuslavoristici, in quanto idonei ad incidere sul rapporto fiduciario.

Con il terzo motivo la ricorrente Casino’ Municipale di Venezia spa, denunciando violazione di norme di diritto, nonche’ vizio di motivazione, si duole che la Corte territoriale, senza esplicitarne le ragioni, si sia uniformata alla decisione di prime cure di rigetto delle svolte istanze istruttorie, cosi’ precludendo ad essa ricorrente di provare la legittimita’ del provvedimento disciplinare, adottato da altri, ma tuttavia idoneo ad avere diretta incidenza anche nei suoi confronti per effetto delle pattuizioni medio tempore intervenute con l’originario datore di lavoro.

Con il quarto motivo la ricorrente Casino’ Municipale di Venezia spa, denunciando vizio di motivazione, si duole che la Corte territoriale non si sia pronunciata sulla questione relativa al soggetto passivo dell’obbligazione risarcitoria ed abbia erroneamente ritenuto che fossero estranee all’impugnazione della sentenza non definitiva le censure inerenti al novero dei danni astrattamente risarcibili.

Con il quinto motivo la ricorrente Casino’ Municipale di Venezia spa, denunciando violazione di norme di diritto, nonche’ vizio di motivazione, si duole che la Corte territoriale non abbia pronunciato in ordine alla prescrizione dei proventi aleatori e, in particolare, dell’individuazione della decorrenza del termine prescrizionale.

Con il primo motivo il ricorrente Comune di Venezia, denunciando violazione di norme di diritto, nonche’ vizio di motivazione, si duole che la Corte territoriale abbia erroneamente individuato l’oggetto del contendere in termini di risarcimento del danno per legittimo licenziamento, qualificando quindi le cause come scindibili, e, del pari erroneamente, abbia escluso la regolarita’ e tempestivita’ del proposto gravame incidentale.

Con il secondo motivo il ricorrente Comune di Venezia, denunciando violazione di norme di diritto, nonche’ vizio di motivazione, si duole che la Corte territoriale abbia erroneamente escluso il rapporto di dipendenza fra le cause, costituendo la pronuncia sulla legittimita’ o meno del licenziamento il comune presupposto logico imprescindibile delle domande svolte, e, del pari erroneamente, abbia escluso la ritualita’ del proposto gravame incidentale, pur nella condivisione della medesima posizione processuale dell’impugnante principale.

Con il terzo motivo il ricorrente Comune di Venezia, denunciando violazione di norme di diritto, nonche’ vizio di motivazione, si duole che la Corte territoriale abbia erroneamente escluso l’interesse di esso ricorrente alla proposizione di appello incidentale in relazione ad un appello principale che aveva svolto domande contro entrambe le parti appellate e in accoglimento delle quali la posizione giuridica dell’appellante incidentale veniva ad essere aggravata.

Con il quarto motivo il ricorrente Comune di Venezia, denunciando violazione di norme di diritto, si duole che la Corte territoriale non abbia ritenuto che, ricorrendo l’ipotesi di appello incidentale ordinario (essendo stati investiti punti della decisione aventi carattere di pregiudizialita’ logica e giuridica rispetto alle statuizioni che avevano costituito oggetto dell’appello principale), i limiti temporali della sua proposizione decorrevano esclusivamente dalla proposizione del gravame principale, senza assoggettamento, in presenza di sentenza non definitiva, all’obbligo di riserva di cui all’art. 340 c.p.c., comma 1, operante soltanto in relazione all’appello incidentale autonomo.

Con il quinto motivo il ricorrente Comune di Venezia, denunciando violazione di norme di diritto, nonche’ vizio di motivazione, si duole che la Corte territoriale non abbia rilevato che l’avvenuto deposito nella fase interinale di inibitoria di una memoria di costituzione manifestante la volonta’ di impugnare la sentenza di cui era stata chiesta la sospensiva andava qualificato come deposito di atto d’appello interruttivo del termine annuale di cui all’art. 327 c.p.c..

Con l’unico motivo il ricorrente incidentale si duole dell’intervenuta compensazione, in asserita violazione dell’art. 91 c.p.c. delle spese di lite.

3. Costituisce orientamento consolidato nella giurisprudenza di questa Corte che il principio enunciato nell’art. 100 c.p.c. secondo cui per proporre una domanda o per contraddire ad essa e’ necessario avervi interesse, si estende anche ai giudizi di impugnazione nei quali, in particolare, l’interesse ad impugnare una data sentenza o un capo di questa va desunto dall’utilita’ giuridica che dall’eventuale accoglimento del gravame possa derivare alla parte che lo propone e si ricollega pertanto ad una soccombenza, anche solo parziale, nel precedente giudizio, intesa come effetto pregiudizievole derivante dalle statuizioni (idonee a passare in giudicato) contenute nella sentenza impugnata (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 8148/1998; 2022/2000; 7342/2002; 6546/2004; 9877/2006;

13373/2008; 2509/2009).

Le statuizioni di condanna pronunciate in prime cure nei confronti della Casino’ Municipale di Venezia spa avevano espressamente trovato il proprio presupposto logico giuridico nella ritenuta illegittimita’ del licenziamento impugnato; pertanto, indipendentemente dalla sua estraneita’ alla pregressa procedura disciplinare e dalla ritenuta inesistenza di un’ipotesi di trasferimento di azienda, sussisteva il concreto interesse della parte suddetta ad impugnare le statuizioni della sentenza di prime cure relative al licenziamento, cosi’ da impedirne il passaggio in giudicato e il consolidamento degli effetti pregiudizievoli nei suoi confronti che ne erano stati fatti derivare.

Erroneamente, quindi, la Corte territoriale ha ritenuto preclusa la disamina delle doglianze svolte sul punto dall’appellante principale e percio’, sostanzialmente, l’inammissibilita’ del gravame in parte qua.

4. Il rapporto di dipendenza tra le cause, riscontrabile laddove la pronuncia su di una si estende, in via logica e necessaria, anche alle altre ovvero ne forma il presupposto logico e giuridico imprescindibile, determina l’inscindibilita’ delle cause medesime (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 3114/1999; 15624/2002; 15686/2006;

24372/2006).

Pertanto, nel caso di specie, poiche’ le statuizioni di condanna pronunciate in prime cure sia nei confronti del Comune di Venezia che della Casino’ Municipale di Venezia spa avevano espressamente trovato il proprio comune presupposto logico giuridico nella ritenuta illegittimita’ del licenziamento impugnato, la Corte territoriale ha errato nel non ravvisare l’inscindibilita’ delle cause.

5. Deve ritenersi prevalente nella giurisprudenza di questa Corte l’orientamento, affermato anche dalle Sezioni Unite e che il Collegio condivide, secondo cui, sulla base del principio dell’interesse all’impugnazione, il gravame incidentale tardivo e’ sempre ammissibile, a tutela della reale utilita’ della parte, tutte le volte che l’impugnazione principale metta in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza alla quale il litisconsorte abbia prestato acquiescenza; conseguentemente, nelle cause inscindibili, esso e’ ammissibile anche quando rivesta le forme dell’impugnazione adesiva rivolta contro la parte investita dell’impugnazione principale, anche se fondata sugli stessi motivi fatti valere dal ricorrente principale, atteso che il suddetto interesse sorge dall’impugnazione principale, la quale, se accolta, comporterebbe una modifica dell’assetto delle situazioni giuridiche originariamente accettate dal litisconsorte; del pari il gravame incidentale tardivo e’ ammissibile anche se proposto contro una parte diversa da quella che ha introdotto l’impugnazione principale e su un capo di sentenza diverso da quello oggetto di questa impugnazione (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 24372/2006; 6444/2009; 11333/2009; 12714/2010; 25005/2010;

cfr altresi’, anche con riferimento all’ipotesi di cause scindibili, ex plurimis, Cass., SU, nn. 24627/2007; 18049/2010; Cass., nn. 9264/2008; 10125/2009; 15050/2009; contro, ex plurimis, Cass., nn. 10367/2004; 27448/2005; 6034/2007; 1610/2008).

Erroneamente, pertanto, la Corte territoriale ha ritenuto l’inammissibilita’ dell’appello incidentale proposto dal Comune di Venezia.

6. Alla stregua delle considerazioni che precedono risultano quindi fondati il primo, il secondo e il terzo motivo del ricorso proposto dal Comune di Venezia, nonche’, limitatamente alla censura inerente la sussistenza dell’interesse all’impugnazione in appello, il secondo motivo del ricorso proposto dalla Casino’ Municipale di Venezia spa.

Per l’effetto, restando assorbite le ulteriori doglianze svolte dal Comune di Venezia e dal Casino’ Municipale di Venezia spa e rimanendo del pari assorbiti il ricorso incidentale proposto dal F., la sentenza impugnata va cassata in relazione alle censure accolte, con rinvio al Giudice indicato in dispositivo, che procedera’ a nuovo esame conformandosi ai sopra indicati principi di diritto e provvedera’ altresi’ sulle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

LA CORTE riunisce i ricorsi; accoglie il primo, il secondo e il terzo motivo del ricorso del Comune di Venezia, nonche’, nei limiti di cui in motivazione, il secondo motivo del ricorso del Casino’ Municipale di Venezia spa; dichiara assorbiti gli ulteriori motivi e il ricorso incidentale del F.; cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di Brescia.

Cosi’ deciso in Roma, il 15 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 3 maggio 2011

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