Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9658 del 14/04/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 14/04/2017, (ud. 20/12/2016, dep.14/04/2017),  n. 9658

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. BIELLI Stefano – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 18099/2011 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

P.A. e P.D., quali eredi beneficiati di

P.O., rappresentati e difesi dall’avv. Marco Fioretti, con

domicilio eletto presso lo studio legale del predetto difensore, in

Jesi, via Walter Tobagi, n. 39, giusta procura speciale in calce

alla memoria di costituzione di nuovo difensore;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale delle

Marche, n. 433/10/2010, depositata in data 22 maggio 2010.

Udita la relazione svolta alla pubblica udienza del 20 dicembre 2016

dal Cons. Lucio Luciotti;

udito, per l’Avvocatura Distrettuale dello Stato, l’avv. Fabrizio

Urbani Neri;

udito, per il controricorrente, l’avv. Marco Fioretti;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. De Masellis Mariella, che ha concluso chiedendo

dichiararsi l’inammissibilità del ricorso principale ed in

subordine il rigetto, con assorbimento del ricorso incidentale;

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 433 del 25 maggio 2010 la Commissione Tributaria Centrale delle Marche respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria di secondo grado di Ancona che aveva a sua volta respinto l’appello dell’Ufficio avverso la sentenza della Commissione di primo grado che, riuniti i quattro separati ricorsi proposti da P.O., esercente l’attività di commercio all’ingrosso e lavorazione di metalli preziosi, li accoglieva annullando l’avviso di accertamento con cui l’Amministrazione finanziaria, sulla base delle risultanze di un processo verbale di constatazione redatto in data 30 novembre 1988 nei confronti della ditta CORMAS s.p.a., da cui era emerso che la predetta società aveva ceduto oro in lamine senza emissione di fatture al P., indicato come cliente in un documento extracontabile rinvenuto presso l’abitazione di Po.Br., primo dirigente della società verificata, aveva accertato maggiori ricavi a fini IVA relativamente agli anni di imposta dal 1985 al 1988 e contestato al P. diverse violazioni in materia di obblighi fiscali.

1.1. La Commissione Tributaria Centrale ha sostenuto che l’Ufficio finanziario non aveva fornito la prova delle contestate operazioni in quanto le circostanze addotte – quali il rinvenimento di un documento extracontabile in cui risultava indicato soltanto il cognome del contribuente e la dichiarazione del primo dirigente della società Cormas, che in sede di interrogatorio aveva indicato il contribuente come coinvolto nella vicenda delle cessioni di oro senza fattura – non costituivano valide presunzioni ma meri indizi, validamente contrastati dalle dichiarazioni del presidente della Cormas s.p.a., che aveva escluso che il P. fosse un cliente della società, dall’insussistenza sia di irregolarità nella gestione aziendale da parte del contribuente, sia di elementi (come l’emissione di assegni, altre modalità di pagamento o movimenti di somme) che provassero l’esistenza di rapporti tra le due ditte.

2. Propone ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate sulla base di un motivo, cui replica l’intimato con controricorso e ricorso incidentale anch’esso affidato ad un motivo.

3. Il Collegio ha deliberato la redazione della sentenza in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso proposto, la ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il vizio logico della motivazione della sentenza impugnata sul fatto decisivo e controverso dell’essere il P. cliente della Cormas s.p.a., che la Commissione tributaria centrale aveva escluso per avere omesso di considerare che, invece, il nominativo di P.O. era ricompreso nella “rubrica clienti” della predetta società, che smentiva anche la diversa dichiarazione resa sul punto dal presidente della Cormas s.p.a..

2. Il motivo è fondato e va accolto.

3. Invero, a riprova del coinvolgimento del contribuente nelle cessioni di oro senza emissione di fattura effettuate dalla Cormas s.p.a. nei confronti dell’odierno controricorrente, l’Agenzia delle entrate ha addotto circostanze di indubbio valore presuntivo, tra cui anche una non confutata prova documentale, ingiustificatamente svalutate dai giudici di appello e ridotte al rango di meri indizi. L’amministrazione finanziaria ha, infatti, desunto il coinvolgimento del contribuente nelle operazioni di acquisto in nero di metalli preziosi sulla base delle dichiarazioni rese da un dirigente della società cedente, dal rinvenimento presso l’abitazione di quest’ultimo di documentazione extracontabile su cui risultavano annotate giornalmente le predette operazioni commerciali nonchè dall’inserimento del nominativo del contribuente nella “rubrica clienti al 31.7.1987” della Cormas s.p.a., e cioè da elementi di indubbia valenza presuntiva che la CTR ha, invece, escluso attribuendo rilevanza alla dichiarazione del Presidente della società che aveva dichiarato “di non essere mai stato cliente della Cormas s.p.a.” e sostenendo che tali elementi probatori non avevano trovato adeguati elementi di riscontro non essendo state rinvenute “irregolarità nella gestione aziendale del P.” e prove dei “presunti pagamenti della ditta P. alla Corma s.p.a. e dell’esistente rapporto fra le due ditte”. E’ evidente, sulla base di quanto detto, il difetto di sufficienza e coerenza logica del ragionamento del giudice di merito, posto che lo stesso non spiega come possa escludersi l’esistenza di rapporti tra le due ditte sulla base della mancanza di irregolarità nella gestione aziendale del P. e di prova dei pagamenti delle cessioni di metalli preziosi che, proprio per essere state effettuate “in nero”, non potevano logicamente essere documentate, ed in presenza di prove che vanno in direzione diametralmente opposta, come deve ritenersi la prova documentale costituita dalla rubrica clienti della società venditrice in cui risulta inserito il nominativo del P., che non altri può essere se non l’odierno controricorrente, alla stregua della dichiarazione resa dal dirigente della Cormas s.p.a., alla quale, provenendo da soggetto terzo rispetto alle ditte coinvolte, va sicuramente preferita a quella resa dal presidente della Cormas s.p.a.

4. E’ innegabile, quindi, la sussistenza sub specie del lamentato vulnus motivazionale, emergendo, dal complesso della sentenza impugnata, un evidente difetto di coerenza logico-argomentativa del ragionamento probatorio, atteso che gli elementi probatori acquisiti al processo, ove correttamente interpretati e coerentemente collegati, avrebbero condotto il giudicante ad una decisione diversa da quella assunta, che è chiaramente frutto di un procedimento logico assolutamente carente.

5. L’accoglimento del motivo di cassazione in esame comporta la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla CTR delle Marche che, in diversa composizione, perchè rivaluti la vicenda alla stregua delle considerazioni sopra svolte e provveda anche alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

6. Resta assorbito il motivo di ricorso incidentale proposto, soltanto in via subordinata, dal controricorrente, con il quale il medesimo ha dedotto la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., lamentando l’omessa pronuncia da parte della Commissione tributaria centrale sull’eccezione di inammissibilità del ricorso in appello dell’Agenzia delle entrate per effetto di giudicato interno formatosi sulla dichiarazione di nullità dell’avviso di accertamento per carenza di motivazione e per violazione del diritto di difesa del contribuente, pronunciata dalla Commissione tributaria di primo grado di Ancona, nonchè sulla pronuncia di annullamento del predetto atto impositivo per difetto di elementi di prova delle violazioni fiscali attribuite al contribuente.

PQM

accoglie il motivo di ricorso principale, assorbito quello incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale delle Marche, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 20 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2017

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