Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9443 del 09/04/2021

Cassazione civile sez. I, 09/04/2021, (ud. 04/02/2021, dep. 09/04/2021), n.9443

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo M. – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. ANDRONIO Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9874/2019 proposto da:

D.F., domiciliato in Roma, P.zza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’Avvocato Marco Galati, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Prefettura di Catania, in persona del Prefetto pro tempore, e

Questura di Catania, in persona del Questore pro tempore;

– controricorrenti –

avverso l’ordinanza del GIUDICE DI PACE di CATANIA, depositata il

09/01/2019, resa nel procedimento R.G. 10055/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/02/2021 dal Cons. Dott. TRICOMI LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

Con decreto del 15 settembre 2018 il Prefetto di Catania aveva ordinato l’espulsione di D.F., cittadino extracomunitario nato in (OMISSIS).

Il Giudice di pace di Catania, adito dallo straniero, ha respinto l’impugnazione sulla considerazione che questi era privo del permesso di soggiorno, era privo di documento valido per l’espatrio, non aveva fornito garanzie finanziarie da lavoro lecito, non aveva alloggio stabile in Italia; inoltre, pur avendo dichiarato di aver fatto ingresso in Italia per poter lavorare, era stato arrestato svariate volte per reati quali la rapina, lo spaccio di stupefacenti, circostanze ostative al rinnovo del permesso di soggiorno gli che era stato in precedenza concesso (sino al 21/5/2015) per ragioni umanitarie.

D.F. ha proposto ricorso per cassazione con tre mezzi. Gli intimati non hanno svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. Con il primo motivo si denuncia la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4; la violazione dell’art. 112 c.p.c., per mancata corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato; la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame di un fatto decisivo.

La censura denuncia il silenzio del Giudice di pace sulle questioni giuridiche sottoposte al suo esame in relazione alle quali rammenta di avere proposto i seguenti due motivi di impugnazione, riportandone esclusivamente le rubriche: A) Violazione della L. 4 gennaio 1968, n. 15, art. 14. Illegittimità per mancata accertata conformità all’originale degli atti impugnati, inesistenza provvedimento espulsivo per mancata sottoscrizione del Prefetto; B) illegittimità per violazione dell’art. 19 del T.U. Abuso di potere per omessa istruttoria.

Nel motivo, inoltre il ricorrente, sostiene che non era vero che era sprovvisto di permesso di soggiorno, come affermato dal Giudice di pace, poichè – al contrario – era titolare del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. Lamenta che eventuali arresti o denunce non erano state poste a fondamento del decreto di espulsione, tranne quello per occupazione abusiva scattata in occasione del controllo che poi aveva condotto all’espulsione.

1.2. Il motivo è inammissibile perchè generico e non autosufficiente nel riferire del permesso di soggiorno di cui sarebbe in possesso lo straniero e non illustra alcuna della altre ragioni giuridiche che assume siano state proposte in primo grado; inoltre non coglie la ratio decidendi, laddove critica il riferimento ai precedenti penali, che sono stati introdotti solo ad colorandum.

2.1. Con il secondo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b) e la violazione dell’art. 24 Cost., in tema di diritto di difesa.

Il ricorrente riconosce che il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie in suo possesso era oramai scaduto da oltre sessanta giorni, sostiene, tuttavia, che la presentazione spontanea della domanda di rinnovo, oltre questo termine, non consentiva l’espulsione ex art. 13 del T.U.I..

Il ricorrente si duole che il Giudice di pace abbia omesso l’istruttoria, ma non precisa a quale attività istruttoria intenda riferirsi.

2.1. Il motivo è inammissibile perchè propone censure di merito e non deduce nemmeno di avere presentato domanda di rinnovo del permesso di soggiorno scaduto, nè precisa quale fosse la scadenza di detto permesso.

3.1. Con il terzo motivo si denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., perchè il Giudice di pace avrebbe omesso di pronunciarsi sull’esistenza delle ragioni a sostegno del divieto di espulsione ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1.

Il ricorrente sostiene che il Giudice di pace avrebbe dovuto verificare la regolarizzabilità dello straniero e che l’espulsione non poteva essere disposta verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione. Sostiene che il Giudice di pace avrebbe dovuto verificare tutto ciò mediante l’assolvimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 10.

3.2. Anche questo motivo è inammissibile in quanto non assolve all’onere di specificità in merito alla tempestiva deduzione nella fase di merito di quanto prospetta nel ricorso, peraltro in maniera generica.

4. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Non si provvede sulle spese in assenza di attività difensiva degli intimati.

Poichè dagli atti il processo risulta esente dal contributo unificato, non trova applicazione il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

– Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2021

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