Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 968 del 17/01/2017

Cassazione civile, sez. I, 17/01/2017, (ud. 21/09/2016, dep.17/01/2017),  n. 968

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

CIVILE IMMOBILIERE EUROPA RING, CIVILE IMMOBILIERE FARFALLA, CIVILE

IMMOBILIERE QUADRO, CIVILE IMMOBILIERE TIGRE, CIVILE IMMOBILIERE

TRIANGOLI e CIVILE IMMOBILIERE FULLA, in persona del legale

rappresentante dott. V.A. (cod. fisc. (OMISSIS)),

rappresentate e difese, per procura speciale a margine del ricorso,

dall’avv. Giuliano Pavan (cod. fisc. PVNGLN56T16C957F) e dall’avv.

Massimo Ranieri (cod. fisc. RNRMSM57H02H501X) ed elett.te dom.te

presso lo studio di quest’ultimo in Roma, Via dei Tre Orologi n.

10/E;

– ricorrenti –

contro

VI.AS., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentata e difesa, per

procura speciale a margine del controricorso, dall’avv. Giuseppe

Murdolo (cod. fisc. MRDGPP61H02A897T) ed elett.te dom.ta presso

l’avv. Emanuele Li Puma in Roma, Piazza dei Caprettari n. 70;

– controricorrente –

e contro

M.G., (cod. fisc. (OMISSIS)) e M.P. (cod. fisc.

(OMISSIS)), rappresentati e difesi, per procura speciale a margine

del controricorso, dall’avv. Giuseppe Vertua (cod. fisc.

VRTGPP48C20M109T) e dall’avv. Davide Angelucci (cod. fisc.

(OMISSIS)) ed elett.te dom.ti presso lo studio di quest’ultimo in

Roma, Piazza Giovine Italia n. 7;

– controricorrenti –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, (cod. fisc. (OMISSIS)), in

persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge

dall’Avvocatura Generale dello Stato e domiciliato presso gli uffici

della stessa in Roma, Via dei Portoghesi n. 12

– controricorrente –

e contro

R.G., + ALTRI OMESSI

– intimati –

avverso la sentenza n. 1177/13 della Corte d’appello di Venezia

depositata il 16 maggio 2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21

settembre 2016 dal Presidente dott. Carlo DE CHIARA;

udita per le società ricorrenti l’avv. Elisabetta BELLOMI, per

delega;

udito per i controricorrenti sig.ri G. e M.P. l’avv.

Giuseppe VERTUA;

udito per la controricorrente sig.ra Vi.As. l’avv. Marco

FARINA, per delega;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.ssa

ZENO Immacolata, che ha concluso per l’inammissibilità o in

subordina il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel 1999 la s.r.l. Gespag e la s.r.l. Crimar convennero davanti al Tribunale di Treviso i propri debitori sig.ri G. e R.S., + ALTRI OMESSI

Resistettero in giudizio le sole società monegasche acquirenti, sopra indicate.

Con sentenza del 24 maggio 2006 il Tribunale, disattese tutte le altre domande, accolse quelle di revoca degli atti di alienazione delle rispettive proprietà posti in essere dai sig.ri R. e B. in favore delle indicate società.

Con citazione del 13 luglio 2007 queste ultime impugnarono la sentenza davanti alla Corte d’appello di Venezia. Si costituirono le società creditrici Gespag e Crimar impugnando la sentenza in via incidentale e riproponendo le domande in essa disattese. L’atto di appello principale fu notificato anche al Ministero dell’Economia e delle Finanze, quale erede (necessario) del sig. Ro.Id., già socio accomandatario ed ultimo legale rappresentante della Valle Club s.a.s. di T.B. & C.

All’udienza dell’11 giugno 2012 fu comunicato che la Gespag s.r.l. e la Crimar s.r.l. erano state cancellate dal registro delle imprese rispettivamente l’8 marzo 2005 e il 4 febbraio 2008 e in sostituzione di esse si costituirono nel giudizio di appello i rispettivi soci sig.ri M.G., per la seconda, e il medesimo unitamente al sig. M.P., per la prima. La Corte d’appello dichiarò pertanto inammissibile “l’impugnazione perchè proposta contro un soggetto irreversibilmente estinto”.

Le società già appellanti principali hanno proposto ricorso per cassazione, cui hanno resistito con distinti controricorsi i sig.ri G. e M.P., la sig.ra V.A., socia della Crimar s.r.l., e il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Le ricorrenti e i sig.ri M. hanno anche presentato memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con l’unico motivo di ricorso, denunciando violazione dell’art. 2495 c.c. e art. 110 c.p.c., si sostiene che, a differenza di quanto affermato dalla Corte d’appello, il giudizio doveva proseguire nei confronti dei soci delle società estinte Gespag s.r.l. e Crimar s.r.l.

2. – La censura è fondata.

Con la sentenza n. 6070 del 2013, richiamata dalle ricorrenti, le Sezioni Unite di questa Corte hanno chiarito:

1) che a seguito della riforma del diritto societario attuata dal D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorchè azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un’attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo;

2) che la cancellazione della società dal registro delle imprese, a partire dal momento in cui si verifica l’estinzione della società cancellata, priva la società stessa della capacità di stare in giudizio; pertanto, qualora l’estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo, disciplinato dagli artt. 299 c.p.c. e ss., con eventuale prosecuzione o riassunzione da parte o nei confronti dei soci, successori della società, ai sensi dell’art. 110 c.p.c.; qualora l’evento non sia stato fatto constare nei modi di legge o si sia verificato quando farlo constare in tali modi non sarebbe più stato possibile, l’impugnazione della sentenza, pronunciata nei riguardi della società, deve provenire o essere indirizzata, a pena d’inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci, atteso che la stabilizzazione processuale di un soggetto estinto non può eccedere il grado di giudizio nel quale l’evento estintivo è occorso.

2.1. – E’, dunque, anzitutto priva di pregio l’obiezione dei controricorrenti sig.ri M., secondo cui nel caso che ci occupa non si sarebbe verificata alcuna successione ai sensi dell’indicato precedente delle Sezioni Unite, non disputandosi di un debito o credito, bensì della inefficacia di un atto di disposizione ai sensi dell’art. 2901 c.c.

Il primo dei due principi di diritto sopra indicati, infatti, contempla non soltanto i crediti e i debiti, ma anche tutti “i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta”: e quello a sottoporre ad esecuzione forzata beni in precedenza alienati del debitore, ai sensi dell’art. 2901 c.c., è appunto un diritto (già) rientrante nel patrimonio delle società estinte Gespag e Crimar.

2.2. – Infondata è, altresì, l’ulteriore obiezione dei predetti controricorrenti, secondo cui comunque dovrebbe restare ferma la statuizione di inammissibilità dell’appello quanto alla posizione della Gespag s.r.l., estintasi già nel corso del giudizio di primo grado, sicchè anche per tale motivo la successiva impugnazione non avrebbe potuto essere proposta nei suoi confronti.

Le Sezioni Unite, invero, hanno più di recente avuto occasione di chiarire che la morte o la perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore, dallo stesso non dichiarate in udienza o notificate alle altre parti, comportano, giusta la regola dell’ultrattività del mandato alla lite, che è ammissibile la notificazione dell’impugnazione presso detto procuratore, ai sensi dell’art. 330 c.p.c., comma 1, senza che rilevi neppure la conoscenza aliunde di uno degli eventi previsti dall’art. 299 c.p.c. da parte del notificante (Cass. Sez. Un. 15295/2014).

Tale chiarimento, estensibile anche alle ipotesi di estinzione delle società (cfr. Cass. 16495/2014 e 5855/2015), analoghe a quelle della morte o perdita di capacità delle persone fisiche, vale a meglio puntualizzare il contenuto del secondo dei due principi di diritto indicati sopra al p. 2.

Nella specie, pertanto, l’appello delle società monegasche nei confronti di Gespag s.r.l. (e Crimar s.r.l.) era stato ritualmente notificato presso il procuratore dell’appellata costituito nel giudizio di primo grado, onde anche nei confronti dei soci di tale società, costituitisi nel giudizio di appello, il processo ben poteva e doveva proseguire.

3. – Resta infine da esaminare l’eccezione di difetto di legittimazione passiva della controricorrente sig.ra Vi., non presente nel giudizio di merito, chiamata in causa dalle società ricorrenti soltanto nel giudizio di legittimità in quanto socia della Crimar s.r.l. assieme al sig. M.G..

La Sig.ra Vi. ha disconosciuto la propria legittimazione sul rilievo che, essendo diventata socia in epoca successiva al sorgere dei crediti relativi all’azione revocatoria per cui è causa, aveva rilasciato al sig. M.G., su richiesta del medesimo, una dichiarazione abdicativa in suo favore ad ogni diritto riguardante tali crediti, e tale dichiarazione era stata prodotta in giudizio dai sig.ri M. in allegato alla loro memoria di costituzione.

4. – L’eccezione è fondata.

Non essendo la sig.ra Vi. titolare del diritto controverso, già al momento dell’introduzione della lite nei suoi confronti con il ricorso per cassazione, non vi è ragione di affermare la sua legittimazione ad causam, che della titolarità di quel diritto costituisce il riflesso processuale.

5. – In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile in quanto proposto nei confronti della sig.ra V.A., mentre va accolto nei confronti degli altri intimati. La sentenza impugnata va conseguentemente cassata con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale si atterrà ai principi di diritto enunciati sopra ai paragrafi 2 e 2.2 eproseguirà il giudizio nei confronti dei soci di Gespag s.r.l. e Crimar s.r.l. già costituiti.

Le spese del giudizio di legittimità restano compensate tra le società ricorrenti e la controricorrente sig.ra Vi., del cui difetto di legittimazione passiva le prime hanno potuto sapere soltanto in questa sede; quanto alle restanti parti provvederà il giudice di rinvio.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso nei confronti della sig.ra Vi.As. e lo accoglie nei confronti delle altre parti; cassa la sentenza impugnta con rinvio alla Corte d’appello di Venezia in diversa composizione; dichiara compensate le spese del giudizio di legittimità tra le società ricorrenti e la controricorrente sig.ra Vi. e rimette al giudice di rinvio la decisione sulle medesime spese quanto alla restanti parti.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 gennaio 2017

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