Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9585 del 13/04/2017


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Cassazione civile, sez. II, 13/04/2017, (ud. 10/02/2017, dep.13/04/2017),  n. 9585

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4673-2014 proposto da:

S.A.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CATTARO 28, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE COSENTINO, che

la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

CAPITALIA S.p.a in persona del legale rappresentante pro tempore,

CARA STEFANIA, GENTILI MAURO;

– intimati –

avverso il provvedimento n. 133/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/02/2017 dal Consigliere Dott. COSENTINO ANTONELLO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE ALESSANDRO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione regolarmente notificato M.A. conveniva in giudizio G.M. e C.S., assumendo che il (OMISSIS) aveva stipulato un contratto preliminare di compravendita, per sè o per persona da nominare, avente ad oggetto la villetta dei convenuti sita in (OMISSIS), di cui chiedeva il trasferimento ai sensi dell’art. 2932 c.c..

I convenuti rimanevano contumaci.

Il giudizio, non iscritto a ruolo per la pendenza di trattative, veniva riassunto nei confronti dei convenuti da S.A.M., nelle more indicata dal M. quale effettiva beneficiaria della compravendita immobiliare.

Interveniva altresì la Banca di Roma s.p.a. (poi Capitalia s.p.a.), creditrice dei G., assumendo che il contratto di cui veniva chiesto l’adempimento in via giudiziale era pregiudizievole ai suoi interessi creditori e domandando l’inefficacia dello stesso ex 2901 c.c., e, in subordine, l’accertamento della sua natura simulata.

Con sentenza n. 1956/2003, il Tribunale di Roma rigettava le domande formulate dalla S., argomentando, per un verso, sulla natura abusiva dell’immobile promesso in vendita (fatto, questo, che precludeva il suo trasferimento ai sensi della L. n. 47 del 1985) e, per altro verso, sulla mancata notifica ai contumaci, ex art. 215 c.p.c., del verbale di deposito delle scritture private relative, rispettivamente, al preliminare di compravendita ed al subentro della stessa S. nella posizione giuridica del M.; circostanza, questa, che rendeva tali scritture non tacitamente riconosciute dai contumaci e, conseguentemente, inidonee a fondare un’eventuale pronuncia ex art. 2932 c.c..

Proponeva appello la S., deducendo che erroneamente il tribunale aveva ravvisato la necessità di notificare ai convenuti contumaci le scritture contrattuali sopra menzionate, giacchè le stesse, depositata all’atto dell’iscrizione a ruolo della causa, erano state indicate nella citazione in riassunzione regolarmente notificata; sotto altro aspetto la S. deduceva che l’immobile dedotto in contratto aveva formato oggetto di sanatoria.

Sulla condizione urbanistica dell’immobile la corte d’appello disponeva una consulenza tecnica d’ufficio, la quale confermava che il medesimo era ancora intestato ai convenuti contumaci e che la pratica di sanatoria risultava carente, imprecisa e priva del prescritto parere della Sovrintendenza ai beni paesaggistici e culturali.

La corte capitolina, con sentenza del 10.1.2013, ha rigettato l’appello sulla base, per quanto qui ancora rileva, delle seguenti considerazioni:

1) contrariamente alle deduzioni di parte appellante, l’atto di riassunzione notificato dalla S. ai convenuti non faceva alcuna esplicita menzione della scrittura datata 20.09.1993 con la quale il M. aveva ceduto alla S., con il consenso dei promittenti alienanti, il lato attivo del rapporto derivante dal contratto preliminare del (OMISSIS);

2) tale atto, l’unico sul quale si fondava la pretesa attorea (non essendo sufficiente per la S. dimostrare l’esistenza di un valido preliminare tra i convenuti ed il M., senza la prova del proprio subentro nella posizione del promissario acquirente), doveva essere portato a conoscenza dei contumaci quale elemento fondante la pretesa attorea, anche ai sensi dell’art. 215 c.p.c., mediante notifica del verbale contenente la produzione di tale documento;

3) le consulenze espletate, compresa quella depositata in data 9.1.2012, avevano tutte confermato la natura abusiva del manufatto e l’inesistenza di qualsiasi concessione in sanatoria (stante anche la mancata sanatoria/sanabilità della violazione del vincolo paesaggistico).

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso S.A.M., sulla base di tre motivi. Capitalia s.p.a., C.S. e G.M. non hanno svolto difese.

Il ricorso è stato discusso alla pubblica udienza del 10.2.17, per la quale solo il ricorrente ha depositato una memoria illustrativa e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, attinente alla prima ratio, la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 215 c.p.c., e art. 293 c.p.c., comma 3, nonchè il difetto e l’illogicità della motivazione, per non aver la corte d’appello considerato che gli estremi del contratto preliminare del (OMISSIS) (sottoscritto dal M. e dai convenuti) e della scrittura integrativa del 20.9.1993, contenete la nomina della S. quale acquirente (sottoscritta dal M., dalla S. e dai medesimi convenuti), erano stati espressamente menzionati nell’atto di citazione in riassunzione del 3.8.1994.

Il motivo va disatteso, perchè dal diretto esame dell’atto di riassunzione della sig.ra S. – consentito a questa Corte perchè il motivo di gravame denuncia, in sostanza, un errore in procedendo – risulta semplicemente che in tale atto si dedusse (come trascritto a pagina 7 del ricorso per cassazione) che il M. aveva nominato come acquirente la S.; ma non si precisa con quale scrittura (in quale data redatta, da chi sottoscritta) tale nomina sia stata effettuata, nè si dà atto della produzione in giudizio, quale allegato alla citazione in riassunzione, di alcuna scrittura contente l’atto di nomina della S. quale acquirente.

Il primo motivo di ricorso va quindi rigettato.

Con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione dell’art. 40 della L. n. 47 del 1985 e la insufficiente ed illogica motivazione, per non aver la corte territoriale considerato che il c.t.u., all’uopo nominato nel giudizio di secondo grado, aveva accertato che l’immobile era stato costruito in base ad una regolare licenza edilizia e presentava delle difformità rispetto al progetto originale che avevano formato oggetto di domanda di sanatoria. Il motivo deve giudicarsi inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, in quanto, per effetto del rigetto del primo motivo di ricorso, essa non sarebbe idoneo, nemmeno se fondato, a provocare la cassazione della sentenza impugnata, risultando quest’ultima autonomamente sorretta dal rilievo della mancata notifica della scrittura integrativa del 20.9.1993 ai convenuti contumaci (cfr. Cass. 2108/12).

Con il terzo motivo la ricorrente si duole della violazione dell’art. 91 c.p.c., e del vizio di difetto e illogicità della motivazione in cui la corte distrettuale sarebbe incorsa compensando le spese del giudizio di secondo grado tra di lei e l’intervenuta Capitalia, ancorchè quest’ultima fosse rimasta soccombente sia in primo che in secondo grado. Il motivo è infondato perchè l’appello della S. è stato rigettato, cosicchè costei non ha titolo per ripetere le spese della propria difesa in secondo grado dall’appellata, non appellante incidentale, Capitalia.

In definitiva, il ricorso va rigettato in relazione a tutti i motivi in cui esso si articola.

Non vi è luogo a regolare le spese del giudizio di cassazione, perchè nessuno degli intimati ha spiegato difese in questa sede.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, D.Lgs. 546 del 1992, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, art. 1 bis.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2017

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