Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9536 del 12/04/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 12/04/2017, (ud. 16/02/2017, dep.12/04/2017),  n. 9536

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11305-2016 proposto da:

D.L.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato FRANCESCA SCARPA;

– ricorrente –

contro

D’.GI., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA T.

INGHIRAMI 76, presso lo studio dell’avvocato GINA CARUGNO,

rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONELLO PORTANOVA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4570/2015 del TRIBUNALE di SALERNO, depositata

il 02/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/02/2017 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che, con ricorso affidato ad un unico motivo, D.L.M. ha impugnato la sentenza del Tribunale di Salerno, in data 2 novembre 2015, che aveva dichiarato inammissibile l’appello dalla medesima D.L. proposto contro la decisione del Giudice di pace della stessa Città e in relazione al capo di sentenza concernente la compensazione delle spese di lite all’esito dell’accoglimento dell’opposizione a precetto intimatole per il pagamento della somma di Euro 266,00, senza previa notificazione del titolo esecutivo;

che il Tribunale, osservato che il primo giudice non aveva affatto qualificato la natura dell’opposizione, riteneva che la stessa fosse da ritenersi come opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., in quanto rivolta a denunciare esclusivamente l’omessa notifica del titolo esecutivo, con conseguente ricorribilità per cassazione della sentenza del Giudice di pace e inammissibilità del proposto appello;

che resiste con controricorso D’.Gi.;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti costituite, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, in prossimità della quale la ricorrente ha depositato memoria;

che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Considerato che, con l’unico mezzo è denunciata la violazione degli artt. 112, 348 e 615 c.p.c., assumendosi che l’opposizione era stata originariamente proposta ai sensi dell’art. 615 c.p.c., contestandosi non solo la mancanza di notifica del titolo, ma anche “l’an della pretesa esecutiva”, ossia il fatto che fosse “erronea e ingiusta” la somma di Euro 107,89 “attribuita all’opponente come quota di sua spettanza per ripartizione millesimale”;

che il motivo è inammissibile, giacchè, in violazione palese del principio di specificità e di localizzazione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, (tra le tante, Cass. n. 15910/2005; Cass. n. 11731/2011; Cass. n. 19410/2015), manca di dare contezza, sia pur per sintesi, ma in modo intelligibile e adeguato, degli atti processuali e dei documenti (atto di precetto; atto di opposizione – di cui si indica solo in parte il contenuto di p. 2, senza alcuna localizzazione -; sentenza del Giudice di pace; atto di appello) su cui il ricorso si fonda, al fine di consentire a questa Corte di poter apprezzare l’effettiva consistenza delle doglianze articolate, altresì risultando carente ogni idonea localizzazione processuali dei medesimi atti e documenti;

che neppure con la memoria la ricorrente prende posizione in ordine ai rilievi del vizio di autosufficienza, di cui ai precedenti giurisprudenziali indicati nella condivisibile proposta del relatore;

che, pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 500,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile – 3 della Corte suprema di Cassazione, il 16 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA