Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9646 del 13/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/04/2021, (ud. 09/12/2020, dep. 13/04/2021), n.9646

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. COSENTINO Antonello – Presidente –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE AnnaMaria – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 28046-2019 proposto da:

BANCA DI SASSARI S.P.A., rappresentata e difesa dall’Avvocato

MACCIOTTA GIUSEPPE ed elettivamente domiciliata a Roma, via Paola

Falconieri 100, presso lo studio dell’Avvocato FIECCHI PAOLA, per

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

T.G., difensore di se stesso ed elettivamente domiciliato

a Roma, viale dei Quattro Venti 12, presso lo studio dell’Avvocato

GERMINI SILVIA;

– controricorrente –

avverso la ORDINANZA n. 48/2019 del TRIBUNALE DI CAGLIARI, depositata

il 26/2/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 9/12/2020 dal Consigliere DONGIACOMO GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il tribunale, con l’ordinanza in epigrafe, ha liquidato, in favore dell’avvocato Tronci, la somma di Euro 61.159,57, oltre interessi nella misura stabilita dal D.Lgs. n. 231 del 2002 dal 24/10/2010 fino al saldo, quale compenso dovutogli dalla Banca di Sassari s.p.a. per averla rappresentata e difesa in un giudizio promosso nei suoi confronti innanzi al tribunale di Salerno.

La Banca di Sassari s.p.a., con ricorso notificato il 27/9/2019, ha chiesto, per un motivo, la cassazione dell’ordinanza.

L’avvocato Tronci ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. Con l’unico motivo che ha articolato, la società ricorrente, lamentando la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 231 del 2002, art. 4, ha censurato l’ordinanza impugnata nella parte in cui il tribunale, dopo aver liquidato il compenso dovuto all’avv. Tronci, ha ritenuto di aggiungere alla somma così determinata gli interessi moratori, nella misura stabilita dal D.Lgs. n. 231 del 2002, da calcolarsi dal 24/10/2010 fino al saldo, facendo in tal modo applicazione del citato D.Lgs., art. 4, a norma del quale, per il pagamento delle transazioni commerciali, gli interessi moratori decorrono senza che sia necessaria la costituzione in mora e, precisamente, dal trentesimo giorno successivo dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente, vale a dire, nel caso in esame, dal trentesimo giorno successivo all’invio del preavviso di parcella da parte dell’avv. Tronci alla Banca di Sassari in data 23/9/2010.

1.2. Il tribunale, però, così facendo, ha osservato la ricorrente, non ha considerato il principio per cui, quando insorge una controversia tra l’avvocato ed il cliente circa il compenso dovuto per prestazioni professionali, il debitore non può essere ritenuto in mora prima della liquidazione del compenso con l’ordinanza che chiude il procedimento per cui è a quella data, e nei limiti di quanto liquidato dal giudice, che va rapportata la decorrenza degli interessi.

1.3. Deve, dunque, ritenersi, ha concluso la ricorrente, che è dalla data di deposito del provvedimento impugnato, e nei limiti di quanto liquidato dal giudice, che decorrono gli interessi ai sensi del citato D.Lgs. n. 231, art. 4.

2.1. Questa Corte, in effetti, ha ripetutamente affermato che, quando insorge controversia tra l’avvocato ed il cliente circa il compenso per prestazioni professionali, il debitore non può essere ritenuto in mora prima della liquidazione del debito, che avviene con l’ordinanza che conclude il procedimento previsto dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, sicchè è da quella data e nei limiti di quanto liquidato dal giudice – e non da prima (come la richiesta di pagamento o la proposizione della domanda) che va riportata la decorrenza degli interessi (cfr. Cass. n. 2131 del 2011; Cass. n. 2954 del 2016).

2.2. La Corte, tuttavia, ritiene che tale principio meriti di essere rimeditato e che, dunque, il ricorso non presenti l’evidenza decisoria che ne giustifica la decisione in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. e art. 375 c.p.c., nn. 1 e 5.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rimette la causa alla pubblica udienza.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 2, il 9 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2021

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