Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9641 del 22/04/2010

Cassazione civile sez. I, 22/04/2010, (ud. 11/03/2010, dep. 22/04/2010), n.9641

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – President – –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consiglie – –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consiglie – –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – rel. Consiglie – –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consiglie – –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 5007-2005 proposto da:

CURATELA FALLIMENTO LA BALENA S.R.L., in persona del Curatore Dott.

C.N., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OVIDIO

20, presso l’avvocato LICCARDO GAETANO, rappresentata e difesa

dall’avvocato ACTIS GIOVANNI, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

SAN PAOLO BANCO DI NAPOLI S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

NICOTERA 29, presso l’avvocato QUATTROCIOCCHI BRANCA ANTONIO,

rappresentata e difesa dall’avvocato LANDOLFI SILVESTRO, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1642/2004 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 19/05/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/03/2010 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA CULTRERA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario G. che ha concluso per l’accoglimento del primo motivo

di ricorso con l’assorbimento dei restanti motivi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione 18.1.95, il curatore del fallimento della Balena s.r.l.

adi’ il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per ottenere la revoca, ai sensi della L. Fall., art. 67, comma 2, dei versamenti in L. 245.916.844, eseguiti dalla fallita nel periodo sospetto sul c/c n. (OMISSIS) aperto presso il Banco di Napoli ed affidato fino a L. 100.000000, e la condanna della banca convenuta al pagamento delle rimesse controverse nell’importo anzidetto.

Il Tribunale adito, nel contraddittorio della banca, respinse la domanda con sentenza del 6.5.2002.

Gravata d’appello da parte del curatore fallimentare, la decisione e’ stata riformata dalla Corte d’appello di Napoli che, con sentenza n. 1642 depositata il 19.5.2004 e notificata il 4.1.2005, ha accolto la domanda per quanto di ragione ed ha condannato il Sanpaolo Banco di Napoli, subentrato giusta atto di fusione all’originario istituto di credito convenuto, al pagamento della semina di Euro 41.397,81 oltre accessori in favore della procedura istante, e delle spese del doppio grado di giudizio.

La statuizione e’ stata infine impugnata dalla curatela fallimentare innanzi a questa Corte con ricorso affidato a quattro motivi resistiti dal San Paolo Banco di Napoli con controricorso, ed altresi’ illustrato con memoria difensiva depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte territoriale ha accolto per quanto di ragione la domanda di revoca formulata dal curatore del fallimento La Balena assumendo a parametro di riferimento il saldo disponibile, ed ha concluso, tenendo conto delle risultanze degli estratti conto, nel senso che le rimesse solutorie, come tali revocabili, ammontano ad Euro 41.397,81.

A conforto del suo approdo, ha allegato alla motivazione un prospetto riepilogativo delle operazioni esaminate.

Il ricorrente col primo motivo muove la sua critica avverso tale sentenza perche’ avrebbe omesso di motivare, ovvero avrebbe insufficientemente spiegato le ragioni del rigetto della domanda di revoca relativa alle rimesse eseguite nel periodo dal 21.1.93 al 10.5.93, ed ha fondato la sua conclusione su mero conteggio non sostenuto da tessuto argomentativo logico-giuridico.

Col secondo e terzo motivo indirizza analoga critica alla decisione impugnata nella parte in cui ha attribuito autonomamente natura solutoria a limitata parte delle rimesse controverse, pur non avendo controparte assolto all’onere, su di essa incombente, di provare la natura ripristinatoria delle rimesse escluse.

Col quarto motivo deduce ancora vizio di motivazione, ed assume l’erroneita’ dei conteggi illustrati impostati in maniera non corretta nell’ordine e nel tipo di operazione eseguita, basati su errati criteri, con indicazione di versamenti che non hanno trovato riscontro negli estratti conto allegati agli atti.

Riepiloga:

1.- i versamenti indicati in sentenza ma non riscontrabili dagli estratti conto – riferiti al 1.12.1992, all’11.1.93, al 20.1.93, all’8.2.93, al 10.2.93, al 15.2.93;

2.- il prelevamento eseguito il 27.1.93, non indicato in sentenza;

3.- il prelevamento eseguito il 3.3.93 riportato erroneamente come accrediti;

4.- il prelevamento indicato in sentenza alla data del 20.4.93 e non eseguito;

5.- i versamenti eseguiti il 20.4.93, il 3.5.93 ed il 10.5.93, non riscontrati nel prospetto allegato alla sentenza.

Prospetta quindi il risultato a suo avviso esatto della corretta movimentazione del conto corrente intestato alla societa’ fallita nel periodo considerato, che attesterebbe la fondatezza della sua domanda nell’importo complessivo di Euro 159.662,24.

I primi tre motivi, logicamente connessi e pertanto esaminabili congiuntamente, meritano accoglimento.

La conclusione cui e’ pervenuta la Corte territoriale non appare sorretta da adeguato tessuto motivazionale. Basata su conteggio riepilogativo delle operazioni esaminate, in verita’ non agevolmente intellegibile, la decisione impugnata qualifica solutorie parte delle rimesse eseguite dalla correntista, enunciando a postulato della sua indagine l’utilizzabilita’ del criterio del saldo disponibile di cui richiama l’astratta corretta qualificazione ma senza indicare in concreto, ed in punto di fatto, quale sia stato il procedimento logico, seguito su tale tracciato in jure, che ha portato all’approdo conclusivo.

In sostanza la motivazione si esaurisce nell’allegazione del tabulato, aggiunto al corpo della statuizione, che fotografa un complesso di operazioni e le date della loro esecuzione, ma non chiarisce i risultati via via indicati, non rende conto delle ragioni che giustificano quello conclusivo, tanto meno illustra effettivamente il criterio che ha giustificato la qualificazione delle rimesse indicate come solutorie, e percio’ revocabili, e l’esclusione di tale carattere per le altre, perche’ aventi funzione ripristinatoria che, come correttamente denuncia il ricorrente nel secondo motivo, la banca, in forza del principio sulla distribuzione dell’onere probatorio, era tenuta ad allegare e dimostrare al fine di sottrarle alla revoca.

Siffatta trama motivazionale, insomma, non espone con le necessarie compiutezza e puntualita’ il percorso logico giuridico sfociato nella sintesi conclusiva cui e’ pervenuto il giudice d’appello, e percio’ vizia l’impugnata sentenza.

Le ulteriori censure restano assorbite.

Tanto premesso, il ricorso deve essere accolto. Ne discende la cassazione della decisione impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Napoli che, riesaminate le operazioni transitate sul conto corrente intestato alla societa’ fallita nell’anno antecedente il suo fallimento, precisera’ quali siano le rimesse alle quali, tenendo conto del criterio del saldo disponibile, e vagliate le deduzioni difensive illustrate dalla banca convenuta, debba attribuirsi ed in quali limiti natura solutoria, e provvedere altresi’ alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimita’.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia anche per le spese del presente giudizio di legittimita’ alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 11 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 22 aprile 2010

 

 

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