Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9514 del 04/04/2019

Cassazione civile sez. I, 04/04/2019, (ud. 17/07/2018, dep. 04/04/2019), n.9514

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23263/2013 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato in Roma, Via Ovidio n. 10

presso lo studio della Dott.ssa B.A. (c/o Studio Commercialista

Rosati), rappresentato e difeso dall’avvocato Massara Filippo,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) S.p.a. in Liquidazione, in persona dei curatori

Dott. A.M., avv. C.E. e avv.

Mu.Gi., elettivamente domiciliato in Roma, C.so Trieste n. 130,

presso lo studio dell’avvocato Terenzio Enrico Maria, rappresentato

e difeso dall’avvocato Fabiani Massimo unitamente all’avvocato

Rolando Emanuela, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 66/2013 del TRIBUNALE di VERONA, depositato il

29/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/07/2018 dal cons. Dott. Paola VELLA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Verona ha rigettato l’opposizione allo stato passivo del Fallimento (OMISSIS) S.p.a. in Liquidazione, proposto da M.A. contro il diniego di ammissione del proprio credito di complessivi Euro 43.586,63 versati a titolo di caparra confirmatoria (fattura n. (OMISSIS)) ed acconto (fattura n. (OMISSIS)) in forza della “promessa d’acquisto di multiproprietà alberghiera” – attributiva del godimento per il periodo 15 e 16 (25 luglio-1 agosto e 1 agosto-8 agosto) della “suite” identificata con il n. 106 – sottoscritta in data 26/04/1997, ma mai perfezionatasi con la stipula del rogito notarile, sebbene confermata in data 13/05/1997 dalla Porto Laconia S.p.a., successivamente posta in liquidazione, quindi ammessa al concordato preventivo in data 05/07/2000 ed infine dichiarata fallita in data 22/03/2012.

2. Avverso detto provvedimento il M. ha proposto ricorso affidato a quattro motivi, corredato da memoria ex art. 380-bis 1 c.p.c., cui la curatela fallimentare ha resistito con controricorso, parimenti corredato da memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Va preliminarmente disattesa, in quanto manifestamente infondata, l’eccezione di inammissibilità del ricorso per mancanza di valida procura, che il controricorrente fonda sul rilievo per cui “il mandato, posto a margine dell’atto introduttivo, non evidenzia in alcun modo che vi fosse la volontà di impugnare il decreto del Tribunale di Verona depositato il 29.7.2013”.

1.1. Invero, per costante giurisprudenza di questa Corte, “il mandato apposto in calce o a margine del ricorso per cassazione, è, per sua natura, speciale e non richiede alcuno specifico riferimento al processo in corso, sicchè è irrilevante la mancanza di un espresso richiamo al giudizio di legittimità ovvero che la formula adottata faccia cenno a poteri e facoltà solitamente rapportabili al procedimento di merito” (Sez. 6-2, 01/09/2014 n. 18468; Sez. 63, 22/01/2015 n. 1205). Inoltre, “ai fini dell’ammissibilità del ricorso per cassazione, sotto il profilo della sussistenza della procura speciale in capo al difensore iscritto nell’apposito albo, è essenziale che la procura sia conferita in epoca anteriore alla notificazione del ricorso, che investa il difensore espressamente del potere di proporre quest’ultimo e che sia rilasciata in epoca successiva alla sentenza oggetto dell’impugnazione; ove sia apposta a margine del ricorso, tali requisiti possono desumersi, rispettivamente, quanto al primo, dall’essere stata la procura trascritta nella copia notificata del ricorso, e, quanto agli altri due, dalla menzione della sentenza gravata risultante dall’atto a margine del quale essa è apposta, restando, invece, irrilevante che la procura sia stata conferita in data anteriore a quella della redazione del ricorso e che non sia stata indicata la data del suo rilascio, non essendo tale requisito previsto a pena di nullità” (Sez. 2, 17/03/2017 n. 7014).

2. Passando all’esame dei motivi di ricorso, con il primo si deduce la “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1418 c.c., comma 2, dell’art. 1123c.c., dell’art. 1346c.c. e dell’art. 1362 c.c., commi 1 e 2 con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3”, per avere il tribunale ritenuto che la “promessa di acquisto di multiproprietà” fosse un atto “in alcun modo opponibile al fallimento in relazione all’insanabile mancanza originaria di specificità dell’oggetto”, in quanto afferente “l’acquisto di una quota di proprietà indivisa del complesso con la formula della multiproprietà alberghiera”, senza che fosse indicata “l’effettiva entità della quota”, stante il generico richiamo al “regolamento della multiproprietà alberghiera” ai soli “fini della ripartizione delle spese” e tenuto conto che “solo con la bozza del contratto notarile trasmesso (cui però non ha mai fatto seguito la stipula notarile) si indicava l’oggetto in una quota pari a 236/100.000 dell’intera proprietà in precedenza non indicata”.

2.1. La censura, da riqualificare come omesso esame di fatto decisivo in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), è fondata.

2.2. Invero, pur dando atto del richiamo contenuto nella promessa di acquisto de qua al “regolamento di comunione”, il tribunale ha trascurato di considerare che il contenuto di detto regolamento non era limitato alla indicazione dei criteri di ripartizione delle spese condominiali, ma includeva anche la “tabella centomillesimale” delle singole quote, la tabella di corrispondenza degli appartamenti e la pianta planimetrica dell’intero complesso immobiliare (come specificamente indicato a pag. 2 del ricorso), con attribuzione alla “suite (OMISSIS)” di 118 centomillesimi per ciascun turno di godimento, per complessivi 236 centomillesimi, esattamente come confermato nella successiva bozza del contratto notarile trasmessa al proponente, circostanza di cui lo stesso tribunale dà specificamente atto. Di conseguenza potrebbe non ritenersi sussistente quella assoluta indeterminatezza dell’oggetto su cui il giudice a quo ha fondato l’inopponibilità al fallimento del titolo azionato.

3. Il secondo mezzo prospetta la “Violazione e falsa applicazione degli artt. 1326 e 1329 c.c. in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3”, per avere il tribunale fatto discendere dalla ritenuta nullità del titolo la conseguenza della intervenuta prescrizione del diritto alla restituzione delle somme versate, trascurando però che la proposta di acquisto era stata revocata dal proponente solo con la domanda di ammissione al passivo fallimentare del 26/06/2012 – una volta verificata la volontà della curatela di non dare seguito al trasferimento ma di sciogliersi dal contratto – e quindi solo a far tempo “dalla revoca della proposta era maturato il diritto dell’Avv. M. alla restituzione delle somme versate”, sicchè non poteva dirsi maturata la prescrizione.

3.1. La censura è fondata poichè, ai sensi dell’art. 2935 c.c., la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere e – una volta esclusa eventualmente, la nullità della promessa di acquisto per indeterminatezza dell’oggetto – il diritto alla restituzione delle somme pacificamente versate dal proponente a titolo di caparra confirmatorice di acconto può dirsi sorto solo nel momento in cui questi ha appurato la volontà della curatela di non dar seguito alla vendita, da lì originandosi, ai sensi della L. Fall., art. 72, il suo diritto di far valere il proprio credito restitutorio nel passivo. Al riguardo non può trascurarsi il contenuto della raccomandata del 26/09/2000 trascritta a pag. 3 del ricorso, con cui il Commissario giudiziale del Concordato preventivo della Porto Laconia S.p.a. in liquidazione ebbe a confermare quanto segue: “Relativamente alla posizione dei soggetti che hanno sottoscritto le promesse di acquisto di multiproprietà alberghiera, la proposta di concordato prevede l’adempimento contrattuale e quindi il trasferimento in Loro favore delle quote di comproprietà per il godimento dei c.d. periodi”.

4. Restano assorbiti tanto il terzo motivo – con cui si lamenta la “Falsa applicazione degli artt. 2934 e 2935 c.c. e violazione dell’art. 2943 c.c., coma 4 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, con riguardo al disconoscimento della qualifica delle lettere del 12 marzo e 19 settembre 2007 quali atti interruttivi della prescrizione – quanto il quarto motivo, afferente la statuizione sulle spese.

5. Il decreto impugnato va quindi cassato con rinvio, in relazione ai primi due motivi accolti, anche per la statuizione sulle spese processuali del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo e il secondo motivo, con assorbimento dei restanti, cassa il decreto impugnato e rinvia al Tribunale di Verona, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 17 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2019

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