Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9551 del 12/04/2021

Cassazione civile sez. lav., 12/04/2021, (ud. 07/10/2020, dep. 12/04/2021), n.9551

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7458/2018 proposto da:

AIR ITALY S.P.A. (già MERIDIANA FLY S.P.A.), ALISARDA S.P.A., in

persona dei legali rappresentanti pro tempore, elettivamente

domiciliate in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 21/23, presso lo studio

degli avvocati CARLO BOURSIER NIUTTA, ENRICO BOURSIER NIUTTA,

ANTONIO ARMENTANO, che le rappresentano e difendono;

– ricorrenti –

contro

D.C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

GERMANICO 172, presso lo studio dell’avvocato SERGIO NATALE EDOARDO

GALLEANO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

VINCENZO DE MICHELE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 172/2017 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI

SEZIONE DISTACCATA di SASSARI, depositata il 07/09/2017 R.G.N.

96/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/10/2020 dal Consigliere Dott. MATILDE LORITO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato ANTONIO ARMENTANO;

udito l’Avvocato SERGIO GALLEANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.C.A. adiva il Tribunale di Tempio Pausania ed esponeva di avere prestato la propria attività inizialmente alle dipendenze di Alisarda e successivamente di Meridiana s.p.a., in qualità di ufficiale e poi di comandante di aeromobili. Deduceva che, in seguito al mancato superamento di due prove consecutive per la conservazione dell’abilitazione al pilotaggio espletate in data 2 e 7 febbraio 2010, la parte datoriale gli aveva intimato il licenziamento per il mancato superamento delle prove abilitative e per scarso rendimento con lettera inviata il 9 febbraio e pervenuta il 16 febbraio 2010. Sul rilievo che le modalità con le quali erano state condotte le verifiche di abilità al volo erano state del tutto anomale oltre che contrarie alla prassi aziendale e che il licenziamento era stato irrogato in carenza di giusta causa o di giustificato motivo, oltre che in violazione dei principi di correttezza e buona fede, chiedeva dichiararsi l’illegittimità del recesso intimato e la condanna al risarcimento dei danni risentiti, anche di natura non patrimoniale.

Emesso in via cautelare provvedimento di riammissione in servizio in ragione della inefficacia del licenziamento perchè intimato in stato di malattia, egli veniva reintegrato sino alla cessazione dello stato morboso. In seguito alla cronicizzazione della sindrome ansioso-depressiva dalla quale era affetto, l’Istituto di Medicina Legale della Aeronautica accertava lo stato di inabilità permanente al volo e la società datoriale gli intimava un nuovo licenziamento (6/4/2011).

Il giudice adito, espletata l’attività istruttoria, con sentenza n. 5 del 2016, rigettava il ricorso.

Detta pronuncia veniva riformata dalla Corte d’Appello di Cagliari, Sezione distaccata di Sassari, che, con sentenza non definitiva resa pubblica in data 7/9/2017 dichiarava l’illegittimità del licenziamento irrogato il 16/2/2010 nonchè la reintegra del D.C. nel posto di lavoro e condannava Meridiana Fly in solido con la Alisarda s.p.a., al pagamento di una indennità risarcitoria paria cinque mensilità della retribuzione globale di fatto.

A fondamento del decisum in estrema sintesi, osservava la Corte di merito che la lettera di recesso non faceva riferimento all’esito negativo di entrambe le prove, ma solo a quella svolta il 7/2/2010, immediatamente interrotta per non aver il comandate saputo usare il telefono al fine di predisporre i calcoli relativi al decollo secondo la procedura che avrebbe dovuto sostituire quella in precedenza svolta manualmente.

Nell’ottica descritta, e nonostante la difesa di parte datoriale fosse modulata sul presupposto del mancato superamento da parte del pilota, anche del precedente check del 2 febbraio, il giudice del gravame osservava, con riferimento al successivo episodio (del 7 febbraio) richiamato nella comunicazione di licenziamento, che lo stesso doveva considerarsi illegittimo per mancato assolvimento dell’onere di allegazione e di prova in ordine alla ricorrenza del giustificato motivo.

La Corte di merito disponeva, quindi, con separata ordinanza, la continuazione del giudizio per l’accertamento della effettiva sussistenza dello stato di malattia e del nesso eziologico con il licenziamento.

Avverso tale decisione ha interposto ricorso per cassazione Air Italy s.p.a. già Meridiana Fly s.p.a. nonchè Alisarda s.p.a. sostenuto da due motivi.

D.C.A. ha resistito con controricorso.

La causa è stata quindi rinviata a nuovo ruolo per la trattazione in concomitanza ad altro ricorso promosso dal lavoratore avverso la sentenza definitiva emessa dalla medesima Corte distrettuale, recante n.r.g. 6408/2019.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 914 c.n. e della L. n. 604 del 1966, art. 5.

La censura attiene alla disposta applicazione dei principi sanciti dalla L. n. 604 del 1966, art. 5, in tema di ripartizione degli oneri di allegazione e prova relativi alla giusta causa ed al giustificato motivo di licenziamento, che la Corte di merito ha inteso porre a carico del datore di lavoro.

Si assume invece che in materia di navigazione non vi sia spazio per l’applicazione delle disposizioni sui licenziamenti individuali, posto che il settore è governato dal complesso normativo del codice della navigazione che, in quanto norma speciale, prevale sul compendio delle norme che in generale, disciplinano il rapporto di lavoro.

In particolare, con riferimento alle ipotesi di cessazione e risoluzione del rapporto di lavoro, si deduce,che l’art. 914 c.n., dispone la risoluzione di diritto del contratto del personale di volo, a seguito della perdita del brevetto. Si tratta di una ipotesi di risoluzione di diritto del rapporto

– “perchè la perdita della licenza integra un’ipotesi normativamente tipizzata di risoluzione del contratto con la conseguenza che tale cessazione non è riferibile alla volontà del datore di lavoro”.

2. Il motivo è privo di pregio.

Al di là di ogni pur assorbente considerazione in ordine ai profili di inammissibilità della censura, per la novità della questione non trattata in alcun modo nella sentenza impugnata (considerato che i motivi del ricorso per cassazione devono investire questioni che abbiano formato oggetto del thema decidendum del giudizio di secondo grado, come fissato dalle impugnazioni e dalle richieste delle parti – ex plurimis Cass. 24/1/2019 n. 2038), deve rimarcarsi – in via di premessa – che secondo l’orientamento della giurisprudenza di questa Corte, le ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione previste dal codice della navigazione e dalla contrattazione collettiva del personale marittimo come causa di risoluzione del rapporto di lavoro, a seguito dell’estensione al medesimo settore della disciplina propria del lavoro comune, rilevano solo in quanto configurino giusta causa o giustificato motivo di recesso (Cass. 6/11/2002 n. 15593).

Si è ritenuto che le cause di risoluzione del rapporto di lavoro del settore nautico non siano compatibili con i regimi di stabilità e di controllo giudiziale della adeguatezza delle causali di risoluzione, introdotti dalle leggi L. n. 604 del 1966 e L. n. 300 del 1970, sicchè possono ritenersi escluse dalla incidenza delle disposizioni considerate solo quelle causali per le quali l’automaticità della risoluzione non sia in contrasto con le esigenze, anche di tutela formale, poste dalle leggi suddette (vedi Cass. 30/7/2004 n. 14657).

A seguito degli interventi della Corte costituzionale attuati con le sentenze n. 96 del 1987 e n. 41 del 1991, che hanno reso applicabili ai rapporti di lavoro subordinato regolati dal codice della navigazione i regimi di stabilità e di controllo giudiziale della adeguatezza delle causali di risoluzione, introdotti dalla L. n. 604 del 1966 e L. n. 300 del 1970, le cause di risoluzione automatica dei rapporti di lavoro (previste dal codice della navigazione in genere nell’interesse del datore di lavoro) devono considerarsi, in linea di massima, non compatibili con l’indicato assetto legislativo, cosicchè deve ritenersi l’abrogazione tacita delle norme in questione, potendosi ritenere escluse da tale incidenza abrogativa solo quelle causali per le quali l’automaticità della risoluzione non sia in contrasto con le esigenze, anche di tutela formale, poste dalle leggi suddette (vedi Cass. 30/7/2004,n. 14657, Cass. 30/6/2009 n. 15349).

Si deve osservare, peraltro che, come è assolutamente incontroverso, nella presente sede non si verte neanche in tema di perdita o di ritiro della licenza di abilitazione al volo, bensì, in relazione ad una fase ancora anteriore rispetto a tale momento, e, cioè, in relazione al prospettato mancato superamento di una prova abilitativi.

In tale prospettiva, del tutto eccentrica rispetto al thema decidendum deve ritenersi la questione sollevata con detto primo motivo, inidoneo, per guarito sinora detto, ad inficiare la statuizione impugnata.

3. Il secondo motivo prospetta violazione e/o falsa applicazione degli artt. 99,112,414,416,115 c.p.c., nonchè dell’art. 2697 c.c. e L. n. 604 del 1966, art. 5.

Ci si duole che la Corte di merito abbia ritenuto non assolto da partè del datore di lavoro, l’onere di allegare specificamente e poi di dimostrare i fatti posti a base del licenziamento e la sussistenza del giustificato motivo oggettivo, affermando che i fatti riportati minuziosamente dal lavoratore, non valevano ad “esonerare la controparte, che ne era onerata, dall’allegare in via diretta e ndn per relationem alle avverse difese, nonchè provare, egualmente in via diretta, proprio quei fatti”.

Si fa leva al riguardo, sul principio di acquisizione della prova in virtù del quale possono essere poste a fondamento del convincimento del giudice, tutte le risultanze probatorie, dovendo il giudice utilizzare le prove raccolte indipendentemente dalla provenienza delle stesse dalla parte gravata dell’onere probatorio.

Si deduce che quando i fatti sono ritualmente acquisiti al processo, quale che sia la parte che li abbia dedotti, è pienamente legittimo compiere l’indagine istruttoria su di essi giacchè, una volta avuto ingresso nel giudizio, sono sottratti alla disponibilità di chi li ha addotti e costituiscono, nella loro interezza, l’oggetto dell’esame giudiziale.

Nello specifico essi sono stati oggetto di approfondita disamina da parte del giudice di prima istanza il quale è pervenuto alla reiezione delle domande attoree nel rispetto delle regole processuali che disciplinano gli oneri di allegazione e di prova.

Si critica infine la statuizione con la quale i giudici del gravame hanno ritenuto che la lettera di licenziamento facesse riferimento unicamente all’esito negativo del check del 7 febbraio 2010 per dimostrare l’omissione del datore sotto il profilo della allegazione. Si osserva invece che il motivo oggettivo chiaramente esposto era costituito dalla inidoneità professionale del lavoratore, in base alla L. n. 604 del 1966, essendo sufficiente che il datore motivi la sua decisione, non anche che ripercorra l’iter che lo ha condotto alla formazione di quel motivo.

4. Il motivo è infondato.

Fermo il principio in base al quale nel sistema processualcivilistico vigente opera il principio cosiddetto dell’acquisizione della prova, in forza del quale ogni emergenza istruttoria, una volta raccolta, è legittimamente utilizzabile dal giudice indipendentemente dalla sua provenienza (vedi Cass. 25/2/2019 n. 5409, Cass. 25/9/2013 n. 21909), deve ritenersi che la Corte distrettuale abbia disposto buon governo del materiale istruttorio acquisito.

Ha infatti, innanzitutto rimarcato che la lettera di licenziamento del 16/2/2010, era chiaramente riferita esclusivamente all’esito negativo del controllo effettuato il 7/2/2010, essendo stata connessa all’esito negativo di tale verifica svolta ai fini del mantenimento in corso di validità della abilitazione di pilotaggio, la dichiarata impossibilità per la società, di avvalersi della sua prestazione lavorativa.

Ha quindi congruamente argomentato intorno all’onere sulla stessa gravante, di allegare e dimostrare le ragioni per le quali il mancato superamento di tale controllo avrebbe giustificato il recesso, bene ponendo in rilievo la circostanza della ammissione da parte datoriale, secondo cui l’errore commesso durante il test del 7 febbraio sarebbe stato di per sè “insufficiente a ritenere inidoneo il comandante D.C.”, concludendo quindi che l’episodio richiamato nella lettera di licenziamento sarebbe stato inidoneo per la stessa ammissione aziendale a configurare il giustificato motivo oggettivo di licenziamento.

In tal senso, gli approdi ai quali è pervenuta la Corte di merito si palesano conformi a diritto perchè coerenti con i principi consolidati nella giurisprudenza di legittimità alla cui stregua nel giudizio di impugnazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo la “causa petendi” è data dall’inesistenza dei fatti giustificativi del potere spettante al datore di lavoro, gravando su quest’ultimo l’onere di allegazione e di prova dell’esistenza del giustificato motivo oggettivo, che include anche l’impossibilità del cd. “repechage”, ossia dell’inesistenza di altri posti di lavoro in cui utilmente ricollocare il lavoratore (vedi Cass. 5/1/2017 n. 160, Cass. 13/06/2016 n. 12101, Cass. 5/3/2015 n. 4460).

5. Conclusivamente, al lume delle superiori argomentazioni, il ricorso è respinto.

La regolazione delle spese inerenti al presente giudizio, segue il regime della soccombenza, nella misura in dispositivo liquidata, da distrarsi in favore degli avv.ti Sergio Galleano e Vincenzo De Michele.

Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed èuro 5.250,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge da distrarsi in favore degli avv.ti Galleano e De Michele.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA