Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9422 del 09/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/04/2021, (ud. 24/11/2020, dep. 09/04/2021), n.9422

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina Maria – Presidente –

Dott. SUCCIO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10030/2013 R.G. proposto da:

D. s.r.l. in persona del suo legale rappresentante pro

tempore rappresentata e difesa giusta delega in atti dall’avv.

Carmelo Damiano (PEC avvcarmelodamiano.pec.it) e con domicilio

eletto in Roma presso l’avv. Pina Lombardi in via U. De Carolis n.

70;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Campania n. 101/05/12 depositata il 29/02/2012, non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

24/11/2020 dal Consigliere Roberto Succio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza impugnata la CTR della Campania ha accolto parzialmente l’appello dell’Agenzia delle Entrate e quindi in parziale riforma della pronuncia di primo grado, in concreto rideterminando i maggiori ricavi in Euro 72.448.000;

– ricorre a questa Corte la società contribuente con atto affidato a quattro motivi; l’Amministrazione Finanziaria resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– il primo motivo di ricorso denuncia la violazione degli artt. 156,157,160 e 330 c.p.c., per avere la CTR erroneamente non ritenuto viziata e non sanata la notifica dell’atto di appello dell’Ufficio, notificato presso la società e non presso il difensore costituito in giudizio;

– il motivo è infondato;

– infatti, dall’esame dell’allegato n. 4 al ricorso introduttivo (richiamato in ricorso dal contribuente stesso) si evince l’esatto contrario di quanto dedotto: l’atto in parola risulta regolarmente notificato alla società D. s.r.l. in persona del suo legale rappresentante D.M. proprio presso l’avv. Luigi Sorrentino in S. Marino Vallecaudina (AV), in via Cesinola n. 16, perdipiù a mani del legale rappresentante della società;

– il secondo motivo di ricorso denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere la sentenza impugnata – senza che ve ne fosse richiesta rideterminato la pretesa, mentre l’istanza dell’Ufficio appellante era diretta a ottenere l’annullamento della sentenza impugnata;

– il motivo è all’evidenza infondato;

– anche di recente (in ultimo Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 18777 del 10/09/2020; in precedenza Cass. Sez. 5, Sentenza n. 13294 del 28/06/2016; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 24611 del 19/11/2014; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 6918 del 20/03/2013) questa Corte ha ribadito come il processo tributario sia annoverabile tra quelli di “impugnazione-merito”, in quanto diretto ad una decisione sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente sia dell’accertamento dell’Ufficio; ne deriva che il giudice tributario, ove ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi non formali, ma di carattere sostanziale, non può limitarsi al suo annullamento, ma deve esaminare nel merito la pretesa di maggiori tributi e ricondurla alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte, restando, peraltro, esclusa dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 35, comma 3, ultimo periodo, unicamente la pronuncia di sentenze non definitive o limitate solo ad alcune domande;

– il terzo motivo di ricorso si incentra sulla violazione e falsa applicazione delle norme di diritto D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. c), per avere la CTR rideterminato la pretesa tributaria dell’Ufficio “esaminando superficialmente” la percentuale di ricarico del 25% applicata dall’Ufficio;

– il motivo è inammissibile;

– esso invero non coglie la ratio decidendi della CTR, che giustappunto esaminando quella percentuale l’ha ritenuta non del tutto congrua;

– infine, il quarto motivo di ricorso censura la gravata sentenza per omessa o insufficiente motivazione circa un fatto decisivo e controverso di causa (violazione della L. n. 146 del 1998, art. 10, comma 4-bis) per avere la CTR omesso di dare rilievo all’avvenuto adeguamento della società contribuente alle risultanze degli studi di settore;

– il motivo è inammissibile;

– invero, lo stesso propone una censura che non risulta proposta nei gradi di merito, come si evince dalla lettura della sentenza impugnata, nè parte ricorrente trascrive in ricorso (come dovevasi ai fini del rispetto del principio della c.d. “autosufficienza” dei motivi di ricorso per cassazione) gli atti dei giudizi di primo e secondo grado nei quali l’eccezione era stata proposta; ne deriva che la censura qui riproposta nel motivo in esame risulta nuova e quindi inammissibile;

– conclusivamente, il ricorso va rigettato;

– la soccombenza regola le spese;

– sussistono i requisiti processuali previsti per il c.d. “raddoppio” del contributo unificato per atti giudiziari.

PQM

rigetta il ricorso; liquida le spese in Euro 4.100 oltre a spese prenotate a debito che pone a carico di parte soccombente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2021

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