Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9658 del 13/04/2021

Cassazione civile sez. lav., 13/04/2021, (ud. 11/11/2020, dep. 13/04/2021), n.9658

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11993/2015 proposto da:

ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E RICERCA AMBIENTALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso ex

lege dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, presso i cui Uffici

domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI N. 12;

– ricorrente –

contro

F.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. G. BELLI

n. 36, presso lo studio dell’avvocato DINO DEI ROSSI, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 10067/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 16/12/2014 R.G.N. 2190/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/11/2020 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VISONA’ Stefano, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato DINO DEI ROSSI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Roma, in riforma della sentenza del locale Tribunale, dichiarava la natura subordinata dei rapporti intercorsi tra F.M. e l’ISPRA (già APAT) tra il 2005 e il 2009 in virtù di formali contratti di collaborazione coordinata e continuativa, condannava l’Ente al pagamento in favore dell’appellante delle relative differenze retributive e dichiarava il diritto della F. ad essere ammessa alle procedure di stabilizzazione di cui alla disposizione commissariale n. 132/2008 del 21/11/2008.

La Corte territoriale, dopo aver ammesso ed espletato la prova testimoniale richiesta dall’appellante, riteneva che, nonostante il nomen juris attribuito al modello prescelto dalle parti, vi fossero plurimi elementi evidenziati dalla prova orale e documentale a conferma della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato (piena integrazione nell’organizzazione dell’Ente, osservanza dello stesso orario del personale dipendente, obbligo di attenersi strettamente alle indicazioni dei superiori, assenza di autonomia operativa, attività svolta sulla base della costante e dettagliata indicazione delle attività da disimpegnare, inserimento nel piano ferie).

Quanto alle differenze retributive spettanti per tutti i periodi lavorati, evidenziava che non fosse condivisibile il conteggio dell’appellante basato su un inquadramento nel III livello (tecnologo) e che più aderente ai compiti svolti dalla F. fosse il profilo di V livello (funzionario di amministrazione).

Riteneva che potessero essere utilizzati i conteggi formulati dallo stesso Istituto tenendo conto di tale ultimo profilo.

Da ultimo affermava che, avendo la F., con il riconoscimento della subordinazione, maturato il periodo di tre anni previsto dalla L. n. 296 del 2006 e dal relativo bando dell’ISPRA, sussistesse il suo diritto ad essere valutata nella procedura di stabilizzazione di cui alla disposizione commissariale n. 132/2008.

2. Per la cassazione della sentenza l’ISPRA ha proposto ricorso sulla base di tre motivi, cui la F. ha resistito con tempestivo controricorso, successivamente illustrato da memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo l’Istituto ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, violazione dell’art. 132 c.p.c., dell’art. 119 disp. att. c.p.c., nullità della sentenza per vizio di motivazione.

Deduce che la sentenza avrebbe omesso di motivare logicamente i punti della controversia e di dare conto delle ragioni di fatto e di diritto che hanno comportato il riconoscimento della natura subordinata del rapporto.

Sostiene che la motivazione sarebbe illogica laddove ha condiviso la ricostruzione operata dal Giudice di prime cure salvo poi pervenire ad una soluzione difforme.

Assume che la sentenza impugnata conterrebbe argomentazioni inidonee a rivelare la ratio decidendi.

2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

Censura la sentenza impugnata per aver ritenuto provata la subordinazione laddove sussistevano plurimi elementi anche documentali deponenti per un rapporto del tutto autonomo.

3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia omesso esame di un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Lamenta che il giudice del gravame abbia omesso di esaminare circostanze rilevanti ai fini della individuazione della natura subordinata del rapporto e di tener conto delle deduzioni dell’Istituto appellato da cui si evinceva che giammai la F. era stata destinataria di direttive specifiche, o aveva dovuto rispettare un determinato orario di lavoro.

4. Il ricorso nei vari motivi in cui è articolato è inammissibile.

5. Come è noto, nell’ambito delle controversie qualificatorie in cui occorre stabilire se certe prestazioni lavorative siano rese in regime di subordinazione oppure al di fuori dei parametri normativi di cui all’art. 2094 c.c., la valutazione delle risultanze processuali che inducono il giudice del merito ad includere il rapporto controverso nello schema contrattuale del lavoro subordinato o meno costituisce accertamento di fatto censurabile in Cassazione, secondo un pluridecennale insegnamento di questa Corte (tra molte, nel corso del tempo, v. Cass. n. 1598/1971; Cass. n. 3011/1985; Cass. n. 6469/1993; Cass. n. 2622/2004; Cass. n. 23455/2009; Cass. n. 9808/2011), solo per la determinazione dei criteri generali ed astratti da applicare al caso concreto, mentre può essere sindacata nei limiti segnati dell’art. 360 c.p.c., n. 5, tempo per tempo vigente, la scelta degli elementi di fatto cui attribuire, da soli o in varia combinazione tra loro, rilevanza qualificatoria (cfr., più di recente, Cass. n. 11646 del 2018 e Cass. n. 13202 del 2019).

6. Nella specie, le censure non toccano la scelta dei parametri nomativi rispetto ai quali la Corte territoriale ha valutato la sussistenza della subordinazione e le doglianze, nonostante il formale richiamo al vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, si risolvono nella critica della sufficienza del ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi (e così di determinate circostanze asseritamente risultanti da emergenze di causa che si assume non siano state esaminate dalla Corte territoriale e che avrebbero consentito di ritenere non sussistente alcuna subordinazione), affinchè se ne fornisca una valutazione diversa da quella accolta dalla sentenza impugnata, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012.

7. Quanto alle ulteriori censure, va ricordato che la dedotta violazione dell’art. 115 c.p.c., non è ravvisabile nella mera circostanza che il giudice di merito abbia valutato le prove proposte dalle parti attribuendo maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, ma soltanto nel caso in cui il giudice abbia giudicato sulla base di prove non introdotte dalle parti e disposte di sua iniziativa al di fuori dei casi in cui gli sia riconosciuto un potere officioso di disposizione del mezzo probatorio (v. ex aliis Cass., Sez. Un., 5 agosto 2016, n. 16598; Cass. 10 giugno 2016, n. 11892) e che la violazione dell’art. 116 c.p.c., è configurabile solo allorchè il giudice apprezzi liberamente una prova legale, oppure si ritenga vincolato da una prova liberamente apprezzabile (Cass., Sez. Un., n. 11892/2016 cit.; Cass. 19 giugno 2014, n. 13960; Cass. 20 dicembre 2007, n. 26965), situazioni queste non sussistenti nel caso in esame.

8. Nè rileva che la Corte territoriale nella specie abbia, per mero errore, indicato, nella parte iniziale della motivazione, che l’esito della espletata prova per testi “non ha fatto che confermare quanto già condivisibilmente evidenziato dal giudice di prime cure” considerato che, nel prosieguo dell’impianto argomentativo, ha proceduto ad una autonoma e puntuale disamina degli indicati esiti istruttori, dando conto delle ragioni per le quali è giunta alle conclusioni illustrate nello storico di lite.

9. Il ricorso deve, dunque, essere dichiarato inammissibile.

10. La regolamentazione delle spese segue la soccombenza.

11. Non sussistono le condizioni di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, stante l’avvenuta prenotazione a debito da parte del ricorrente (Cass., S.U., n. 9938/2014; Cass. n. 1778/2016; Cass. n. 28250/2017).

P.Q.M.

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per compensi professionali oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA