Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9441 del 09/04/2021

Cassazione civile sez. I, 09/04/2021, (ud. 04/02/2021, dep. 09/04/2021), n.9441

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo M. – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. ANDRONIO Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7564/2019 proposto da:

Prefettura di Cuneo, in persona del Prefetto pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma Via dei Portoghesi 12 presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

K.W.;

– intimato –

avverso l’ordinanza n. 82/2018 del GIUDICE di PACE di CUNEO,

depositata il 14/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/02/2021 dal Cons. Dott. TRICOMI LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

Con decreto del 25 giugno 2018 il Prefetto di Cuneo aveva ordinato l’espulsione di K.W., cittadino extracomunitario, ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. B), perchè lo straniero, già titolare di un permesso di soggiorno scaduto da più di sessanta giorni, non ne aveva chiesto il rinnovo.

Il Giudice di pace di Cuneo adito, dando atto che nel corso dell’udienza di discussione K.W. aveva manifestato l’intenzione di reiterare la domanda di protezione internazionale, già presentata una prima volta e respinta dal Tribunale di Torino con provvedimento del 19/8/2016, ha ritenuto di accogliere l’impugnazione e di revocare il decreto di espulsione.

In particolare, ha affermato che poteva ritenersi sussistente “al momento, qualche dubbio che, indipendentemente da un primo respingimento della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, ai sensi dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra, possa ancora sussistere, nel caso di specie, una ipotesi di espulsione in violazione del principio di non refoulement”; ha quindi osservato che lo straniero aveva la possibilità di reiterare per una volta la domanda e che non risultavano precedenti penali dirimenti o, per lo meno, significativi.

La Prefettura di Cuneo ha proposto ricorso per cassazione con un motivo. L’intimato non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 13, 14 e 19 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 21, per avere il Giudice di pace privato di efficacia il decreto di espulsione solo in base alla generica volontà, espressa in udienza dallo straniero di ripresentare in futuro l’istanza di protezione internazionale.

Come già affermato da questa Corte, l’espulsione dello straniero che tragga origine dalla presenza irregolare del medesimo nel territorio dello Stato ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b), non può essere disposta se vi è pendenza del procedimento di valutazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, alla data di emissione del decreto di espulsione (Cass. n. 9967 del 05/05/2011), nel qual caso è onere del giudice accertare la veridicità di quanto dedotto ai fini della conseguente applicazione del divieto di espulsione, anche mediante richiesta di informazioni alla p.a. ex art. 213 c.p.c. (Cass. n. 16272 del 20/06/2018).

2. Nel caso di specie è indiscusso, per ammissione dello stesso straniero, che non vi era pendenza di un procedimento di istanza di rinnovo introdotto anteriormente all’emanazione del decreto di espulsione.

Orbene, nè la mera ipotesi di violazione del principio di non refoulement, nè la mera eventualità della proposizione di una domanda di protezione internazionale – bensì esclusivamente la comprovata sussistenza della prima e la effettiva presentazione della seconda prima dell’emissione del decreto espulsivo – possono giustificare l’annullamento del decreto di espulsione (cfr., da uit., Cass. n. 5437 del 27/2/2020): ne consegue che il decreto di espulsione non poteva essere revocato e la decisione appare viziata.

3. Deve quindi cassarsi l’ordinanza con rinvio allo stesso Ufficio in persona di diverso magistrato per nuovo esame della impugnazione, che sia rispettoso dei principi suddetti, e per la statuizione delle spese anche del presente giudizio.

P.Q.M.

– Accoglie il ricorso; cassa l’ordinanza impugnata e rinvia al Giudice di Pace di Cuneo, in persona di altro magistrato, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2021

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