Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9478 del 04/04/2019

Cassazione civile sez. lav., 04/04/2019, (ud. 31/01/2019, dep. 04/04/2019), n.9478

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TORRICE Amelia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4912/2014 proposto da:

Z.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANASTASIO II

N. 442, presso lo studio dell’avvocato LINO MANCINI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ENRICO QUATTROCCHI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ISTRUZIONE UNIVERSITA’ RICERCA, (OMISSIS), ISTITUTO TECNICO

(OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 1847/2013 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 25/07/2013 R.G.N. 2086/2012.

Fatto

RILEVATO

che:

la Corte d’Appello di Palermo, in sede di rinvio, ha parzialmente riformato la sentenza del tribunale di Agrigento, rigettando la domanda di Z.F., lavoratore ATA presso la Provincia Regionale di Agrigento, trasferito con decorrenza 1/01/2000 nei ruoli del personale scolastico ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 8, con cui lo stesso chiedeva di sentir accertare il suo diritto a vedersi riconoscere, ai fini economici oltre che giuridici, l’intera anzianità di servizio maturata nell’ente di provenienza, con condanna del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al pagamento delle differenze retributive tra quanto da percepito e quanto gli sarebbe spettato se gli fosse stata riconosciuta l’intera anzianità maturata presso l’ente di provenienza;

col passaggio dall’ente locale alla scuola, e in ragione dell’immediato subentro della disciplina contrattuale del comparto scolastico, lo Z. aveva assunto di aver ricevuto un inquadramento retributivo meno favorevole di quello che avrebbe ricoperto presso l’ente di provenienza;

il comportamento dell’amministrazione scolastica, secondo l’appellante, aveva disatteso non solo i principi di cui alla Direttiva 77/187 CEE (art. 3), ma anche l’interpretazione che di essi ha dato la Corte Europea di Giustizia (Grande Chambre) nella pronuncia 6/9/2011 C- 108/2010, Scattolon c.Miur, in sede di rinvio pregiudiziale;

in sede interpretativa della norma Europea, la Corte ha posto alcuni principi, finalizzati a scongiurare l’eventualità che il lavoratore trasferito possa subire un peggioramento retributivo sostanziale rispetto a quello percepito presso l’ente cessionario, per il mancato riconoscimento dell’anzianità maturata presso il cedente, da considerarsi equivalente a quella maturata dagli altri lavoratori alle dipendenze del cessionario;

la Corte Europea di Giustizia ha statuito che è compito del giudice nazionale esaminare se, all’atto del trasferimento di cui si controverte nella causa principale, un siffatto peggioramento retributivo abbia avuto luogo;

questa Corte, in seguito alla pronuncia della Corte Europea di Giustizia C – 108 Scattolon c. Miur accogliendo il ricorso del lavoratore, aveva cassato la pronuncia d’appello e rinviato alla stessa Corte territoriale in diversa composizione affinchè procedesse alla verifica in concreto dell’eventuale sussistenza del peggioramento retributivo sostanziale subito all’atto del trasferimento, ed accogliesse o respingesse la domanda del lavoratore in relazione al risultato di detta verifica (Cass. n. 28260 del 2011, erroneamente indicata nel ricorso per cassazione avverso la sentenza resa in sede di rinvio come “Cass. n. 28249 del 2001”);

la Corte d’Appello di Palermo in sede rescissoria, ha rigettato la domanda del lavoratore, avendo accertato l’inesattezza dei conteggi da quest’ultimo allegati, sì come riferentisi non già al trattamento stipendiale percepito al momento del passaggio, ma a quanto lo stesso avrebbe potuto conseguire se gli fosse stata calcolata per intero l’anzianità di servizio; ha, quindi, statuito che nella fattispecie in esame nessun peggioramento retributivo sostanziale si era verificato in danno dell’appellante;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione Z.F. sulla base di due motivi; il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Istituto Tecnico (OMISSIS) restano intimati.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente deduce “Violazione ed errata applicazione delle norme di diritto”;

rigettando la domanda in sede rescissoria, la Corte d’Appello avrebbe contravvenuto alla giurisprudenza di legittimità la quale ritiene che in caso di passaggio da ente ad altro ente al lavoratore vada riconosciuta l’intera anzianità maturata presso l’ente di provenienza; erroneamente a Corte territoriale avrebbe riconosciuto la predetta anzianità ai soli fini giuridici e non anche a quelli economici; avrebbe altresì errato nel non valutare il peggioramento retributivo dovuto alla mancata corresponsione delle indennità accessorie percepite presso la Provincia Regionale di Agrigento, desumibili dal tabulato relativo alla posizione retributiva del ricorrente, allegato anche in sede di giudizio di rinvio;

il secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, lamenta “Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia”; la Corte territoriale avrebbe omesso di motivare in merito al mancato riconoscimento dell’anzianità di servizio ai fini economici, come domandato dall’appellante; tale omissione avrebbe altresì viziato l’accertamento relativo all’asserito peggioramento retributivo, concernente un confronto fra il trattamento economico globale precedente e successivo al trasferimento, comprensivo anche delle indennità accessorie, erroneamente escluse dalla sentenza impugnata;

il primo motivo è inammissibile;

esso pecca di genericità, in quanto non aggiunge elementi utili all’accertamento nel senso auspicato – all’esame della Corte territoriale, e, in particolare, non deduce

gli esatti termini del contrasto tra la sentenza rescissoria ed i principi affermati dalla Corte Europea di Giustizia nel caso Scattolon c. Miur e riaffermati dalla sentenza rescindente;

sulle questioni sollevate da parte ricorrente questa Corte è già intervenuta (si veda per tutte Cass. n. 20342/2012, in particolare nei punti da 12 a 31) affermando principi ai quali va data continuità;

sulla scorta delle valutazioni svolte e dei principi nomofilattici affermati da questa Corte, la normativa nazionale va interpretata alla luce del diritto dell’Unione Europea e precisamente dell’art. 3 della direttiva 77/187/CE, come interpretato dalla Corte Europea di giustizia, secondo cui il passaggio alle dipendenze dello Stato non può determinare per il lavoratore “…condizioni meno favorevoli di quelle godute in precedenza, secondo una valutazione comparativa da compiersi all’atto del trasferimento, in relazione al trattamento retributivo globale”;

il giudice nazionale è, dunque, chiamato ad accertare se, in virtù del mancato riconoscimento integrale dell’anzianità maturata presso l’ente cedente, il lavoratore trasferito abbia subito un peggioramento retributivo;

nella stessa sentenza la Corte Europea di Giustizia ha anche indicato i criteri che il Giudice del merito deve applicare per accertare se ci si trova di fronte a condizioni meno favorevoli nel caso (come quello in esame) in cui il lavoratore trasferito si vede applicato immediatamente il contratto in vigore presso il cessionario;

ha stabilito in proposito che: a) quanto ai soggetti la cui posizione va comparata, il confronto va attuato con le condizioni immediatamente antecedenti al trasferimento del lavoratore (n. 75, 77, 82 e 83 della Direttiva); b) quanto alle modalità, deve trattarsi di un “peggioramento retributivo sostanziale” e la comparazione non riguarda il singolo istituto, bensì il trattamento retributivo globalmente inteso (n. 76, n. 82 della Direttiva); c) quanto al momento da prendere in considerazione il confronto va svolto all’atto del trasferimento (nn. 82 e 83);

il motivo di ricorso si palesa, pertanto del tutto generico, atteso che la Corte territoriale, in sede rescissoria, ha esperito l’accertamento richiesto in aderenza ai principi formulati nella sentenza Cass. n. 28260 del 2011, che aveva accolto cassando con rinvio al giudice del merito perchè verificasse in concreto e nel caso specifico “…la sussistenza o meno di un peggioramento retributivo sostanziale all’atto del trasferimento” ed accogliesse o respingesse la domanda del lavoratore in relazione al risultato di tale verifica;

la Corte territoriale ha stabilito, con motivazione esente da vizi, che in base agli elementi acquisiti al giudizio la posizione stipendiale attribuita al dipendente ATA proveniente dalla Provincia e trasferito alla scuola dovesse essere considerata pari al trattamento annuo in godimento al 31/12/1999, (lett. a) sopra richiamata), costituito dalla retribuzione (escluse le indennità accessorie); che tale trattamento non aveva determinato in capo all’appellante un peggioramento retributivo sostanziale, nei termini di cui alla lett. b), e ai sensi della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 218; che il lavoratore non aveva dimostrato in giudizio che la retribuzione riconosciuta dal cessionario all’atto del trasferimento (nei termini di cui alla lett. c), gli avesse procurato un peggioramento rispetto al trattamento goduto presso il cedente in ragione del mancato riconoscimento integrale dell’anzianità posseduta; che nel tabulato allegato al ricorso introduttivo dell’appello, la parte aveva approntato conteggi inesatti, ove il confronto veniva operato non già rispetto al trattamento goduto al momento del passaggio, bensì a quello che l’appellante avrebbe potuto conseguire se gli fosse stata riconosciuta per intero l’anzianità di servizio;

questa Corte ha ritenuto che le differenze nella struttura del trattamento retributivo dei molteplici comparti della pubblica amministrazione, possono determinare che la contrattazione collettiva conferisca un peso diverso al fattore dell’anzianità – intesa ora come automatismo ora come esperienza acquisita nella qualifica – ai fini dell’attribuzione degli scatti retributivi; pertanto, e in conformità con i principi affermati dalla Corte Europea di Giustizia, in sede interpretativa della Direttiva 77/187/CEE, così come applicati da questa Corte (Cass. n. 20342 del 2012; Cass. n. 13598 del 2017), in caso d’immediato subentro della disciplina contrattuale del personale scolastico a quella degli enti locali, il giudizio sul “peggioramento sostanziale” della posizione retributiva complessiva eventualmente subita all’atto del passaggio, non può che basarsi su un’analisi concreta dell’effetto che il riallineamento delle posizioni contrattuali ante e post avvicendamento hanno prodotto sull’inquadramento retributivo del dipendente;

solo allorquando dall’inquadramento retributivo derivante dell’abbandono del precedente contratto collettivo e dell’immediato assoggettamento al nuovo, dovesse determinarsi un peggioramento sostanziale nel senso anzidetto, rispetto al quale non rilevano marginali possibili scostamenti, il dipendente avrebbe diritto a rivendicare le corrispondenti differenze retributive presso l’ente di destinazione;

va rilevato inoltre che la censura non contesta specificamente la ratio decidendi su cui si fonda la sentenza impugnata, ma attiene, piuttosto, all’accertamento di fatto compiuto dal Giudice del merito, il quale può essere posto in discussione in sede di legittimità soltanto nei ristretti limiti segnati dall’art. 360 c.p.c., n. 5, come riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile alla fattispecie ratione temporis (la sentenza impugnata risulta depositata il 25 luglio 2013);

il motivo esaminato non soddisfa altresì l’onere di specificità, poichè il ricorrente non trascrive e non allega i documenti su cui si è basato l’accertamento in sede di rinvio: il tabulato relativo alla retribuzione goduta presso la Provincia di Agrigento e il CUD relativo all’anno 2001 da cui risultano le indennità accessorie percepite nel 2000 come arretrati del 1999, e concernenti l’ultimo anno precedente al passaggio all’amministrazione scolastica (p. 3 e 4 ric.);

il secondo motivo, che deduce il vizio di motivazione si rivela inammissibile, atteso che la relativa doglianza non fa riferimento all’omesso esame “di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia)” (Cass. S.U. n. 8053 del 2014);

le Sezioni Unite di questa Corte hanno precisato che “nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie” (ancora, Cass. S.U. n. 8053 del 2014);

la formulazione della doglianza da parte del ricorrente finisce per denunciare non già l’omesso esame di un fatto storico decisivo, bensì la mancata valorizzazione di risultanze istruttorie, che si assumono erroneamente valutate dalla Corte territoriale;

in via conclusiva, in continuità con l’orientamento già espresso da questa Corte in fattispecie analoghe (cfr. fra le più recenti Cass. nn. 30916, 30266, 29938, 29936, 28033 del 2018), il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; non si provvede sulle spese in mancanza di attività difensiva da parte degli intimati;

si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza Camerale, il 31 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2019

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