Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9526 del 12/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 12/04/2017, (ud. 09/03/2017, dep.12/04/2017),  n. 9526

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7622-2016 proposto da:

U.C., C.S., P.A.A.,

M.G., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PANAMA 95, presso lo

studio dell’avvocato FRANCO PICCIAREDDA che li rappresenta e difende

unitamente e disgiuntamente all’avvocato MARCELLA MARTIS;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 69/1/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della SARDEGNA, depositata il 23/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/03/2017 dal Consigliere Dott. MOCCI MAURO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che la Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., delibera di procedere con motivazione sintetica;

che U.C., C.S., P.A.A. e M.G., i primi quali soci e l’ultimo quale liquidatore della s.r.l. Edifica 2000, propongono ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Sardegna, che aveva accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Cagliari. Quest’ultima, a sua volta, aveva accolto il ricorso della s.r.l. Edifica 2000 in liquidazione avverso una cartella di pagamento riguardante il pagamento di somme a titolo di IVA;

che, nella decisione impugnata, la CTR ha rilevato che, a fronte della richiesta della società di portare in detrazione un credito d’imposta non maturato nell’anno immediatamente precedente (dichiarazione IVA 2001 per un credito d’imposta del 1998), sarebbe stata possibile solo la procedura di rimborso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il ricorso è affidato a tre motivi;

che, con la prima doglianza, i ricorrenti lamentano violazione dell’art. 81, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, deducendo nullità della sentenza per carenza di legitimatio ad causam in capo alla s.r.l. Edifica 2000: l’Agenzia delle Entrate avrebbe notificato l’atto di appello, l’8 novembre 2007, alla s.r.l. Edifica 2000, cessata fin dal 30 dicembre 2006, atto da considerarsi inesistente per inesistenza del soggetto notificando;

che, col secondo rilievo, i ricorrenti deducono violazione dell’art. 111 Cost., comma 6, art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), art. 118 disp. att., commi 1 e 2, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4), in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4: la motivazione della CTR sarebbe meramente apparente, essendosi limitata a richiamare alcune massime della Suprema Corte;

che, con l’ultimo mezzo, i ricorrenti assumono la violazione dell’art. 55, comma 1 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 30, comma 1, nonchè dell’art. 36 bis DPR n. 600/1973, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3: la CTR avrebbe illegittimamente disconosciuto la possibilità di recuperare un credito IVA maturato in ordine ad un periodo di imposta in cui non era stata presentata la dichiarazione;

che l’intimata si è costituita senza controricorso;

che il primo motivo è fondato;

che la capacità processuale della s.r.l. Edifica 2000 era venuta meno, per effetto dell’estinzione della stessa a seguito della cancellazione (il 31 dicembre 2006), già prima dell’instaurazione del giudizio di secondo grado (l’8 novembre 2007). Ebbene – come hanno statuito le Sezioni Unite di questa Corte – a seguito dell’estinzione della società, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, viene a determinarsi un fenomeno di tipo successorio, in forza del quale i rapporti obbligatori facenti capo all’ente non si estinguono – il che sacrificherebbe ingiustamente i diritti dei creditori sociali – ma si trasferiscono ai soci, i quali ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda del regime giuridico dei debiti sociali, cui erano soggetti pendente societate. Ne discende che i soci, peculiari successori della società, subentrano, altresì, nella legittimazione processuale facente capo all’ente (Sez. U, n. 6070 del 12/03/2013) – la cui estinzione è in parte equiparabile alla morte della persona fisica, ai sensi dell’art. 110 c.p.c. – in situazione di litisconsorzio necessario per ragioni processuali, ovverosia a prescindere dalla scindibilità o meno del rapporto sostanziale (Sez. 1, n. 9418 del 12/07/01, Sez. 2, n. 20874 del 28/10/2004, Sez. 1, n. 23765 del 17/09/2008);

che, in conseguenza della notifica effettuata presso la sede legale della società estinta e non nei confronti dei soci, si determina un difetto di legitimatio ad causam secondo giurisprudenza costante, che elimina in radice ogni possibilità di prosecuzione dell’azione, comportando, a norma dell’art. 382 c.p.c., comma 3, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per cassazione (cfr. Sez. 5, n. 21188 del 08/10/2014; Sez. 1, n. 14266 del 20/06/2006; Sez. L, n. 2517 del 06/03/2000);

che gli ulteriori motivi restano assorbiti;

che il ricorso va dunque accolto;

che non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., deve procedersi alla cassazione della sentenza impugnata senza rinvio;

che le spese del giudizio di merito devono essere compensate, stante l’eccezionalità della situazione, mentre quelle del giudizio di cassazione vanno dichiarate irripetibili.

PQM

Accoglie il primo motivo, dichiara assorbiti il secondo ed il terzo, cassa senza rinvio la sentenza impugnata.

Compensa le spese del merito e dichiara irripetibili quelle del giudizio di cassazione.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, il 9 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2017

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