Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9478 del 09/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/04/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 09/04/2021), n.9478

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26134-2019 proposto da:

D.M.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E. MOROSINI

n. 16, presso lo studio dell’avvocato GUIDO GUERRA, rappresentato e

difeso da sè medesimo;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente-

avverso la sentenza n. 1829/9/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA CAMPANIA, depositata il 28/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. D.M.U. proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Salerno avverso l’avviso con il quale per l’anno di imposta 2011 veniva accertato, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, il maggior reddito di Euro 51.126,00 con conseguente ripresa a tassazione delle imposte.

2. La Commissione Tributaria Provinciale rigettava il ricorso.

3. Sull’impugnazione dell’Agenzia, la Commissione Tributaria Regionale della Campania rigettava l’appello rilevando che il contribuente non aveva fornito prove idonee a superare la presunzione di maggior reddito per spese sostenute dal contribuente.

4. Avverso la sentenza della CTR D.M.U. ha proposto ricorso per Cassazione sulla scorta di due motivi. L’Agenzia delle Entrate si è costituita depositando controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo la ricorrente contesta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4; si sostiene che la CTR abbia erroneamente richiesto, ai fini del superamento della presunzione operata dall’ufficio, la prova non solo dell’esistenza delle risorse sufficienti a giustificare le spese contestate al contribuente -onere pienamente assolto D.M. – ma anche il loro impiego indirizzato al sostenimento delle spese.

1.1 Con il secondo motivo viene dedotta violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, e nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 112. Si argomenta che l’avviso di accertamento era carente di motivazione circa la determinazione delle spese di trasporto apoditticamente quantificate in Euro 22.000,00 e che le risorse reddituali disponibili erano sufficienti a coprire le spese sostenute.

2. Il primo motivo è infondato in quanto non coglie la ratio decidendi dell’impugnata sentenza.

2.1 Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente la motivazione dell’impugnata statuizione non riposa sull’asserita mancanza di prova del nesso causale tra le asserite disponibilità finanziarie del ricorrente e le accertate spese poste a fondamento dell’accertamento sintetico.

2.2 La CTR, infatti, dopo aver premesso che il reddito sintetico è stato ricostruito sulla base delle spese di sostentamento del nucleo familiare e per investimenti risultanti dalla documentazione fornita dallo stesso contribuente, pur riconoscendo giustificati i pagamenti delle rate di mutuo, ha affermato, confermando quanto già argomentato dal giudice di primo grado, che il D.M. ha offerto, con riferimento alla disponibilità di risorse atte a far fronte alle altre spese, ” solo considerazioni generiche e sprovviste di elementi di prova ” ed in particolare non ha documentato le dedotte donazioni ricevute durante il periodo in esame.

3. Il secondo motivo è inammissibile sotto plurimi profili.

3.1 Innanzitutto in relazione alla carenza di motivazione dell’atto impositivo non vi è una espressa critica alla statuizione della CTR ma si fa valere un vizio dell’atto.

3.2 Ove si volesse qualificare la doglianza, per l’espresso riferimento dell’art. 112, nella rubrica del motivo, come omessa pronuncia sulla motivazione dell’atto, va rilevato che il motivo è inammissibile per carenza di autosufficienza non avendo il ricorrente riportato nel ricorso il contenuto dell’atto di appello nè indicato la sede dove reperirlo ed, in ogni caso, la censura è infondata in quanto la CTR ha sia pur non in maniera esplicita statuito sul punto affermando la legittimità dell’avviso di accertamento fondato sulla disciplina di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38.

3.3 Per il resto le argomentazioni fatte valere con il motivo di censura, formulato come violazione o falsa applicazione di legge, si risolvono in realtà in una critica all’accertamento in fatto compiuto dai giudici di secondo grado censurabile solamente, attraverso il corretto paradigma normativo del vizio di motivazione, e dunque nei limiti di cui art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito dalla L. n. 134 del 2012, ove non consentito., come nel caso di specie, dalla “doppia conforme”, (Cass., 12 ottobre 2017, n. 23940; Cass., 12 febbraio 2004, n. 2707).

4 Conclusivamente il ricorso va rigettato.

5. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso

– Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che si liquidano in Euro 2.300 per compensi oltre spese prenotate a debito.

– Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2021

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