Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9694 del 23/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 23/04/2010, (ud. 10/02/2010, dep. 23/04/2010), n.9694

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 24835-2008 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA QUINTINO

SELLA 41, presso lo studio dell’avvocato AMBRUOSI PAOLA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato PODDI GIANFRANCO,

giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

GESTIONE STRALCIO LIQUIDATORIA DELLA USL (OMISSIS), agente in nome e

per

conto della Regione Autonoma SARDEGNA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PORTUENSE 104, presso lo studio dell’avvocato ANTONIA DE ANGELIS,

rappresentata e difesa dagli avvocati CASTELLI CARLO, OBINO SILVIA,

giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

MA.EL., MA.YV., T.B. in proprio

e nella sua qualità di esercente la potestà sulla minore T.

V., (questi ultimi quali eredi di MA.JO.), AZIENDA

U.S.L. N. (OMISSIS) DI CAGLIARI;

– intimati –

nonchè da:

MA.EL., M.Y., ( T.B. in proprio

e già nella sua qualità di esercente la potestà sulla minore

T.V., e questa anche in proprio), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA PANAMA 95, presso lo studio dell’avvocato

PICCIAREDDA FRANCO, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MEREU GIANCARLO, giusta mandato in calce al

controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

contro

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA QUINTINO

SELLA 41, presso lo studio dell’avvocato AMBRUOSI PAOLA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato PODDI GIANFRANCO,

giusta mandato in calce al ricorso;

– controricorrente al ricorso incidentale –

e contro

GESTIONE STRALCIO LIQUIDATORIA DELLA U.S.L. (OMISSIS), AZIENDA U.S.L.

(OMISSIS)

CAGLIARI;

– intimati-

avverso la sentenza n. 273/2008 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 20/06/2008 R.G.N. 482/06;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/02/2010 dal Consigliere Dott. PAOLO STILE;

udito l’Avvocato AMBRUOSI PAOLA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale, assorbito l’incidentale.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione del 26 giugno 1987, il dott. M.G. esponeva di essere aiuto di ruolo a tempo definito della divisione di Radioterapia e Medicina Nucleare dell’Ospedale (OMISSIS), specialista in radiologia, radioterapia e medicina nucleare e di essere stato, sin dalla sua prima assunzione, preposto all’esercizio di tutti i compiti specialistici della Divisione, senza alcuna eccezione fino al (OMISSIS) allorchè il prof. Ma., primario della Divisione, aveva emanato alcuni ordini di servizio con i quali era stato adibito alla “supervisione clinica delle sezioni di degenza” ed escluso da tutte le attività specialistiche della Divisione, che, invece, erano state affidate a giovani assistenti, privi anche delle relative specializzazioni.

Tanto premesso, il M. conveniva in giudizio la U.S.L. (OMISSIS) ed il Ma., chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni causatigli con l’illegittima estromissione dall’esercizio delle funzioni inerenti alla sua posizione di aiuto di ruolo, liquidando tale danno, in via equitativa, nella somma di L. 500 milioni o in quell’altra ritenuta di giustizia.

Sia la U.S.L. che il Ma. contestavano la domanda sotto vari profili, chiedendone il rigetto.

Nell’ambito del procedimento il Tribunale di Cagliari pronunciava sentenza non definitiva con la quale dichiarava il prof. Ma.

S. e la USL (OMISSIS) solidalmente responsabili dell’evento dannoso subito dal dott. M..

Avverso tale sentenza veniva proposto gravame davanti alla Corte d’Appello di Cagliari, la quale, con sentenza del 14.10.1994, rigettava l’impugnazione, confermando la sentenza del Giudice di primo grado.

Precisava la Corte che il danno subito dal dott. M., consistente nella lesione dell’immagine e nella riduzione dell’esperienza professionale in un settore altamente specialistico, determinava un deprezzamento della valutazione professionale, con un danno emergente sul piano patrimoniale, in quanto incidente negativamente sulla potenzialità reddituale del medico. La causa proseguiva davanti al Tribunale di Cagliari per l’accertamento dell’ammontare dei danni subiti dal dott. M..

Al prof. Ma., deceduto in corso di causa, si sostituivano gli eredi.

Con sentenza del 16 giugno 2006 il Tribunale di Cagliari condannava gli eredi del prof. Ma. in solido con la USL n. (OMISSIS) al risarcimento dei danni morali subiti dal M., liquidandoli in Euro 198.516,03, oltre Euro 157.520,00 a titolo di risarcimento per la mancata disponibilità della somma dal momento del fatto sino alla decisione.

Avverso tale sentenza proponevano appello la Gestione Stralcio Liquidatoria e gli eredi del prof. Ma..

Con sentenza del 18 aprile-20giugno 2008, la Corte d’Appello di Cagliari accoglieva l’appello proposto e riformava integralmente la sentenza di primo grado.

A sostegno della decisione osservava che la pronuncia di appello sull’an aveva tenuto a precisare che i primi giudici avevano “giustamente puntualizzato che il danno consistente nella lesione all’immagine e nella riduzione dell’esperienza professionale … ha natura patrimoniale perchè incide negativamente sulla potenzialità reddituale del medico”; sicchè, non avendo il M. proposto impugnazione avverso tale sentenza, il danno da liquidarsi allo stesso era solo il danno patrimoniale. Erroneamente, pertanto, perchè in violazione del “giudicato” – ad avviso della Corte cagliaritana – il Giudice di primo grado aveva determinato il quantum circoscrivendo l’ambito dei danni risarcibili a quelli non patrimoniali, liquidando, in tal modo, “un danno differente, quello esistenziale – non patrimoniale, rappresentato dal “pregiudizio che l’illecito datoriale provoca su fare areddituale del soggetto …

dalla diminuzione o privazione di un valore personale alla quale il risarcimento deve essere (equitativamente) commisurato. Per la cassazione di tale pronuncia ricorre il dott. M.G. con due motivi, ulteriormente illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c..

Resistono Ma.El., Ma.Yv., T.B., in proprio e già nella sua qualità di esercente la potestà sulla miniore T.V. e questa anche in proprio, con controricorso, proponendo anche ricorso incidentale condizionato affidato a due motivi, cui resiste il M. con controricorso.

Resiste con controricorso anche la Gestione Stralcio Liquidatoria della USL (OMISSIS), agente in nome e per conto della Regione Autonoma Sardegna, nella persona del Commissario Liquidatore, Direttore Generale della USL n. (OMISSIS) di Cagliari.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente disposta la riunione del ricorso principale e di quello incidentale, trattandosi di impugnazioni avverso la medesima sentenza (art. 335 c.p.c.).

Con il primo motivo di ricorso il M., denunciando violazione o falsa applicazione di norma di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla L. 7 ottobre 1969, n. 742, artt. 1 e 3), sostiene che il Giudice di secondo grado avrebbe errato nell’applicare al giudizio in corso il rito ordinario e, conseguentemente, ad aver ritenuto ammissibile l’appello degli eredi Ma. e della Gestione Stralcio della USL n. (OMISSIS) proposto entro il termine di giorni trenta più quarantacinque in applicazione della cd. sospensione feriale dei giudizi civili. Secondo la tesi del ricorrente, infatti, seppure erroneamente celebrato secondo il rito ordinario, il presente giudizio sarebbe soggetto alla disciplina del rito del lavoro, e pertanto, non sarebbe sottoposto alla sospensione dei termini feriali. Circostanza questa da cui scaturirebbe la inammissibilità dell’appello proposto digli eredi Ma. e dalla Gestione Stralcio Liquidatoria USL (OMISSIS) in quanto tardivo.

Tali tesi, ancorchè oggetto di contrasti giurisprudenziali, non può essere condivisa.

Invero, come recentemente chiarito dalle Sez. U. di questa Corte, con la pronuncia del 24 novembre 2009 n. 24665, il processo erroneamente introdotto con il rito ordinario è regolato dal rito speciale (del lavoro) non dal momento in cui ne viene statuita la natura, bensì dal momento in cui il giudizio (ha inizio o) prosegue in applicazione del relativo rito, in quanto in precedenza rileva il rito adottato dal giudice che, a prescindere dalla sua esattezza, costituisce per la parte il criterio di riferimento, anche ai fini del computo dei termini previsti per le attività processuali. Ma fino a tale momento – ed a maggior ragione nel caso in cui lo stesso manchi ed il procedimento prosegua fino alla conclusione con il rito errato – vige e trova applicazione il cd. principio dell’apparenza o dell’affidamento, per il quale la scelta fra i mezzi, i termini ed il regime di impugnazione astrattamente esperibili contro un provvedimento del giudice va compiuta in base al tipo di procedimento effettivamente svoltosi: e, quindi, a prescindere da ogni valutazione sulla congruenza delle relative forme rispetto alla materia controversa – e cioè del fatto che questa sia stata considerata, ancorchè erroneamente, come ordinaria o laburistica. Ed invero la scelta e lo svolgimento dell’uno o dell’altro, sebbene impropri.

esprimono una valutazione, in ordine alla suddetta natura, da cui devono trarsi tutte le implicazioni processuali susseguenti, ivi comprese quelle concernenti i termini per la proposizione dell’impugnazione (cfr. in tali sensi tra le altre Cass. 19 agosto 1987 n. 6943).

Con il secondo motivo il ricorrente, denunciando insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5), lamenta che la Corte d’Appello abbia affermato inesattamente, nella motivazione della sentenza n. 273/08 contro cui è ricorso, che la sua precedente sentenza n. 36/95, passata in giudicato, aveva statuito che il pregiudizio arrecato al M. con i comportamenti sanzionati più volte nelle decisioni del TAR e del Consiglio di Stato richiamati nell’esposizione in fatto che precede, sarebbe di “natura patrimoniale” e pertanto che il Tribunale, con la sentenza n. 1734/06, avrebbe errato nel riconoscergli il risarcimento dei danni morali.

Il motivo è infondato.

Giudice di secondo grado ha infatti compiutamente motivato le ragioni della propria decisione.

La Corte d’Appello di Cagliari, infatti, ha rilevato come il Tribunale di Cagliari, con sentenza non definitiva del 1990 abbia affermato che il danno conseguente alla condotta del Ma. e della USL n. (OMISSIS), doveva essere ravvisato non solo nel discredito professionale derivato all’attore dal fatto di essere stato adibito a mansioni inferiori, ma anche in una riduzione concreta della sua esperienza professionale; fatti incidenti entrambi anche sul piano patrimoniale, perchè il discredito professionale, e la ridotta esperienza e competenza professionale si riverberava indubbiamente sul piano della capacità del professionista di produrre reddito con la sua attività.

Il Giudice d’Appello ha altresì rilevato come tale pronuncia venisse confermata dalla stessa Corte d’Appello con la sentenza del 1995, la quale affermò che non era contestabile “sul fondamento dei dati di comune esperienza, che la retrocessione di un medico dall’esercizio di mansioni altamente specialistiche e delicate a compiti di categoria nettamente inferiore, determina un deprezzamento della valutazione professionale, con un danno emergente sul piano patrimoniale ed altrettanto grave compromissione della progressione in carriera”.

Con tale sentenza, la Corte motivatamente riteneva quindi che il pregiudizio arrecato al dott. M. fosse di natura patrimoniale.

Avverso tale sentenza il dott. M. non proponeva alcun gravame, per cui il danno che doveva essere liquidato allo stesso era solo quello patrimoniale, sicchè il giudice chiamato a determinare il quantum non poteva, se non violando il giudicato ormai formatosi, liquidare un danno differente, quello esistenziale – non patrimoniale, rappresentato dal pregiudizio che l’illecito datoriale provoca su fare areddituale del soggetto dalla diminuzione o privazione di un valore personale alla quale il risarcimento deve essere commisurato.

Va aggiunto che l’interpretazione della domanda giudiziale è rimessa al giudice merito e non sindacabile in sede di legittimità se non nei limiti del vizio di motivazione (ex plurimis, Cass. 5 ottobre 2009 n. 21228) mentre il giudicato va assimilato agli elementi normativi, cosicchè la sua interpretazione deve essere effettuata alla stregua dell’esegesi delle norme e non già degli atti e dei negozi giuridici, e gli eventuali errori interpretativi sono sindacabili sotto il profilo della violazione di legge; ne consegue che il giudice di legittimità può direttamente accertare l’esistenza e la portata del giudicato esterno, con cognizione piena, che si estende al diretto riesame degli atti del processo ed alla diretta valutazione ed interpretazione degli atti processuali, mediante indagini ed accertamenti, anche di fatto, indipendentemente dall’interpretazione data al riguardo dal giudice di merito (Cass. 5 ottobre 2009 n. 21200; Cass. 9 settembre 2008 n. 22883).

Sotto quest’ultimo profilo, l’esame degli atti processuali conferma la correttezza dell’interpretazione operata dal Giudice a quo.

Alla luce di quanto sopra, l’iter argomentativo adottato dalla Corte d’Appello di Cagliari e che ha condotto la stessa ad assumere la decisione impugnata, appare sotto ogni profilo completo e coerente in ogni sua parte.

Il ricorso proposto dal dott. M. va, pertanto, rigettato, mentre rimane assorbito quello incidentale condizionato, proposto da Ma.El., Ma.Yv., T.B., in proprio e già nella sua qualità di esercente la potestà sulla minore T.V. e questa anche in proprio.

L’andamento del complesso iter processuale, caratterizzato da pronunce contraddittorie, induce a compensare tra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito l’incidentale. Compensa le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2010

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