Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9427 del 21/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 21/04/2010, (ud. 24/02/2010, dep. 21/04/2010), n.9427

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 7933-2009 proposto da:

G.F., domiciliato presso la Cancelleria della Corte

di cassazione, rappresentato e difeso dall’avv. MATURO GIUSEPPE per

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

BARSANTI TRASPORTI S.R.L., elettivamente domiciliato in ROMA, via

TARANTO n. 58, presso lo studio dell’avvocato FARSETTI MASSIMO,

rappresentato e difeso dall’avvocato PANTALEO VITO per procura a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 348/2008 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 25/03/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/02/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI MAMMONE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E DIRITTO

G.F. conveniva in giudizio dinanzi al giudice; del lavoro di Pescara Barsanti Trasporti s.r.l. e, premesso di essere stato assunto alle sue dipendenze con mansioni di autista e di essere stato dalla stessa licenziato, impugnava il licenziamento e chiedeva il pagamento di differenze retributive. Contestata dalla convenuta la propria legittimazione passiva, il giudice rigettava la domanda non ritenendo provata l’esistenza del rapporto di lavoro.

Proponeva appello il G. sostenendo che la legittimazione passiva era desumibile dalla circostanza che l’automezzo da lui abitualmente condotto era di proprietà di un dipendente della società Barsanti e non del soggetto terzo indicato da controparte come unico responsabile del servizio.

La Corte di appello di L’Aquila con sentenza pronunziata in data 20.3.08 rigettava l’impugnazione ritenendo non provato il rapporto di lavoro subordinato e il licenziamento, risultando che la materiale attività di trasporto era effettuata da una società cooperativa in forza di un subcontratto con la stessa stipulato da Barsanti Trasporti s.r.l..

Proponeva ricorso il G. deducendo la violazione di numerose norme di legge con dieci sintetici motivi di ricorso.

Con il controricorso Barsanti Trasporti s.r.l., premesso di non aver contezza della data di deposito della sentenza, deduceva l’inammissibilità del ricorso per la carente formulazione dei motivi e dei quesiti e, nel mento, ne chiedeva il rigetto.

Il consigliere relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c. che è stata comunicata al Procuratore generale ed è stata notificata ai difensori costituiti.

Ha depositato memoria il ricorrente.

Il ricorso è inammissibile.

Il ricorso è formulato in maniera non conforme alle disposizioni degli artt. 366 e 366 bis c.p.c. in quanto, a fronte di una fattispecie complessa quale quella sopra indicata, la discussione di ciascun motivo – nonostante la importanza dei. profili di diritto sollevati – si riduce a poche e non sempre comprensibili espressioni che non valgono ad illustrare, neppure nel loro complesso, “il motivo per il quale si chiede la cassazione” (art. 366 c.p.c., n. 4) nella pienezza voluta dalla legge.

Parimenti i quesiti sottoposti al Collegio si riducono all’affermazione di principi ora ovvi (motivi nn. 2-3-4-6-9, ad es.

“vero che il giudice deve decidere in via normale seguendo le norme di diritto”), ora incomprensibili nella loro formulazione (n. 5-8, ad es. “aver prodotto documentazione per concretare l’onere della prova deve limitarsi a quella all’attore favorevole”), ora implicanti un giudizio di fatto (n. 7), ora generici in quanto non direttamente collegabili al decisum della sentenza impugnata (nn. 1-9-10).

E’ noto al riguardo che il principio di diritto che, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., la parte ha l’onere di formulare deve consistere in una chiara sintesi logico-giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, formulata in termini tali per cui dalla risposta – negativa od affermativa – che ad esso si dia, discenda in modo univoco l’accoglimento od il rigetto del gravame. Ne consegue che è inammissibile non solo il ricorso nel quale il suddetto quesito manchi, ma anche quello nel quale sia formulato in modo inconferente rispetto alla illustrazione dei motivi d’impugnazione; ovvero sia formulato in modo implicito, in modo da dovere essere ricavato per via di interpretazione dal giudice; od ancora sia formulato in modo tale da richiedere alla Corte un inammissibile accertamento di fatto; od, infine, sia formulato in modo del tutto generico (Cass. S.u. 28.9.07 n. 20360).

A causa di tale modalità di formulazione il ricorso deve essere considerato inammissibile.

Le spese di giudizio, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida in Euro 30,00 per esborsi ed in Euro 1.500 (millecinquecento) per onorari, oltre spese generali, Iva e Cpa.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 21 aprile 2010

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