Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9451 del 12/04/2017

Cassazione civile, sez. trib., 12/04/2017, (ud. 20/02/2017, dep.12/04/2017),  n. 9451

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25189/2010 proposto da:

AGF ITALIA SRL, elettivamente domiciliato, in ROMA, VIA DELLA SCROFA

22, presso lo studio dell’avvocato NICOLA ROCCHETTI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GAETANO TENORE;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO MILANO (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 100/2009 della COMM. TRIB. REG. LOMBARDIA,

depositata il 11/09/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/02/2017 dal Consigliere Dott. MARIA ENZA LA TORRE.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che:

– Con atto notificato il 20 ottobre 2010, A.G.F. Italia s.r.l. ricorre per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Lombardia, n. 100/50/09 dep. il 11.9.2009, che su ricorso avverso avviso di accertamento D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 41 bis, ai fini dell’IRES per l’anno 2004, contenente il recupero di agevolazione fiscale (aiuti di stato concessi alle imprese che avevano realizzato investimenti nei Comuni colpiti da eventi calamitosi), per incompatibilità con la normativa comunitaria (in attuazione della decisione della CE 2005/315/CE del 20/10/2004), in riforma della sentenza di primo grado ha accolto l’appello dell’Ufficio.

– La C.T.R. ha deciso nel merito la controversia, statuendo che i principi dello statuto del contribuente invocati dalla società “non possono derogare alla normativa comunitaria, essendo questa di rango superiore”; che la pronuncia d’incompatibilità con la normativa comunitaria non intacca il principio di irretroattività della legge, non inciso da decisione su una norma dichiarata non conforme alla normativa comunitaria; che l’Amministrazione finanziaria “non era decaduta dal potere di verifica ed accertamento in relazione all’anno d’imposta in questione”; che sono legittime le sanzioni applicate, in quanto collegate al “comportamento omissivo del contribuente, che non ha ricalcolato l’agevolazione fiscale alla luce della decisione della Comunità europea e non ha versato la differenza fra l’agevolazione e il danno effettivamente subito al netto di eventuali risarcimenti ottenuti”.

– L’Agenzia delle Entrate si costituisce con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

col primo motivo del ricorso si deduce violazione di legge (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, commi 2 e 3 e art. 53, comma 2), per non avere la C.T.R. rilevato l’inammissibilità dell’appello dell’Ufficio in ragione della mancata attestazione di conformità del ricorso depositato rispetto a quello spedito alla controparte, non costituitasi.

– Il motivo è fondato e va accolto.

– Sulla ammissibilità dell’appello, notificato per posta o per consegna diretta, senza l’attestazione da parte dell’appellante della conformità dell’atto notificato rispetto a quello depositato presso la segreteria della Commissione, in caso di mancata costituzione dell’appellato, la giurisprudenza prevalente di questa Corte (Cass. n. 4615 del 2008; n. 1174 del 2010), cui il Collegio intende uniformarsi condividendone le ragioni, ha statuito che in tema di contenzioso tributario, il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 22, comma 3 – richiamato, per il giudizio di appello, dall’art. 53 -, che disciplina il deposito in segreteria della commissione tributaria adita della copia del ricorso mediante consegna o spedizione a mezzo dei servizio postale, va interpretato nel senso che costituisce causa di inammissibilità non la mancata attestazione, da parte dell’appellante, della conformità tra il documento depositato ed il documento notificato, ma solo la loro effettiva difformità, accertata d’ufficio dal giudice in caso ne rilevi la sussistenza.

– Qualora, però, l’appellato sia rimasto contumace, venendo a mancare in radice la possibilità di riscontrare e denunciare la difformità fra i due atti, si impone la declaratoria dell’inammissibilità dell’appello, in quanto, in caso contrario, nell’ipotesi “de qua” la prescritta formalità risulterebbe priva di qualsiasi reale funzione.

– Non ignora il Collegio la contrastante, ma isolata decisione (Cass. n. 6780 del 2009) che, in applicazione del principio di interpretazione restrittiva delle norme che prevedono l’inammissibilità degli atti processuali e in relazione al carattere formale dell’adempimento di cui trattasi, ha statuito doversi presumere la conformità del ricorso sprovvisto dell’attestato sia quando l’appellato si costituisce e non sollevi alcuna eccezione al riguardo, sia quando non si costituisce.

– Rispetto alla indicata tesi, la contrapposta e condivisa interpretazione della normativa indicata (D.Lgs. n. 546 del 1992 , artt. 22 e 53), di cui alla giurisprudenza maggioritaria, appare la più idonea a coglierne la ratio, dovendosi al riguardo puntualizzare che il richiamato principio si rivela condivisibile – nel rispetto dell’esigenza di ridurre al massimo le ipotesi d’inammissibilità in funzione dell’effettività della tutela giurisdizionale (cfr. Corte Cost. 98/04 e 520/02) – solo in presenza di costituzione del resistente o dell’appellato, posto che, in tale situazione, la difformità tra i due esemplari di ricorso è suscettibile di essere contestata dalla parte costituita e, comunque, agevolmente rilevata dal giudice, attraverso il diretto raffronto del ricorso depositato con quello notificato, trattandosi di atti, entrambi, acquisiti in giudizio.

– Nella ipotesi invece di contumacia del resistente o dell’appellato, viene a mancare in radice, per la parte, ogni possibilità di riscontrare e denunciare la difformità e risulta, peraltro, impedital al giudice ogni effettiva possibilità di verifica ufficiosa della prescritta conformità, attraverso la diretta comparazione dell’esemplare depositato a quello notificato, dato che la contumacia del resistente o dell’appellato preclude l’acquisizione del secondo esemplare agli atti del giudizio.

– A ciò si aggiunga che, diversamente opinando, la prescritta formalità risulterebbe priva di qualsiasi reale funzione, per cui si deve ineludibilmente ritenere che, in ipotesi di contumacia del resistente (o dell’appellato), la mancata attestazione della conformità del ricorso depositato in Commissione a quello notificato a mezzo posta alla controparte, costituisce, di per sè, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 3, causa d’inammissibilità del ricorso.

– L’accoglimento del primo motivo del ricorso determina l’assorbimento dei restanti: a) del secondo motivo, col quale si deduce violazione di legge (D.Lgs. n. 546 del 1992 , art. 22, commi 2 e 3 e art. 53, comma 2), in ragione della irrituale costituzione in giudizio dell’appellante, che non ha allegato al ricorso le ricevute di spedizione; b) del terzo motivo, col quale si deduce violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 47 bis, comma 7, stante la tardiva costituzione dell’appellante.

– Conclusivamente, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va cassata, con riferimento al primo motivo, assorbiti il secondo e il terzo motivo. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito (ex art. 384 c.p.c., comma 2), con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente.

– L’oscillazione della giurisprudenza giustifica la compensazione delle spese dell’intero processo.

PQM

Accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 20 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2017

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