Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9556 del 29/04/2011

Cassazione civile sez. trib., 29/04/2011, (ud. 23/02/2011, dep. 29/04/2011), n.9556

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. FERRARA Ettore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 17447/2008 proposto da:

AUTOTRASPORTI UBALOINI SRL IN LIQUIDAZIONE (ora TRAN SERVICE SRL in

liquidazione), in persona del Liquidatore pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA VIA F. DENzA 50-A presso lo studio dell’avvocato

LAURENTI Lucio, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

BONINSEGNI GADDO, FONTANA GIOVANNI, giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE FIRENZE (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 79/2006 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,

depositata il 07/05/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

23/02/2011 dal Consigliere Dott. SALVATORE BOGNANNI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La società Autotrasporti Ubaldini srl. (ORA Trans Service in liquidazione) impugna con ricorso per cassazione, basato su due motivi, la sentenza della CTR della Toscana n. 79 dell’11.11.2006, con la quale veniva rigettato l’appello della medesima contro quella della commissione tributaria provinciale di Firenze, che a sua volta aveva respinto quello introduttivo della contribuente avverso tre avvisi di rettifica per Iva relativa agli anni 1994-96 per operazioni inesistenti e mancata fatturazione. Il giudice del gravame osservava che la vicenda processuale riguardante la società cooperativa Euroservizi per altra imposta e annualità (non poteva avere riflessi su quella pendente, per la quale gli elementi indicati da quelli di primo grado costituivano la base del giudizio di inattendibilità degli assunti dell’Autotrasporti Ubaldini, posto che erano costituiti dalla verifica della polizia tributaria e dalle dichiarazioni di ex dipendenti, peraltro riscontrati da documentazione extracontabile.

L’agenzia delle entrate non si e costituita.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Col primo motivo la ricorrente deduce violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33, D.P.R. n. 633 del 1973, artt. 52 e 54, nonchè omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, con riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in quanto il giudice di appello non indicava le ragioni in virtù delle quali riteneva fondata la pretesa fiscale, senza delibare le varie doglianze prospettate, per le quali era stata richiesta l’acquisizione dei provvedimenti di condono della Euroservice, della CTU, concernente anche brogliacci, peraltro non firmati, e dichiarazioni di due ex dipendenti, nonchè notizie sul procedimento penale riguardante la suindicata società, che peraltro aveva definito la sua pendenza col condono, che non poteva avere riflessi diretti nella presente controversia.

Il motivo, oltre ad essere piuttosto generico, perchè formulato in modo vago, è inammissibile, in quanto la doglianza doveva essere formulata come omessa pronuncia su specifiche censure, che peraltro dovevano essere precisamente riportate nel presente gravame in modo esauriente, con l’indicazione anche dei relativi punti inseriti nell’atto di appello, con la conseguenza fra l’altro che il gravame difetta di autosufficienza. Invero la decisione del giudice di secondo grado che non esamini e non decida un motivo di censura della sentenza del giudice di primo grado è impugnabile per cassazione non già per omessa o insufficiente motivazione su di un punto decisivo della controversia e neppure per motivazione “per relationem” resa in modo difforme da quello consentito, bensì per omessa pronuncia su un motivo di gravame. Ne consegue, quindi, che, se il vizio è denunciato ai sensi dell’art. 360 cod. proc. civ., nn. 3 o 5, anzichè dell’art. 360 cod. proc. civ., n. 4, in relazione all’art. 112 c.p.c., come nella specie, il ricorso si rivela inammissibile (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 12952 del 04/06/2007, n. 1701 del 2006, n. 27387 del 2005). Inoltre il relativo quesito secondo cui la motivazione è nulla quante volte il giudice non indichi il percorso argomentativo seguito per il giudizio, appare del tutto sganciato dalla fattispecie concreta in esame, e pertanto il motivo è inammissibile anche sotto tale profilo. In ogni caso il quesito è stato formulato in modo vago, oltre che col solo riferimento alla presunta violazione di legge, pur trattandosi di motivo plurimo, peraltro non consentito, atteso che non rende agevole comprendere l’essenza delle molteplici doglianze prospettate unitariamente.

2) Col secondo motivo la ricorrente denunzia omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, con violazione e/o falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, giacchè il giudice di appello non indicava le ragioni, in virtù delle quali riteneva che le indagini di polizia tributaria esperite nei confronti della società euro servizi potessero avere riflessi rispetto a quella dopo incisa, sebbene la a Guardia di finanza avesse avuto la relativa autorizzazione unicamente nei confronti della prima. Inoltre anche il condono richiesto dalla medesima doveva avere effetti rispetto alla Autotrasporti, per la quale i brogliacci e le dichiarazioni rese da terzi non potevano avere alcun rilevo, senza che la CTR avesse esplicitato il procedimento argomentativo seguito.

La censura non è ammissibile, atteso che anch’essa è formulata in modo piuttosto generico, poichè non viene riportata la parte precisa del ricorso in appello con cui sarebbe stata prospettata; inoltre il relativo quesito non indica il fatto preciso rispetto al quale la ricostruzione del giudice di appello sarebbe carente. Tale rilevo, evidentemente assorbente perchè preliminare, esime dalla delibazione del motivo nel merito, anche se tuttavia la censura in ogni caso non potrebbe condividersi per altro profilo di inammissibilità, alla luce di quanto rilevato nella parte espositiva, dal momento che non è possibile in sede di legittimità prospettare un vaglio alternativo degli elementi acquisiti dal giudice di merito.

Al riguardo infatti la giurisprudenza insegna che la valutazione degli elementi probatori è attività istituzionalmente riservata al giudice di merito, non sindacabile in cassazione se non sotto il profilo della congruità della motivazione del relativo apprezzamento” (V. anche Cass. Sent. 00322 del 13/01/2003).

Appare pure opportuno osservare che non è ravvisabile il vizio di insufficiente o contraddittoria motivazione, che si configura solamente allorquando non è dato desumere l'”iter” logico- argomentativo condotto alla stregua dei canoni ermeneutici seguiti per addivenire alla formazione del giudizio. In proposito non v’ha dubbio che il vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, deducibile in sede di legittimità ex art. 360 cod. proc. civ., n. 5, sussiste solo se nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o deficiente esame di punti decisivi della controversia, e non può invece consistere in un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello preteso dalla parte, perchè la citata norma non conferisce alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, all’uopo, valutarne le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (V. pure Cass. Sez. U Sent. 05802 dell’11/06/1998).

Ne deriva che il ricorso va dichiarato inammissibile.

Quanto alle spese del giudizio, non va emessa alcuna pronuncia, stante la mancata costituzione dell’agenzia delle entrate intimata.

P.Q.M.

LA CORTE Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2011

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