Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9629 del 22/04/2010

Cassazione civile sez. I, 22/04/2010, (ud. 12/01/2010, dep. 22/04/2010), n.9629

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo – President – –

Dott. RORDORF Renato – Consiglie – –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consiglie – –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consiglie – –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consiglie – –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 18416-2005 proposto da:

Z.F. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, CORSO RINASCIMENTO 11, presso l’avvocato

PELLEGRINO GIOVANNI, rappresentato e difeso dall’avvocato GRECO

GIOVANNI, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

ZE.FA.;

– intimato –

sul ricorso 23444-2005 proposto da:

ZE.FA. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato

in ROMA, LARGO DI TORRE ARGENTINA 11, presso l’avvocato LAZZARETTI

ANDREA, rappresentato e difeso dagli avvocati RUPPI COSIMO, CAPRIOLI

LUCIO, giusta procura in calce al controricorso e ricorso

incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

Z.F.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 125/2005 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 07/03/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/01/2010 dal Consigliere Dott. VITTORIO RAGONESI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAMBARDELLA VINCENZO che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale con assorbimento del ricorso incidentale.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione 20/1/1992, Z.F. conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Lecce il fratello Ze.Fa.

assumendo di avere esercitato, in societa’ di fatto con il convenuto, attivita’ di frantoio oleario in (OMISSIS): tanto in locali di proprieta’ comune di essi fratelli e con macchinati anch’essi di proprieta’ comune perche’ loro donati dal padre A..

Aggiungeva l’attore che: 1) l’attivita’ risultava formalmente intestata soltanto ad esso attore ancorche’, per una pattuizione interna ,utili e spese andavano ripartite tra essi soci; 2) nell’azienda lavoravano entrambi; 3) nell’anno 1989 la ditta aveva cessato l’attivita’ e si era proceduto alla vendita dello stabile ed alla ripartizione dei macchinari; 3) erano rimasti da definire i conteggi relativi alla gestione cessata per la quale aveva erogato la somma di L. 26.338.652 di cui L. 16.190.652 per accertamenti da parte della Guardia di Finanza L. 8.848.000 per altre obbligazioni assunte nel corso della gestione comune e L. 1.300.000 per una cartella esattoriale.

Concludeva il medesimo attore chiedendo la condanna del convenuto a pagamento della somma di L. 13.163.326 quale quota pari alla meta’ della somma da lui erogata: tanto con vittoria di spese di lite.

Si costituiva il convenuto negando la sussistenza della dedotta societa’ di fatto che non era stata mai costituita: in ogni caso contestava la documentazione allegata che si riferiva ad obbligazioni personali dell’attore non riconducibili alla dedotta societa’.

La causa era istruita con interrogatorio e prova testimoniale.

Con sentenza 24/3/2001, il Tribunale di Lecce: 1) rigettava la domanda; 2) dichiarava cessata la materia del contendere in ordine alla presunta societa’ di fatto; 3) condannava Z.F. al pagamento in favore di Ze.Fa. delle spese di lite.

Rilevava il primo giudice che non era stata fornita alcuna prova della sussistenza di una societa’ di fatto tra le parti in causa:

anzi un terzo fratello aveva riferito che l’unico a gestire il frantoio era stato Z.F..

Avverso tale sentenza interponeva appello Z.F..

Resisteva Ze.Fa..

La Corte d’appello di Lecce con sentenza n. 125/05, pur accertando l’esistenza di una societa’ di fatto tra le parti, rigettava il gravame.

Avverso la detta sentenza ricorre per cassazione Z.F. sulla base di un unico motivo cui resiste con controricorso, illustrato con memoria, Ze.Fa. che propone altresi’ ricorso incidentale affidato a due motivi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente deduce il vizio di carenza, insufficienza e contraddittorieta’ di motivazione dell’impugnata sentenza laddove questa, pur avendo accertato l’esistenza di una societa’ di fatto, ha ritenuto che le somme versate dal resistente all’amministrazione finanziaria riguardassero esclusivamente la persona fisica e non la societa’ e che pertanto.

non poteva essere chiesta la restituzione delle asserite quote di versamento.

Con il primo motivo di ricorso incidentale viene contestata la sentenza impugnata laddove ha riconosciuto l’esistenza di una societa’ di fatto.

Con il secondo motivo si deduce la nullita’ della sentenza sull’accertamento della esistenza della societa’ non essendo stata questa citata in giudizio.

I ricorsi vanno preliminarmente riuniti.

II ricorso principale e’ infondato e per certi aspetti inammissibile.

Invero la Corte d’appello ha motivato la propria decisione sul punto osservando che “sia le due ricevute di pagamento 25/9/1990 dell’Ufficio del Registro di Lecce che le cartelle di pagamento dell’esattoria Comunale di (OMISSIS) sono intestate alla persona fisica di Z.F. ed afferiscono a tributi relativi agli anni dal 1981 al 1987 che in alcun modo possono ricondursi alla sciolta societa’”. Il ricorrente si duole del fatto che , avendo il giudice di seconde cure accertato l’esistenza di una societa’ di fatto, avrebbe dovuto trame la conseguenza che le somme versate da esso ricorrente al fisco afferivano alla predetta societa’. Tale assunto e’ erroneo perche’ l’esistenza di una societa’ di fatto non esclude che i singoli soci abbiano anche proprie obbligazioni personali verso terzi tra cui anche il fisco. E’ quindi questione di provare in causa la diversa imputazione delle varie obbligazioni. Nel caso di specie, la Corte d’appello ha ritenuto che le somme in questione pagate dal ricorrente all’amministrazione finanziaria afferissero a sue obbligazioni personali Trattasi di un accertamento in fatto, basato sul riscontro obiettivo delle risultanze delle ricevute di pagamento e delle cartelle esattoriali, non suscettibile di riesame sotto tale profilo da parte di questa Corte.

Il motivo quindi investe per tale aspetto inammissibilmente il merito della decisione.

Il motivo inoltre non appare rispettoso del principio di autosufficienza. Era, infatti, compito del ricorrente riportare integralmente nel ricorso il testo della documentazione contabile rilevante al fine di consentire a questa Corte, cui e’ inibito l’accesso agli atti della fase di merito, di poter valutare la fondatezza dell’assunto proposto con il gravame. Il Ze. e’ venuto meno a tale onere essendosi limitato ad affermare che la fattura n. (OMISSIS) si riferisse alla societa’ di fatto, ancorche’ riportasse formalmente somme dovute dalla ditta individuale Z. F. per il periodo intercorrente tra il gennaio 1981 e il febbraio 1986, senza pero’ riportarne il contenuto integrale e senza riprodurre il testo dell’accertamento della Guardia di Finanza e facendo ,per il resto, un generico riferimento ad altre somme indicate nell’atto di citazione di cui la Corte d’appello non avrebbe dato conto.

Il primo motivo del ricorso incidentale e’ inammissibile.

Invero la Corte d’appello ha ritenuto la sussistenza della societa’ di fatto in base alla comparsa di risposta dall’attuale ricorrente depositata in altro giudizio fra le parti innanzi al Pretore di Otranto , nonche’ ad una lettera in data 9.4.90 del difensore di Ze.Fa. e da quest’ultimo controfirmata, depositata anch’essa nel giudizio di cui sopra da Z.F., da cui risulterebbe la esistenza di una societa’ di fatto, nonche’ in base alla considerazione che i beni costituiti dal frantoio e dalle attrezzature erano di proprieta’ comune ai due fratelli che li avevano ereditati dal padre ed ove avevano continuato a svolgere l’attivita’ paterna.

Tale motivazione non risulta specificatamente censurata dal ricorrente incidentale che si limita a svolgere astratte considerazioni sulla mancanza di prova circa la trasformazione della comunione in attivita’ imprenditoriale e sull’accertamento di una accordo simulatorio per far apparire la societa’ di fatto come impresa individuale.

Tali censure, non investendo la ratio decidendi adottata dal giudice di seconde cure non possono trovare ingresso in questa sede di legittimita’.

Il secondo motivo di ricorso incidentale e’ infondato.

Il giudizio ha infatti ad oggetto la restituzione di somme che si assumono versate in adempimento di oneri sociali e non gia’ l’accertamento della esistenza di una societa’ di fatto. Ne consegue che tale accertamento riveste un carattere meramente incidentale, inidoneo, come tale a formare giudicato ,onde nessuna necessita’ vi era di citare in giudizio la societa’ di fatto.

La soccombenza reciproca giustifica la compensazione delle spese.

P.Q.M.

riunisce i ricorsi e li rigetta. Spese compensate.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 22 aprile 2010

 

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